Il gran muftì: “Isis da combattere, ma solo se ammazza islamici”

muftiIl gran mufti, sceicco Abdel Aziz al-Cheikh, massima autorità religiosa in Arabia Saudita, ha chiamato i musulmani a combattere l’Isis, definendolo il «nemico numero uno dell’islam». Una buona notizia? Tutt’altro. Ed i fatti sconfessano chiunque si fosse già illuso d’aver finalmente trovato il volto moderato del mondo musulmano. Il sedicente “Stato islamico”, infatti, a detta dell’influente guida spirituale, sarebbe sì «aggressivo ed oppressivo», tale da incarnare «il male» e provocare «danni», ma solo quando «combatte altri musulmani». Se si “limitasse” ad ammazzare Cristiani e yazidi, sterminare gli “infedeli” e violentarne le donne in nome di Maometto, insomma, ciò non rappresenterebbe assolutamente un problema.

Del resto, già nel marzo del 2012 lo stesso gran muftì invocò la distruzione di tutte le chiese della Penisola arabica, come ricordato dall’Observatoire de l’islamisation. Ma, di questo, i grandi media si dimenticano volentieri: compreso il quotidiano Le Figaro, che pure ha pubblicato la “sentenza” di al-Cheikh, senza tuttavia offrirne le esatte coordinate, entro cui inquadrare il personaggio. Il cui timore è unicamente quello che altri possano invadere le sue terre e far sgorgare il sangue della sua gente: tutto qui, una sorta di “concorrenza” tra jihadisti.

In realtà, il Fronte islamico, sostenuto dall’Arabia Saudita contro l’Isis ed al Qaeda, non ne è affatto più moderato. Unisce oltre 50 mila combattenti. Il suo leader è Zahran Allush: figlio di Mohammad – predicatore siriano ultraintegralista, esiliato in Arabia Saudita-, promuove la medesima retorica settaria dei terroristi che combatte. Per questo, occorre grande prudenza e non lasciarsi andare a sin troppo facili, ma ingiustificati e pericolosi entusiasmi…

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