Il governo cinese minaccia Monsignor Ma Daqin

In Cina esiste un Consiglio dei vescovi, riconosciuto dal regime ma non dalla Santa Sede. Ne fanno parte anche diversi vescovi scomunicati. Inoltre, l’Associazione Patriottica voluta da Mao nel 1958, e definitia da Benedetto XVI “inconciliabile con la dottrina cattolica”, ha il pieno controllo sulla Chiesa.
Monsignor Ma (vescovo ausiliario di Shangai) ha presentato le dimissioni dall’Associazione, ma la reazione è stata quasi immediata.
Già agli arresti domiciliari, ora rischia di perdere anche il titolo di vescovo.

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11 dicembre 2012
Cina, il governo a Ma Daqin: “Ti strapperemo il titolo di vescovo”
Dopo l’uscita del presule dall’Associazione Patriottica, arriva la ritorsione del governo contro il vescovo ausiliare di Shangai già agli arresti domiciliari

Il coraggioso vescovo ausiliare di Shanghai, ordinato il 7 luglio scorso, rischia di essere esautorato e oltre alla libertà – si trova da mesi agli arresti domiciliari – perderebbe anche il titolo di vescovo “coadiutore” della metropoli. Secondo fonti ecclesiali citate da Ucanews.com, la sua nomina è stata revocata dal Consiglio dei vescovi cattolici cinesi. Fonti di AsiaNews nella diocesi confermerebbero questa decisione dei vescovi verso monsignor Ma Daquin, anche se non vi è ancora alcun documento scritto.

La violenta mossa contro monsignor Ma era attesa da tanto tempo. Il giorno della sua ordinazione episcopale monsignor Ma ha sfidato la politica religiosa che grava da oltre 60 anni sulla Chiesa, presentando le dimissioni da membro dell’Associazione patriottica – l’organismo di controllo della Chiesa – e ha rifiutato di condividere il calice della comunione con un vescovo scomunicato dalla Santa Sede.

Per il suo gesto è stato applaudito a lungo dai fedeli ed è divenuto un esempio di coraggio per molti sacerdoti e vescovi della Cina. Il timore del governo cinese è che si moltiplichino gesti di rifiuto dell’Associazione patriottica, che renderebbe inutili tutte le strutture di controllo del Partito e subito dopo l’ordinazione. Intantoa Ma Daquin, agli arresti domiciliari presso il seminario diocesano, vicino al santuario della Madonna di Sheshan, gli è stato proibito di portare zucchetto, anello, croce pettorale, tutti i segni del suo episcopato e da poco tempo anche di concelebrare la messa con altri sacerdoti. Anche seminaristi e suore che avevano aiutato il vescovo nel suo gesto, sono stati puniti.

L’Associazione patriottica, voluta da Mao Zedong dal 1958, ha fra i suoi ideali quello di far nascere una Chiesa indipendente dalla Santa Sede, dove i vescovi sono nominati ed eletti in modo autonomo. Nella sua Lettera ai cattolici cinesi, Benedetto XVI la bolla come un elemento “inconciliabile con la dottrina cattolica”.

Il Consiglio dei vescovi, che sarebbe stato apparentemente responsabile della rimozione di mons. Ma, non è riconosciuto dalla Santa Sede perché di esso fanno parte solo i vescovi riconosciuti dal regime e nessun vescovo non ufficiale (sotterraneo). In più, nel Consiglio vi sarebbero adesso anche diversi vescovi scomunicati.
A poche settimane dalla conclusione del Congresso del Partito comunista cinese, le speranze di una svolta riformista con l’avvio di una maggiore libertà religiosa segnano il passo.

Redazione

Fonte: Vatican Insider


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