Il giornale dei Vescovi francesi vuol ‘sdoganare’ la massoneria

massoneriaLa Dichiarazione emessa il 26 novembre 1983 dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, con specifica approvazione di Giovanni Paolo II, è molto chiara e ribadisce la condanna e la diffida relative all’appartenenza alla massoneria, i cui «principi sono stati sempre considerati inconciliabili con la Dottrina della Chiesa, perciò l’iscrizione ad essa rimane proibita. I fedeli, che appartengono alle associazioni massoniche, sono in stato di peccato grave e non possono accedere alla Santa Comunione».

Eppure ai «cattolici adulti» tutto questo comincia ad andare davvero stretto. E non si fanno più troppi scrupoli nel dirlo apertamente. Così, ad esempio, il quotidiano La Croix, giornale della Conferenza episcopale francese, nell’edizione dello scorso 25 gennaio s’è rammaricato nel constatare come tanta severità colpisca «esclusivamente» e «dolorosamente» solo «i massoni, che si dichiarino di fede cattolica».

Secondo tale testata, “sentenze” di questo tipo sarebbero state non giustificate, ma quanto meno «comprensibili» un tempo, quando le logge si mostravano dichiaratamente ostili alla Chiesa. Non oggi. Ed ecco La Croix sfoderare ancora una volta l’arma ormai spuntata del dialogo ad oltranza: «In un contesto come l’attuale – scrive – non vi sarebbero più benefici nel dialogo che nella condanna?», appellandosi naturalmente all’onnicomprensivo «Giubileo della Misericordia», per cercare di sdoganare anche i “grembiulini” in un embrassons-nous collettivo: «In occasione di quest’Anno di Misericordia – si legge – perché non eliminare definitivamente quest’accusa di ‘peccato grave’?», contenuta nella Dichiarazione del 1983, si chiede il quotidiano dei Vescovi francesi.

La risposta, in realtà, è semplice. Non la si può eliminare, in quanto la massoneria non è mai cambiata, né ha mai fatto nulla per cambiare, mantenendo la destrutturazione della società organica e naturale quale proprio obiettivo e sostenendo per questo apertamente prassi dal punto di vista etico e sociale assolutamente incompatibili, anzi dichiaratamente in contrasto con la fede cattolica, quali divorzio, aborto, omosessualità, Lgbt e quant’altro.

E’ vero che certe “aperture” da parte dei settori progressisti della Chiesa hanno di fatto ridotto le distanze (quando non annullato, in un abbraccio mortale) rispetto al “libero pensiero” delle logge. Ma è altresì vero che ha valore eterno la condanna espressa in merito da Clemente XII, il quale nella Bolla dogmatica «In eminenti» del 28 aprile 1738 non lasciò spazio a dubbi: «Motu proprio, con sicura scienza, matura deliberazione e con la pienezza della Nostra Apostolica potestà – ha scritto –, decretiamo doversi condannare e proibire, come con la presente Nostra Costituzione, da valere in perpetuo, condanniamo e proibiamo le predette Società, Unioni, Riunioni, Adunanze, Aggregazioni o Conventicole dei Liberi Muratori o des Francs Maçons. Pertanto, severamente, ed in virtù di santa obbedienza, comandiamo a tutti che nessuno ardisca o presuma sotto qualunque pretesto o apparenza di istituire, propagare o favorire le predette Società dei Liberi Muratori, di ospitarle o nasconderle nelle proprie case o altrove; di iscriversi ed aggregarsi ad esse; di procurare loro mezzi, facoltà o possibilità di convocarsi in qualche luogo; di somministrare loro qualche cosa od anche di prestare in qualunque modo consiglio, aiuto o favore, palesemente o in segreto, direttamente o indirettamente, in proprio o per altri, nonché di esortare, indurre, provocare o persuadere altri ad iscriversi o ad intervenire a simili Società, sotto pena di scomunica per tutti i contravventori, da incorrersi ipso facto e senza alcuna dichiarazione, dalla quale nessuno possa essere assolto, se non in punto di morte, da altri all’infuori del Romano Pontefice pro tempore».

Sarebbe bene che anche il giornale dei Vescovi francesi ne tenesse conto. E, magari, si leggesse tale Bolla… (fonte: Corrispondenza Romana)

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