Il G-6: “I terroristi della jihad tra gli sbarchi clandestini”

DiazTutti lo pensano. Tutti lo sanno. Ma pochi lo dicono. Perché non sarebbe politicamente corretto. Perché rimetterebbe in discussione l’operazione “Mare Nostrum”. Perché renderebbe ancor più evidente l’inquietante latitanza fin qui seguita dall’Unione Europea in materia. Questa volta, invece, la conferma è autorevole e viene direttamente dai ministri dell’Interno del G-6 (ovvero Italia, Spagna, Francia, Polonia, Germania e Regno Unito), che hanno lanciato l’allarme: tra gli immigrati si nascondono gli jihadisti. Sui cosiddetti “barconi della speranza” si celano le “truppe dell’orrore”. Ed ora si chiede a gran voce che l’Europarlamento approvi una direttiva, che istituisca un registro degli sbarchi. Contro ogni retorica, quella retorica tanto cara alla Sinistra radical-chic, salottiera o antagonista che sia.

La conferma è giunta al quotidiano Abc dal ministro dell’Interno spagnolo, Jorge Fernández Díaz, vistosi con la stampa a Parigi subito dopo aver incontrato il nuovo Commissario europeo per l’Immigrazione, gli Interni e la Cittadinanza, il greco Dimitris Avramopoulos: «Dobbiamo dirlo chiaramente, poiché è evidente: nell’ondata di clandestini», che cercano l’approdo in Europa, «si celano i terroristi islamici», ha esordito. Terroristi pronti a reclutare nuovi adepti tra gli occidentali. Pronti a rastrellare fondi per le loro guerre. Pronti a compiere nuovi attentati. Di quell’incontro la stampa italiana ha parlato ben poco a fronte della quantità di importanti decisioni assunte. Dando oltre tutto un taglio all’informazione decisamente di parte: insistendo molto sul fatto che si voglia aprire la «Fortezza Europa» all’«immigrazione legale», senza però spiegare minimamente cosa si intenda fare con quella illegale.

Díaz ha invece ricordato come le Nazioni Unite stiano facendo appello a tutti gli Stati membri, affinché, «contro la minaccia rappresentata dai miliziani della jihad, unitisi all’autoproclamato Stato islamico o Isis e poi tornati in patria, è necessario estendere rigorosi controlli alle frontiere, nei porti e negli aeroporti. Si tratta di un problema ulteriore, ma reale e concreto e noi, in quanto ministri dell’Interno, non possiamo ignorarlo». Il Guardasigilli spagnolo ha quindi elogiato la cooperazione già in essere tra le Polizie iberica e marocchina, che ha consentito lo smantellamento di diverse cellule terroristiche su entrambe le frontiere. Contemporaneamente ha fatto appello al senso di responsabilità ed alla comprensione di tutti, perché la battaglia è comune.

Per questo il G-6, riunitosi giovedì scorso, ha concordato un pacchetto di iniziative, tese a far pressioni sul Parlamento Europeo, affinché sostenga e porti avanti il testo della direttiva, già elaborata, per l’istituzione di un «Registro dei nomi dei passeggeri», in attesa di approvazione. Secondo Díaz sarebbe uno strumento «imprescindibile» per avere i dati di coloro che sbarcano e poter così garantire la sicurezza dei cittadini contro i «lupi solitari» ovvero i kamikaze infiltrati tra gli immigrati irregolari. Ciò su cui ancora l’Europa si arrovella è trovare un punto di equilibrio tra il diritto alla privacy ed il conseguimento delle informazioni necessarie ovvero «tra libertà e sicurezza», ma, di fronte a situazioni di emergenza quale l’attuale, va da sé come vi sia poco da filosofare e molto invece da fare, evitando di perdersi in acrobazie lessicali e bizantinismi giuridici. Non è, insomma, tempo da galateo (nella foto, l’incontro del G-6 col ministro Díaz in primo piano).

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