Il futuro secondo Casaleggio: le religioni dovranno sparire

GaiaTutti i conflitti razziali, ideologici, religiosi e territoriali appartengono al passato. Ogni uomo è un cittadino del mondo, soggetto alle stesse leggi.
Cina, Russia e Medio Oriente saranno una dittatura orwelliana e l’accesso ad internet sarà sotto controllo.
Inizio della Terza Guerra Mondiale nel 2020 e durerà 20 anni.
Distruzione di tutti i simboli dell’occidente: Piazza San Pietro, Notre Dame, Sagrada Familia.
2051: un referendum mondiale è tenuto in rete per abolire la pena di morte.
2054: prima elezione mondiale in rete per un governo mondiale chiamato Gaia.
Giornali e televisioni spariscono. Resta solo internet.
Ogni uomo può diventare presidente e controllare le azioni del governo attraverso la rete.
In Gaia partiti politici, ideologie, religioni spariscono.
L’uomo è il solo proprietario del suo destino.
La conoscenza collettiva è la nuova politica.

Non è un romanzo cyberpunk, ma il prodotto mentale di uno che ha letto i libri di fantascienza di Gibson-Sterling prendendoli per veri. O che forse ha John Titor come vicino di casa e ha imparato ad usare il frigorifero come macchina del tempo.

No, non è uno scherzo. Questa è l’idea di futuro di Gianroberto Casaleggio, ideologo del Movimento 5 Stelle, in un filmato che gira sul web già da diverso tempo. Un pasticcio di idee di cui si vedono in filigrana le fonti da videogioco giapponese, ma che hanno la pretesa di diventare cultura ufficiale e condivisa. E chissà in quanti le han prese come possibili, auspicabile e vere.

Molte cose non si capiscono di questo messaggio, a partire dal fatto che non si sa se è una profezia, una rivelazione, un programma politico o un delirio adolescenziale. Senza voler nemmeno entrare nel merito se sia un progetto fattibile o meno, quello che emerge è soprattutto una dichiarazione di intenti contro le ideologie (ma quella di Casaleggio non è essa stessa un’ideologia?) e la religione in particolare.

Peccato che entrambe, anche nel loro senso più ampio, laico e antropologico, siano strutturali nell’uomo. Se per migliaia di anni sono esistite a fianco, dentro la civiltà umana, non è pensabile che solo volendolo, o perché lo vuole Casaleggio, ideologie e religioni possano sparire. Così, con uno schiocco di dita. Anche perché difficilmente una religione si può abolire, essendo connaturata con la spiritualità umana. Si può solo, al limite, sostituire con qualcos’altro. Dovremo allora sostituirla con la fede nel web?

Attenzione, però, anche al linguaggio menzognero. Ad un certo punto ci vien detto che Russia, Cina e Medio Oriente costituiranno a breve un una “dittatura orwelliana” in cui “l’accesso ad internet sarà sotto controllo”.
Orwell fa subito pensare al politicamente corretto e dà quel tocco di intelligenza che serve per “alzare il discorso”. Ma non è già adesso internet un enorme Grande Fratello in cui tutti noi siamo profilati e controllati per motivi che vanno dalla politica alla pubblicità? Saranno forse un partito e i suoi accoliti ad assicurare un utilizzo sano della rete su scala globale? Mi si perdoni il dubbio, però così sento puzza d’imbroglio.
Oltretutto mi si vuole convincere che tutte le discriminazioni non esisteranno più perché ci sarà internet. Il web sarà garante di una democrazia perfetta. Ah sì? E cosa succederà a chi non è connesso (per volontà, per impossibilità)? Sarà fuori dalla società?
Che strano modo di concepire le uguaglianze.

Il ricorso finale alla conoscenza collettiva non fa che confermare il dubbio che ci sia qualcosa che non va in questo discorso. Il senso, nemmeno troppo velato, è quello di appianare il più possibile le differenze fra gli uomini, livellando tutto ad un unico enorme progetto umano. Da un lato finge di tollerare le diversità, ma dall’altro le cancella rendendo tutti mentalmente identici. È lo standard quello che si vuole raggiungere.
Si tenga ad esempio conto delle riflessioni di Chomsky-Herman in
La fabbrica di consenso, dove si sottolinea che il compito di una cattiva politica è quello di creare un unico consumatore (di cose, di idee, di valori), livellato, prevedibile, che abbia sempre lo stesso desiderio anche se crede nella propria unicità.
No, no. Io preferisco avere la mia conoscenza individuale da mettere a confronto con altrettante conoscenze individuali. Non voglio una conoscenza collettiva che odora di brainwashing.

Probabilmente fra tante idee confuse e con il miraggio della democrazia perfetta, si sta delineando uno degli scenari più goffi e oscurantisti che il secolo precedente ha avuto il dispiacere di mostrare.
Gaia non è un’utopia, è un film di Romero pieno di zombie.

Davide Greco

Donazione Corrispondenza romana