“Il fallimento della destra politica”

(di Massimo Viglione) Nella drammatica e precipitosa situazione politica ed economico-sociale della società europea degli ultimi mesi, gli ultimi giorni stanno segnando una svolta epocale, che occorre comprendere bene. La vittoria di Hollande in Francia, l’affermazione dell’estrema sinistra in Grecia, la batosta del PdL e della Lega in Italia, il declino lento e graduale della Merkel in Germania, e perfino la già pericolante situazione di Cameron in Gran Bretagna, non possono non far intuire il fatto che la crisi economica, mostro pilotato da forze esterne e interne che non rispondono alle logiche della democrazia rappresentativa, sta iniziando ad andare verso le mete prefissate da queste forze.

La sinistra sta trionfando ovunque nell’Europa occidentale (unica eccezione: l’Ungheria, che infatti costituisce il nuovo nemico del fronte europeista e mondialista), e, se le cose non cambiano, i prossimi anni segneranno una svolta decisiva nel processo di disintegrazione di ciò che rimane di quella che un tempo fu la civiltà cristiana, perché, come è ben noto, a differenza delle destre, la sinistra conquista il potere per ragioni economiche ma poi agisce soprattutto e anzitutto politicamente e nell’ambito della sovversione morale della società.

Le cause delle vittorie della sinistra non risiedono in un merito particolare della sinistra stessa, anzi, tutt’altro: questa vince chiaramente suo malgrado, in quanto nulla ha da proporre di decisivo sul piano economico. Risiedono invece nel fallimento politico della destra, un fallimento dovuto non tanto all’incapacità di gestire la crisi economica (nessuno ne è capace proprio perché è una crisi artificialmente procurata da poteri oscuri e incontrollabili), quanto all’essersi letteralmente “venduta” a tale politica di totale impoverimento generale e massacro sociale e umano cui stiamo ogni giorno assistendo.

Il ragionamento è facile da capire, e infatti veri analisti anche di centro-destra lo hanno evidenziato in questi giorni nei giornali (con qualche “mea culpa” molto ritardatario): per quale seria ragione l’italiano infuriato (cioè, in pratica, tutti gli italiani o quasi) ma pure intelligente e ancora capace di libertà intellettiva ed emotiva, dovrebbe votare un centro-destra che è il primo complice della politica che sta distruggendo – anche fisicamente tramite l’orda indegna di suicidi sacrificati al Moloch tecnocratico – gli italiani?

Molti si sono chiesti, nelle scorse settimane, come fosse possibile che nelle dichiarazioni quotidiane dei leader di punta del centro-destra, l’unica vera preoccupazione che appariva era quella di ribadire la “fedeltà al governo Monti”, quasi si trattasse di un giuramento di fedeltà ai valori della costituzione democratica repubblicana; quasi si trattasse dell’unico vero interesse degli italiani; quasi si trattasse di una prova di democrazia “matura”, quando invece è evidente a tutti l’antidemocraticità del procedimento seguito per il “piazzamento” di questo governo alla guida della Repubblica.

In queste ore, sembra che finalmente nel centro-destra qualcuno cominci a capire che non è più possibile continuare a vivere come fuori dal mondo e non accorgersi che agli italiani, schiacciati da un crisi tanto innaturale quanto massacrante socialmente e umanamente, non gliene può importare più nulla dei loro retropensieri di carriera personale, dei ricatti tramite cui è condizionato Berlusconi, dei loro squallidi piani pseudopolitici di costituzione di partiti fantasma, della loro necessità, per sopravvivere politicamente, di facilitare la sistemazione al Quirinale di qualcuno che muove le fila per i suoi scopi e al servizio dei suddetti poteri oscuri.

Se la destra italiana non riuscirà a intercettare il vero sentimento di rivolta umana ancor prima che politica degli italiani, uscirà distrutta, e finiremo realmente nelle mani dei Grillo e dei Vendola, e anche di vecchie cariatidi impresentabili della Prima Repubblica come Leoluca Orlando a Palermo, segno evidentissimo del disgusto degli elettori per gli attuali politici della Seconda Repubblica.

Lo stesso dicasi per la Francia: Sarkozy ha dichiarato che la sua sconfitta è colpa della Merkel. No, è colpa sua, che si è reso prono alla Germania e soprattutto all’Europa dei tecnocrati. Il trionfo di una certa sinistra apparentemente anti-tecnocratica e anti-capitalista da un lato, e quello, ben più significativo, di Marine Le Pen dall’altro, sono la riprova del fatto che i francesi, più lucidamente di noi italiani, hanno compreso (purtroppo sbagliando la soluzione) chi è il vero nemico delle loro vite e della Francia stessa.

Ugualmente in Grecia: estrema sinistra ed estrema destra trionfano, e questo significa con ogni evidenza che i greci non tollerano più di essere schiavi sì della Germania, ma soprattutto della tecnocrazia europea che sta uccidendo il loro futuro. In una cittadina della Grecia da mesi ormai non si usa più l’euro, ma è in corso una moneta locale accettata anche dalle istituzioni locali, e questo la dice lunga sul futuro di quel Paese.

Se la destra si piega alla “rivoluzione tecnocratica” della finanza mondiale, perde il consenso dei popoli, che oggi, privi delle antiche ideologie, non credono più a nessuno (la cd. “anti-politica”, che spesso è solo la vera politica, cioè la capacità interagire nella società da uomini liberi e intelligenti), e, purtroppo, in parte consistente, si affidano ad avventurieri trascinatori di sentimenti collettivi (Grillo), sulla scia – sempre di moda nei momenti di grande crisi sociale – dei Marat, dei Danton, dei Desmoulins, ecc. del 1789 a Parigi.

Si avvicina allora la ghigliottina? Non è da escluderlo in linea di principio: quando si inizia ad arrivare a un suicidio al giorno, e l’unica reale preoccupazione dei politici è quella di ripetere il mantra della loro fedeltà al governo Monti, allora vuol dire che si è perduto realmente il contatto con la realtà, come lo avevano perduto i maggiorenti della società francese alla fine del Settecento.

E, proprio come allora, anche l’alto clero francese, sovente vendutosi ai bagliori del potere terreno, si rese complice di tale accecamento collettivo e quindi della Rivoluzione stessa, così anche oggi – duole dirlo ma è impossibile evitarlo – sembra stia avvenendo lo stesso: perfino chi dovrebbe essere preoccupato solo della difesa della fede, della morale e della vita onesta e laboriosa dei cittadini si è fatto scalino della salita delle forze oscure al governo dell’Italia, forze non volute, non richieste e non votate da nessuno, responsabili del più grande processo di depauperizzazione collettiva mai avvenuto nella nostra storia.

Ma la ghigliottina è la vittoria delle forze della sovversione. Solo una destra realmente alternativa a tutta questa follia, realmente ancorata ai principi e ai valori della tradizione cristiana occidentale, può salvarci da un disastro generale ogni giorno più in agguato. Se i politici del centro-destra anziché preoccuparsi di giurare ogni giorno fedeltà al nuovo padrone e ai suoi fedeli in parlamento si preoccupassero invece dei reali e insostenibili problemi degli italiani e di guidarli alla luce dell’insegnamento della dottrina sociale della Chiesa e della più alta tradizione politica europea, allora otterrebbero un consenso democratico imponente, fermerebbero sia i poteri oscuri della tecnocrazia mondiale quanto l’avanzata delle sinistre e dei vari “Grillo” anticipatori di rivoluzioni sovvertitrici dell’ordine politico, economico e sociale.

Lo faranno i nostri politici di destra? Superfluo dire che v’è da essere molto più che scettici a riguardo… E allora, forse, sta proprio giungendo l’ora di far scendere in campo nuove forze umane, in nulla dipendenti dai poteri della rovina dell’Italia e dell’Europa, puliti dentro e fuori in ogni senso, carichi di volontà di restaurare l’ordine religioso, morale, politico e sociale della civiltà cristiana, per far nascere una Politica degna del Paese ove risiede la Chiesa Cattolica ed erede della più grande civiltà che la storia abbia mai prodotto. (Massimo Viglione)

 

 

 

 

Donazione Corrispondenza romana