Il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi

diavolo-renzi(di Danilo Quinto) Sarà pure una questione «veramente noiosa», come l’ha definita il Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, ma la notizia c’è: in base ai dati diffusi dalla Banca d’Italia, il debito pubblico nel mese di aprile è aumentato di 10 miliardi di euro. Adesso sfiora i 2.200 miliardi. Le rassicurazioni date da Padoan sono “parole al vento”, considerati tutti gli indicatori economici negativi, che delineano una fotografia drammatica della situazione del Paese.

All’inizio dell’anno, il network americano Bloomberg, ha calcolato che durante il Governo di Matteo Renzi il debito pubblico è salito con un ritmo che non si registrava dal 1994: +141,20 euro pro capite ogni mese, con un totale di circa 36mila euro per ogni italiano. L’aumento costante del debito pubblico – determinato dall’incapacità di proporre ed attuare riforme di carattere strutturale, prime fra tutte quella sulla pubblica amministrazione e sull’amministrazione della giustizia ‒ si traduce nell’impoverimento della società nel suo complesso.

È questo il contesto – inquinato da logiche che non appartengono alla sovranità dell’Italia, ma rispondono ai dettati della Banca Centrale Europea e dei potentati di Bruxelles – che consente di valutare i risultati dell’ultima prova elettorale. Renzi stesso ha ammesso che per il Partito Democratico le cose non sono andate affatto bene. In realtà sono state un disastro, come testimoniano non solo i casi della Liguria e di Venezia, ma simbolicamente ed in maniera molto forte, la sconfitta in tutti e tre i ballottaggi che si sono svolti in Toscana: ad Arezzo, Viareggio e Pietrasanta, roccaforti del Partito Democratico.

Le diatribe interne hanno avuto un peso, ma la vera questione politica che deve affrontare “Matteo piglia tutto” è quella della sua credibilità, del suo consenso, soprattutto personale, che in questa fase appare assai debole. Il tempo delle “promesse” è terminato da un bel pezzo e le “gatte da pelare” cominciano essere troppe. A cominciare proprio da quella legge elettorale – l’Italicum – sulla quale Renzi si è strenuamente impegnato e che avuto il suo banco di prova nei ballottaggi delle elezioni comunali, dove si è constatato che al secondo turno (previsto anche dalla riforma attuata per le elezioni politiche), tutti si coalizzano contro di lui. Come a dire: “il diavolo fa le pentole, ma non fa i coperchi”.

A questa “sorpresa”, si aggiungono le scelte fatte o quelle che si andranno a compiere nelle prossime settimane su questioni spinose: la vicenda di Roma – per la quale perfino il Pontefice, in modo inedito, chiede una “rigenerazione morale” – e la richiesta di arresto presentata dalla magistratura per il senatore del Nuovo Centro Destra, Antonio Azzolini, in relazione all’inchiesta sulla gestione dell’Istituto della Divina Provvidenza di Bisceglie.

Nel primo caso, si è già scelto di commissariare l’evento Giubileo e di sottrarlo al governo di un Sindaco che in questi anni si è occupato delle isole pedonali o dei matrimoni tra omosessuali piuttosto che dei legami (presunti) tra esponenti della sua amministrazione e “Mafia Capitale”. Nel secondo, è stato annunciato il voto favorevole del PD alla richiesta di arresto. Ci sarà da comprendere – se questo avverrà – quale sarà l’atteggiamento di Alfano: subirà, com’è avvenuto nel caso di Lupi, o proverà a balbettare un suo dissenso?

Il caos dalle parti di Palazzo Chigi è evidente. Chissà che Renzi non voglia tentare di sgombrare queste nubi utilizzando l’“arma” del consenso: non quello elettorale – le elezioni, in questo momento, non le vuole nessuno e tanto meno lui – ma quello di “popolo”. Le unioni civili tra persone dello stesso sesso, l’eutanasia e le altre leggi sui cosiddetti diritti civili sono riforme a “costo zero”, un’occasione d’oro, che il popolo scristianizzato di questo Paese attende con fervore. (Danilo Quinto)

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