Il Demonio: Colui che divide

Era un sacerdote che non credeva al potere del demonio. Poi un’esperienza scioccante. Oggi è esorcista ufficiale della diocesi di Verona. Conosciamo don Gino Oliosi Monsignor Gino Oliosi: un sacerdote avanti con gli anni, dal quale emanano un equilibrio e una pace che si colgono subito, appena lo contatti. Due qualità importanti che, però, sulle prime possono sembrare opposte al ruolo che egli svolge per incarico del vescovo di Verona: quello di esorcista. Una persona, cioè, che ha a che fare con quel mondo oscuro, perverso, delle manifestazioni diaboliche ne, diciamo la verità, ci si creda o meno, ti paura a tutti.


Perché, se è vero che possiamo anche scherzare sulla esistenza del Maligno fino quando resta più o meno celato, è ben più difficile ignorarlo quando si manifesta in quelle forme eclatanti che sono la vessazione, l’infestazione, l’ossessione o, addirittura, la possessione. Ciò che mi incuriosisce è la sua esperienza di prima mano in un campo, come quello del demoniaco, oggi messo in discussione da tanti anche all’interno della Chiesa. Voglio capire e sentire che cosa ha da dire al proposito a noi tutti, ma anche a tanti suoi fratelli nel sacerdozio che, in questo anno sacerdotale, sono stati chiamati a riflettere in modo particolare sul loro ruolo e a riscoprire con pienezza la loro identità.

Quando gli chiedo come si sia avvicinato a questo mondo, mi racconta che egli stesso ha percorso un cammino di presa di coscienza progressiva del problema. Al proposito, ha bene impressa nella memoria la prima tappa. Giovane sacerdote, studioso di teologia nei fermenti del Concilio, nel 1964 era stato chiamato a reggere uno dei più venerati e noti santuari della diocesi di Verona, quello della Madonna della Corona, incastonato, a strapiombo, nelle rocce del monte Baldo. Era questo un ruolo che comprendeva in contemporanea, per tradizione, anche quello di esorcista. Ma poiché egli aveva rifiutato quest’ultimo, il vescovo aveva assegnato il ruolo ad un altro sacerdote che esercitava, quando era necessario, in una cappellina costruita appositamente all’esterno del santuario. Qui, un giorno, per sottoporsi al rito, era giunto un giovane, inviato dal famoso psichiatra prof. Trabucchi. Il tutto era iniziato alle nove e mezzo, ma poiché alle undici ancora non era finito, don Gino aveva preso la strada della cappellina per curiosare come andasse. Ricorda bene come, camminando, dentro di sé se la prendesse con quelle “manie” di credere ancora che il demonio compisse cose di quel genere. Ma ricorda altrettanto bene quale sia stata la sua sorpresa quando, appena messo piede in cappellina, il cosiddetto indemoniato – che non lo poteva vedere perché dava la schiena all’ingresso – con voce alta e rauca aveva iniziato a gridare: «Quel prete che entra vuole sapere se io esisto o no!». È facile immaginare quale shock gli abbiano provocato quelle parole che avevano letto nel suo pensiero. Un tarlo che non lo avrebbe più abbandonato, una spinta ad approfondire negli anni, fino alla chiamata ufficiale, nel 2001 a sessantotto anni, da parte del vescovo, prima in cattedrale, ed ora nel Santuario della Madonna di Dossobuono.
È un ministero, mi dice don Gino, che va esercitato in seno alla Chiesa e con molta prudenza. In collaborazione, poi, con medici esperti della psiche umana per operare un discernimento corretto e non scambiare per possessione disturbi di altro genere. Ma anche con il sostegno di credenti – una decina – che si preparano con preghiera e digiuno e che sostengono il sacerdote durante il non facile esorcismo ufficiale. Sette sono i posseduti che ha incontrato in questi anni. Per quattro di questi c’è stata una liberazione totale. Tra di essi, una giovane mamma di due bambini che aveva avuto contatti con sette sataniche durante l’università e che ha ritrovato, insieme alla sua famiglia, la pace e la gioia di vivere.
Ma in realtà, questo aspetto più eclatante del suo ministero non è ciò che a don Gino sta più a cuore comunicarmi. Tutto ciò, sottolinea, non è che la punta di un iceberg che attira l’attenzione ma che distrae da ciò che è più importante e che consiste nella massa sommersa. Il vero guaio è la perdita della credenza, anche di molti cattolici, sacerdoti compresi, nella esistenza del demonio come essere personale che crea grandi pericoli e apre voragini nelle quali rischiamo di precipitare.
C’è, infatti, tutto un filone della teologia e anche della esegesi che vorrebbe vedere nel demonio della Tradizione solo una personificazione del male presente nell’uomo. Ma non è questa la posizione ufficiale della Chiesa, come dimostrano i documenti conciliari che contengono ben diciotto volte il riferimento a Satana come essere personale e influente sugli uomini. E come attesta anche il Catechismo della Chiesa, sia nella versione più ampia, sia nel compendio. Il demonio è un angelo, cioè una creatura spirituale creata libera di scegliere l’amore di Dio oppure di rifiutarlo come purtroppo ha fatto, ribellandosi a Lui. E come purtroppo continua a fare anche con l’altra creatura libera a cui Dio ha dato vita: e, cioè, l’uomo. Nei confronti del quale il diavolo opera, cercando di indurlo al medesimo peccato di superbia e di ribellione. Creare divisione è il suo obiettivo. Divisione tra l’uomo e Dio, divisione dell’uomo in se stesso, divisione dagli altri uomini. E, dunque, portare odio al posto dell’amore, individualismo al posto dell’unità, caos al posto dell’armonia, morte al posto della vita. Disgregare la personalità, chiuderla a Dio e ai fratelli. Dietro il peccato originale, rammenta don Gino, non c’è solo la volontà dell’uomo e il gioco della sua libertà; ci sono anche l’istigazione e l’influsso di Satana. Una antica storia che, in realtà, si ripete ogni volta che l’uomo si trova ad esercitare la sua libertà.
Certo, rispetto ad allora, oggi, nel tempo della Chiesa, c’è un fatto nuovo e straordinario: la venuta di Gesù, la sua morte e la sua risurrezione. Questa sua incarnazione, infatti, ha avuto proprio lo scopo di portare alla luce il male, di stanarlo, di svelarne l’origine – che è il cuore dell’uomo, ma anche Satana, costretto a fuggire davanti a lui molte volte nei Vangeli – e di sconfiggerlo con un gesto d’amore tale da operare la redenzione. Quest’ultima, tuttavia, mentre ci apre i canali della Grazia salvifica e ci reintegra nuovamente e fin da ora nelle file del Regno di Dio, non ci sottrae alla lotta e al possibile influsso di Satana e dei suoi satelliti.
Al centro della vita del cristiano, dunque sia ben chiaro, sottolinea don Gino – non c’è il demonio ma c’è Gesù Cristo, con la luce della sua risurrezione. Luce alla quale noi possiamo accedere non solo nel ricordo, tramite la Scrittura, ma nella realtà, tramite i sacramenti. Questo tuttavia non deve farci dimenticare la Croce e, cioè, la lotta contro il male che ha anche un nome – Satana – che Gesù stesso ha dovuto affrontare e sconfiggere. E noi, con lui, al suo seguito.
È tutto questo scenario cristiano, mi fa osservare, che ha liberato l’Occidente dalla paura dei demoni. Ma ora è questo stesso Occidente che, secolarizzandosi, favorisce il riemergere collettivo della paura.
La quale, cercando soluzioni nell’esoterismo, nella magia, in una scienza idolatrata, finisce per indebolire la coscienza e la libertà di decisione, favorendo l’influenza satanica.
Nessuna paura, dunque, del diavolo, nessuna predica che minacci castighi e inferno, perché la signoria alla fine è di Dio e perché l’uomo che vive in rapporto d’amore con il suo Creatore e Padre è anch’egli certo della vittoria. Però, al contempo, piena consapevolezza dell’ostacolo costante che egli cerca di frapporre alla espansione del Regno di Dio e alla conversione di ogni uomo. Piena consapevolezza che, evidentemente, devono per primi raggiungere i sacerdoti destinati a guidare e a formare il Popolo di Dio. Non si possono prendere le cose alla leggera in questo campo: «Non riconoscere l’esistenza del demonio e, di conseguenza, non presentarlo adeguatamente nella catechesi, significa correre il rischio di perdere la consapevolezza della natura profonda della fede e di non avere una visione adeguata su chi è Dio e chi è ogni uomo, ma anche su che cosa è la storia, con i suoi conflitti e le sue contraddizioni».

Per questo è buona cosa che ogni sacerdote conosca bene il testo del Nuovo Rituale. Perché se è vero che, per la parte che riguarda gli “esorcismi ufficiali”, è riservata a coloro che il vescovo ha prescelto, è anche vero che esso esorta a promuovere quelli che vengono chiamati “esorcismi invocativi”, cioè tutto quell’insieme di iniziative che fanno prevenzione, mantenendo il cuore in contatto con Dio. Tra cui, per esempio, il valore della preghiera in generale e del Padre Nostro in particolare: “liberaci dal male”. E poi, ancora in un serio ricupero del percorso sacramentale: battesimo e cresima frequentemente richiamati alla coscienza, sostenuti dalla confessione almeno mensile e dalla eucaristia. È quello che don Gino con semplicità, ma con fermezza, propone ai tanti che vanno da lui sempre più numerosi, spinti dalla paura del male fisico e morale dal quale si sentono assediati. E che, seguiti con amore e pazienza, avviati sulla via della Tradizione, ricuperano lucidità mentale e capacità progressiva di esercitare al bene la loro libertà. In una parola, ottengono quella guarigione del cuore che il Vangelo ci assicura.

Bibliografia

Don Gino Oliosi, Il demonio come essere personale. Una verità di fede, Fede & Cultura, Verona 2009.

 link:http://www.culturacattolica.it/?id=17&id_n=17739

 

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