Il Coordinamento Nazionale del Summorum Pontificum: permangono le perplessità

(di Francesco Gabrieli) Dopo l’inopinato annuncio di un pellegrinaggio tradizionale che si svolgerebbe il prossimo 3 novembre nella Basilica di San Pietro, su iniziativa (per quanto riguarda l’Italia) di un “Coordinamento Nazionale del Summorum Pontificum” (www.summorumpontificum.org), di cui tutti fino a quel momento ignoravano l’esistenza, sono apparsi una serie di articoli in cui sono stati espressi dubbi e perplessità non tanto verso la celebrazione della Messa in San Pietro, quanto verso la complessiva organizzazione dell’evento, soprattutto per quanto riguarda il versante italiano.

Per chi volesse conoscere il tono e il tenore di queste critiche rimandiamo agli interventi di Veronica Rasponi (www.corrispondenzaromana.it), Francesco Colafemmina (fidesetforma.blogspot.com), Claudio Belvecchio (www.unavox.it), Pucci Cipriani (www.riscossacristiana.it).

In risposta a queste critiche sono apparse due interviste, la prima dell’irlandese Thomas Murphy “portavoce ufficiale” del Coetus Internationalis pro Summorum Pontificum, (blog.messainlatino.it), la seconda di Emanuele Fiocchi (it.paix-liturgique.org), “animatore” (tale è la qualifica che gli attribuisce il sito del sodalizio) del “Coordinamento Nazionale del Summorum Pontificum” italiano.

E’ interessante notare che mentre il primo annuncio dell’iniziativa presentava il Coordinamento italiano come il “braccio operativo” italiano del Coetus, le due distinte interviste sembrano sottolineare una certa distanza tra le due realtà. Murphy non parla del Coordinamento italiano e Fiocchi dedica poche righe alla Messa del 3 novembre, concentrandosi a difendersi dalle accuse ricevute.

L’impressione generale delle due interviste è la genericità. Entrambe sono confezionate con domande fatte apposta per consentire agli intervistati di enunciare le risposte che avevano già preparato. Poco si viene a sapere sul  “pellegrinaggio tradizionale” del 3 novembre, e ancor meno della natura del Coordinamento italiano.

Il testo di Fiocchi è una dolente rassegna delle difficoltà che incontrano i sostenitori della liturgia tradizionale, con il deciso proposito di tenere duro. Naturalmente, secondo l’“animatore” del “Coordinamento”, le accuse sono “falsità” nate da “un grande equivoco”. Ma di vere risposte alle obiezioni non si trova traccia e la riproposizione del “Patto”, da sottoscrivere per aderire al “Coordinamento”, aumenta gli interrogativi nei confronti di chi si propone l’impegnativo compito di coordinare e “animare” le seguenti iniziative:

a) promuovere la conoscenza del Motu Proprio Summorum Pontificum e della relativa Istruzione Universae Ecclesiae, in particolare dei diritti e delle facoltà che essi riconoscono ai Sacerdoti e ai fedeli sull’uso delle forme liturgiche antecedenti la riforma effettuata nel 1970;

b) conseguire la diffusa e regolare celebrazione della Sacra Liturgia nella forma straordinaria del rito romano a mente delle disposizioni del Motu Proprio Summorum Pontificum e della relativa Istruzione Universae Ecclesiae;

c) incrementare in numero e frequenza le celebrazioni della Sacra Liturgia nella forma straordinaria del rito romano;

d) coltivare e incrementare l’aspirazione che le due forme dell’uso del medesimo rito romano possano arricchirsi a vicenda, e che nella celebrazione della Sacra Liturgia secondo la forma ordinaria possa manifestarsi in maniera più forte di quanto non lo sia spesso finora, la sacralità che caratterizza la forma straordinaria ed attrae molti all’antico uso;

e) promuovere la formazione liturgica e teologica degli Aderenti, dei loro membri e di quanti partecipano abitualmente alle celebrazioni della Sacra Liturgia nella forma straordinaria del rito romano;

f) assistere e coadiuvare i Sacerdoti che celebrano la Sacra Liturgia nella forma straordinaria del rito romano, promuovendone la formazione;

g) provvedere e promuovere la formazione dei Ministri addetti alla celebrazione della Sacra Liturgia nella forma straordinaria del rito romano;

h) provvedere e promuovere la formazione dei cantori addetti alla celebrazione della Sacra Liturgia nella forma straordinaria del rito romano;

i) promuovere la conoscenza della Sacra Liturgia della Chiesa, in particolare delle forme liturgiche antecedenti alla riforma effettuata nel 1970, mediante l’organizzazione di conferenze, incontri di studio, seminari, pubblicazioni, ecc.;

j) predisporre ogni necessario sussidio per la celebrazione della Sacra Liturgia nella forma straordinaria del rito romano;

k) promuovere ed incrementare il pieno inserimento degli Aderenti nella vita pastorale delle Diocesi di appartenenza, in filiale obbedienza agli Ordinari Diocesani e in comunione con la Santa Chiesa Cattolica;

l) intrattenere ogni utile rapporto con gli Ordinari Diocesani, i parroci e gli enti religiosi della Diocesi di appartenenza;

m) promuovere e diffondere una sincera devozione e un rinnovato studio nei confronti dell’arte sacra, in particolare della musica sacra, con la consapevolezza che, in virtù della loro sacralità, sussiste un’indissolubile e reciproca dipendenza tra l’arte sacra e la sacra liturgia, così come deve esistere un’intima coerenza tra le forme artistiche con cui l’arte sacra si esprime e la fede cattolica.

E questo solo all’Articolo 1 del “Patto”. Ma, come accade anche nelle interviste non propriamente scomode, l’intervistato si lascia sfuggire un dettaglio rivelatore. Perché, a un certo punto, alla domanda “In fondo anche nelle critiche al Coordinamento c’è l’accusa di voler dividere il tradizionalismo tra posizioni ‘concilianti’ e posizioni ‘puriste’…”, l’interessato esordisce rispondendo così: “Come mi dice sempre un carissimo amico: il pensiero del Papa è chiaro, chi la pensa come il Papa sia il benvenuto”.

Ma qui sorge la domanda fondamentale: chi è questo “carissimo amico”? È forse lui l’ispiratore dell’operazione che non vuole scoprirsi mandando in avanscoperta Emanuele Fiocchi, “già responsabile del sito Rinascimento Sacro
(cfr. www.summorumpontificum.org)?

Forse sarebbe tutto più facile se il “carissimo amico” o i carissimi amici, mostrassero la faccia e dicessero chi sono e che cosa vogliono veramente. Perché la faccia dei responsabili del “Coordinamento Nazionale del Summorum Pontificum” purtroppo dice poco o nulla.

Sarebbe una buona cosa che qualcuno chiarisse autorevolmente il senso dell’operazione, cominciando, ad esempio, a spiegare come mai nel famoso “Patto” continua a rimanere il riferimento ai due riti, mentre si assicura di voler promuovere quello antico. Ma, soprattutto, ai punti K ed L dell’Articolo 1 continua a prefiggersi di “promuovere ed incrementare il pieno inserimento degli Aderenti nella vita pastorale delle Diocesi di appartenenza, in filiale obbedienza agli Ordinari Diocesani e in comunione con la Santa Chiesa Cattolica” e di “intrattenere ogni utile rapporto con gli Ordinari Diocesani, i parroci e gli enti religiosi della Diocesi di appartenenza”.

Porsi sotto l’ala di coloro che fanno di tutto per soffocare la diffusione del rito tradizionale non pare proprio la prima mossa da compiere in tale situazione. A meno che il vero scopo non sia quello enunciato in apertura dell’Articolo 3: “Il Coordinamento Nazionale assiste e sostiene i singoli Aderenti nelle attività svolte da ciascuno per il perseguimento degli scopi di cui al punto 1, provvedendo, in particolare, a intrattenere ogni necessario rapporto con la Conferenza Episcopale Nazionale”. Insomma, la sirena della Cei è sempre la sirena della Cei, con tutte le conseguenze che questo comporta.

Queste erano, e continuano a essere, le perplessità suscitate dal “Coordinamento”, a partire dalla sua genesi non propriamente smagliante. Nonostante il tentativo di correzione di rotta, l’operazione continua  a lasciare perplessi soprattutto per la volontà di ricondurre il maggior numero di pecorelle tradizionali sotto la mantella del pastore che le porterà nel recinto preparato dalla Conferenza episcopale allo scopo di essere marchiate e rese inoffensive.

Sarebbe molto meglio che le pecorelle continuassero a brucare in piena libertà. Quella che viene sbandierata come la debolezza del movimento legato alla Messa in rito antico, e cioè la sua frammentarietà, è in realtà la sua forza. Per ogni focherello che i vescovi o chi per loro spengono o tentano di spegnere, ne nasce un altro che sarà più difficile soffocare. Certo, è scomodo, è difficile, non sarà il “martirio bianco” ma è un impegno che forma, magari un po’ santifica e produce frutti.

Resta l’intervista di Thomas Murphy, da cui ben poco apprendiamo su quanto accadrà il 3 novembre. Chi celebrerà la Messa in San Pietro? A quale altare sarà celebrata? Come si svolgerà il pellegrinaggio? A tutte queste domande dovrebbe rispondere la presentazione dell’iniziativa, il 10 settembre. La celebrazione di una nuova Messa in San Pietro, dopo quelle “basse”, celebrate ogni giorno agli altari laterali, e quelle pontificali celebrate il 18 ottobre 2009 da S. Emin. il Cardinale Burke e il 15 maggio 2011 da S. Emin. il Cardinale Brandmüller, non può che rallegrare. Su questo punto almeno non ci sarebbe divisione nel mondo tradizionale. Ma ci sia almeno consentito di concludere che un’iniziativa così importante avrebbe meritato di essere svolta con ben altro anticipo e in maniera ben più trasparente ed organizzata.
(Francesco Gabrieli)

 

 

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