Il “Convegno della Tradizione Cattolica del Granducato di Toscana”

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(Ascanio Ruschi) Gratitudine e di riconoscenza. E’ con questi sentimenti, con il cuore ricolmo di felicità, e con una preghiera di ringraziamento al Signore che ho socchiuso gli occhi, una volta tornato a casa, ripensando al bellissimo “Primo Convegno della Tradizione Cattolica del Granducato di Toscana” tenutosi nel verde Mugello, e precisamente a Borgo San Lorenzo, lo scorso venerdì, 2 luglio.

E ripensavo che in un’epoca in cui i contatti e gli scambi di opinioni si svolgono principalmente sui social media (facebook, ecc…), nulla è più insostituibile di una virile stretta di mano, di un cameratesco abbraccio, di uno sguardo di intesa che racchiude mille parole. La pandemia, se di effetto benefico si può parlare, ha dimostrato che l’amicizia, quella fatta di persone in carne e ossa, è insostituibile. E, per dirla con sant’Agostino, «non c’è vera amicizia, se non quando l’annodi tu fra persone a te strette col vincolo dell’amore diffuso nei nostri cuori ad opera dello Spirito Santo che ci fu dato».

E venerdì scorso, erano tantissimi gli amici che hanno voluto presenziare personalmente al convegno, nonostante le difficoltà: un nutrito gruppo da Bologna, un altro dal veneto, chi dal litorale toscano, chi da quello adriatico, chi persino dalla Svizzera. E tanti ancora, che pur non potendo essere presenti di persona, hanno voluto mostrarci la loro vicinanza e il loro sostegno con email e telefonate di incoraggiamento.

I timori sulla riuscita del convegno c’erano. Dopo oltre un anno e mezzo di domicilio forzato, questo era il primo evento pubblico organizzato dalla Comunione Tradizionale, insieme a Controrivoluzione e Soldati del Re. E le recenti polemiche sull’affaire Viganò (sul quale tornerò prossimamente) alimentavano i dubbi che qualcuno potesse disertare. Dubbi e timori, poi dissipatisi via via che il Convegno si avvicinava, allorché era evidente che la risposta era ampiamente positiva.

L’occasione poi significativa: il ricordo del 450° anniversario della gloriosa Battaglia di Lepanto avvenuta il 7 ottobre del 1571 e la presentazione dell’ultimo numero di Controrivoluzione (il numero 132!), diretto dall’instancabile Pucci Cipriani, nonché quella del libro del prof. Roberto de Mattei Pio V – Storia di un papa santo, appena edito per i tipi della Lindau.

Ed è al prof. de Mattei che è stato dedicato l’applauso più sentito. Al prof. de Mattei, ovverosia a colui il quale da oltre cinquant’anni semina parole coerenti (senza urla, senza slogan, ma con la forza della ragione) in difesa della buona battaglia e della tradizione. Colui che senza tentennamenti e sbandate difende il campo della tradizione da chi, per interesse o per manie di grandezze, lo vorrebbe stravolgere a proprio uso e consumo. E come ho avuto modo di ribadire nel corso del mio intervento, anche quando personalmente alcune sue posizioni non mi convincevano del tutto (pochissime in verità) sono stato successivamente sconfessato, e il tempo ha dato ragione al prof. de Mattei, e torto a me. Ma d’altronde il tempo è galantuomo, come lo è appunto, per nascita e per spirito, il prof. de Mattei, al quale continuiamo a guardare con rinnovata fiducia sicuri che egli vorrà ancora rappresentare quel faro sicuro della Tradizione al quale rivolgere lo sguardo, anche quando (o forse soprattutto) le nubi si addensano e le onde si fanno più minacciose.

Questa dunque la cronaca. Il Convegno si è aperto con una riunione conviviale, al termine della quale ha preso parola Pucci Cipriani, il quale ha ricordato come sin dal 1976, anno della conferenza al Centro Branzi di Firenze, Roberto. de Mattei si è sempre esposto in prima persona, anche a rischio della propria incolumità personale, per difendere la tradizione.

Dopo la celebrazione della Santa Messa in rito romano antico, si sono aperti i lavori. Per primo è intervenuto Gregorio Martinelli da Silva, consigliere comunale a Bagno a Ripoli (FI), il quale ha presentato, l’ultimo numero di Controrivoluzione. A seguire è intervenuto Guido Scatizzi, avvocato canonista, il quale ha rammentato l’eroica figura di Luigi XVII, l’infante delfino di Francia, torturato e ucciso in odium fidei, la cui storia, un tempo pubblicata proprio su Controrivoluzione, è stata da poco riedita da Solfanelli (Hilaire de Jésus, La vera storia e il martirio del piccolo Re di Francia Luigi XVII, Presentazione di Pucci Cipriani).

E’ stata poi la volta di Lorenzo Gasperini, capogruppo della Lega alla provincia di Livorno, il quale ha presentato il libro su san Pio V, sottolineando l’importanza degli interventi del pontefice anche nel campo della morale e dell’educazione cattolica, e dunque una lotta rivolta, primariamente, ab intra le mura leonine.

Ha infine preso parola il prof. de Mattei, il quale dopo aver ripercorso brevemente la vita di san Pio V, ne ha ricordato l’incredibile opera che, in appena sei anni di pontificato, orientò in maniera determinante la Chiesa: dalla lotta all’eresia protestante, alla riforma della curia romana, dalla lotta alla sodomia e alla simonia, alla restaurazione della liturgia della Chiesa, sfigurata dal protestantesimo dilagante. Ed ovviamente la lotta alla minaccia turca, con la gloriosa battaglia di Lepanto.

Il prof. de Mattei ha ben messo in evidenza le analogie tra i tempi in cui visse il santo pontefice domenicano e quelli attuali: la crisi della Chiesa, la degradazione della morale, i pericoli di un islamismo sempre più minaccioso. E dunque (così ha concluso il suo intervento il prof. de Mattei), oggi anche tutti coloro che si dichiarano autenticamente cattolici, nonostante i difetti e le terrene mancanze, sono chiamati a riscoprire quello spirito militante che permise ai combattenti cristiani, in maniera del tutto soprannaturale e speciale, di sconfiggere l’armata turca nella battaglia di Lepanto.

A questo invito, a Dio permettendo, non ci vogliamo (né possiamo) sottrarre, sicuri che gli amici saranno sempre al nostro fianco, e che la Provvidenza ci aiuterà. 

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