Il Comitato Nazionale di Bioetica apre all’eutanasia dei bambini

(Alfredo De Matteo) Venerdì 7 febbraio il Comitato Nazionale di Bioetica (Cbn) ha approvato una mozione sul tema dell’accanimento terapeutico nei confronti di bambini affetti da patologie con esigue aspettative di vita. Per gli estensori del documento l’accanimento terapeutico va evitato quando si tratta di «percorsi clinici inefficaci e sproporzionati che arrecano al paziente ulteriori sofferenze e un prolungamento precario e penoso della vita senza ulteriori benefici».

La riflessione del Comitato riguarda in modo particolare i bambini in tenerissima età malati terminali oppure che versano in condizioni tali da ritenere improbabile l’esito positivo di un percorso clinico. L’accanimento clinico è spesso praticato, si legge nel documento, «perché quasi istintivamente, anche su richiesta dei genitori, si è portati a fare tutto il possibile, senza lasciare nulla di intentato, per preservare la loro vita, senza considerare gli effetti negativi che ciò può avere sull’esistenza del bambino in termini di risultati e di ulteriori sofferenze. Altre volte, invece, l’accanimento clinico viene praticato in modo consapevole, come difesa da possibili accuse di omissione di soccorso o di interruzione attiva delle cure o dei trattamenti di sostegno (…) Nella maggior parte dei casi, i piccoli pazienti non hanno alcuna facoltà di scelta né è possibile stabilire la soglia di percezione del dolore a cui sono inevitabilmente costretti da circostanze avverse. I bambini piccoli non possono esprimersi in modo autonomo né sono in grado di comunicare la percezione del dolore e della sofferenza».

Il Comitato tiene a precisare che ogni caso deve essere valutato nella propria specificità in rapporto di stretta collaborazione tra medici e pazienti, che la scelta deve essere fatta nell’interesse del bambino «a partire dalla condizione clinica contingente, unitamente alla considerazione del dolore e della sofferenza (per quanto sia possibile misurarli) e del rispetto della sua dignità, escludendo ogni valutazione in termini economici».

Innanzitutto, prendiamo atto della presa di coscienza da parte del Cbn che i bambini piccoli non hanno alcuna possibilità di scelta e di quanto sia necessario preservarli dal dolore e dalla sofferenza. Ma se il discorso vale per i bambini già nati esso dovrebbe valere anche per quelli non ancora nati, della cui libertà di scelta e delle atroci sofferenze causate loro dall’aborto però pochi si interessano, tanto meno lo stesso Comitato Nazionale di Bioetica che non manca, appena si presenta la possibilità, di difendere a spada tratta la famigerata legge 194, la norma che ha reso perfettamente legale l’omicidio violento dell’innocente nel grembo materno …

La preoccupazione principale del Comitato dovrebbe essere quella di condannare tutti gli attacchi alla vita e di vigilare affinché non diventi realtà anche nel nostro Paese l’eutanasia dei bambini, non concentrarsi su questioni etiche (l’accanimento terapeutico) che spesso vengono tirate fuori solo per giustificare ulteriori violazioni. Nel documento del Cbn non si precisa che il mantenimento dei supporti vitali (alimentazione, idratazione e ventilazione) non sia da considerare una forma di accanimento terapeutico ma piuttosto si lascia intendere il contrario.

Inoltre, nel testo si insinua che in diversi casi il presunto accanimento terapeutico venga praticato dai medici per difendersi da possibili accuse di interruzione attiva delle cure o dei trattamenti di sostegno e che quindi «queste pratiche cliniche vengono prestate principalmente non per assicurare la salute e il bene del paziente, ma come forma di tutela e di garanzia delle proprie responsabilità medico-legali relative all’attività svolta». Tuttavia, lo scenario delineato dal Comitato pare del tutto irrealistico, in quanto la realtà dei fatti è spesso di segno opposto: i medici rischiano di più nel difendere la vita di un paziente piuttosto che nel provocarne surrettiziamente la morte. Del resto, lo stesso Comitato si schierò decisamente dalla parte dei giudici che decretarono la soppressione di Charlie Gard ed Alfie Evans contro la volontà dei genitori e degli ospedali che si erano resi disponibili ad accogliere i piccoli pazienti; quegli stessi giudici che nelle loro sentenze di morte utilizzarono dei termini di chiara natura ideologica tra cui il «best child interest», l’ipocrita mistificazione linguistica che serve ad occultare le vere intenzioni di chi ne fa uso … (Alfredo De Matteo)

Donazione Corrispondenza romana