Il centenario della morte del beato Carlo d’Asburgo

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Cento anni fa moriva, il 1° aprile 1922, il beato Carlo d’Asburgo, l’ultimo Imperatore asburgico, l’ultimo baluardo del retaggio del Sacro Romano Impero, quindi l’ultima autorità d’Europa che si fondava sulla cristianità sulla quale era sorta. Il suo doloroso epilogo collimò con la Prima guerra mondiale.

Entrare in questa guerra di massacro era visto come un atto di esaltazione dell’uomo per buona parte degli esponenti del liberalismo, che si trasformò in un’immane tragedia, non solo per gli innumerevoli caduti, ma anche per le conseguenze politiche che condussero ai totalitarismi del Novecento e alla Seconda guerra mondiale. L’evento catastrofico, oltre ad essere un’«inutile strage», come denunciò papa Benedetto XV, fu anche, come disse lo stesso Pontefice, il «suicidio dell’Europa civile» e dell’Europa cattolica. La guerra fu promossa e pianificata dalla Massoneria per stabilire un nuovo scacchiere europeo. Il progetto delle logge era quello di edificare la nuova Europa sulle rovine e sulle ceneri dell’Impero austro-ungarico, principale ostacolo all’instaurazione della cosiddetta «Repubblica liberale universale», a cui i massoni ambivano dai tempi della Rivoluzione francese.

Scopo bellico era quello di repubblicanizzare e decattolicizzare l’Europa, distruggendo tutte le monarchie considerate residuo dell’ordine da sovvertire. Ecco che la grande guerra doveva completare ciò che era stato avviato dai giacobini.

Da questo quadro si desume che la volontà massonica era quella di distruggere l’Austria monarchica e cattolica e rafforzare la Germania protestante. L’Europa che uscirà dal conflitto, quella dei «Trattati di Versailles», fu diplomaticamente e geopoliticamente contro la Chiesa e i troni cattolici; fu contro la cultura, la società, la mentalità comune che si fondava sui principi cristiani.  La caduta dei grandi Imperi europei, austro-ungarico, tedesco e russo, significava, inevitabilmente, la caduta dell’idea sacrale dell’Impero per dare spazio all’edificazione di un’Europa laica. Carlo IV d’Ungheria, Croazia, Slavonia, Dalmazia, con il titolo di re Carlo III di Boemia, e capo della Casa d’Asburgo-Lorena e Austria-Este, fu vittima privilegiata dei disegni geostrategici dei liberali, con il plauso del pensiero marxista e leninista.

Figlio primogenito dell’Arciduca Ottone d’Austria (1865-1906) e della principessa Maria Giuseppina di Sassonia (1867-1944), era nato a Persenbeug il 17 agosto 1887. Era quinto in linea di successione, dopo Rodolfo, suo nonno, suo zio e suo padre. Una serie di eventi luttuosi lo portarono al trono: nel 1889 l’Arciduca Rodolfo si suicidò a Mayerling; nel 1896 suo nonno Carlo Ludovico morì; nel 1906, con la scomparsa di suo padre, giunse al secondo posto per il diritto alla corona, dopo suo zio Francesco Ferdinando, il quale venne assassinato a Sarajevo, il 28 giugno 1914, miccia che scatenò la Prima guerra mondiale.

Fu così che il ventisettenne Carlo d’Asburgo divenne erede al trono, per il momento occupato dal prozio Francesco Giuseppe. Egli partì per il fronte e dal 1915 al 1916 fu generale contrammiraglio del 20º Corpo d’Armata. Le zone d’operazione che batteva erano i territori che andavano dall’Altipiano Fiorentini al fondovalle di Arsiero, con obiettivo il piano di Thiene. Trascorse i primi due anni di guerra sul fronte italiano, dove con la sua semplicità, tutta cattolica, conquistò la stima delle truppe italiane.

Proprio in Italia conobbe Zita, scomparsa a 97 anni il 14 marzo 1989 e che la Chiesa ha dichiarato Serva di Dio. Era nata a Capezzano Pianore il 9 maggio 1892, diciassettesima dei ventiquattro figli di Roberto di Borbone-Parma. Il fidanzamento avvenne il 13 giugno 1911 e il 21 ottobre si celebrarono le nozze. Il felice matrimonio, che fruttò otto figli, fu benedetto da san Pio X, il quale, in un’udienza privata a Zita, predisse il futuro imperiale del consorte, rivelandole che le virtù cristiane di Carlo sarebbero state di esempio per tutti i popoli.

Alla morte di Francesco Giuseppe, il 21 novembre 1916, fu incoronato Imperatore e nel dicembre 1916 fu incoronato a Budapest «Re apostolico d’Ungheria», con la Corona di Santo Stefano. In un proclama indirizzato ai suoi popoli, prima dell’incoronazione, egli dichiarò: «[…] Intendo fare tutto il possibile per bandire, nel più breve tempo, gli orrori e i sacrifici della guerra e restituire ai miei popoli le benedizioni della pace».

La causa di beatificazione dell’Imperatore asburgico iniziò nel 1949. Nel 1972 ci fu una ricognizione della sua salma, che venne trovata incorrotta. Il 14 aprile 2003 la Chiesa riconobbe le sue virtù eroiche e il 3 ottobre 2004 venne beatificato da Giovanni Paolo II. Durante la cerimonia, il pontefice disse che la principale preoccupazione di Carlo era stata quella «di seguire la vocazione del cristiano alla santità anche nella sua azione politica», in particolare nella qualità di promulgatore del bene dei propri popoli, e per questo avrebbe dovuto essere «un esempio per noi tutti, soprattutto per quelli che oggi hanno in Europa la responsabilità politica!».

Le sue spoglie sono ancora sepolte sull’isola di Madera, nella chiesa della Madonna del Monte, nonostante i vari tentativi di traslarle nella cripta imperiale degli Asburgo, sotto la chiesa dei Cappuccini a Vienna; mentre il suo cuore e quello della moglie sono custoditi nell’abbazia benedettina di Muri in Svizzera.

Il 26 marzo scorso si è tenuto all’Istituto salesiano Valsalice di Torino un convegno sul beato Carlo d’Austria nella ricorrenza del centenario dalla sua morte, con la partecipazione del Dottor Ivo Musajo Somma, autore, insieme a Oscar Sanguinetti, del libro Un cuore per la nuova Europa. Appunti per una biografia del beato Carlo d’Asburgo (D’Ettoris Editori), del Professor Roberto Coaloa, docente all’Università di Paris-IV Sorbonne, specialista in Storia dei Paesi danubiani e dell’Europa orientale, della Storia dell’Austria-Ungheria e degli Asburgo, dedicando anche un lavoro biografico a Carlo d’Asburgo. L’ultimo Imperatore (Il Canneto Editore), e del diretto discendente dell’Imperatore, S.A.I.R. Martino d’Austria-Este, suo nipote. Infatti il padre dell’arciduca Martino era il terzogenito dell’imperatore Carlo, Roberto d’Austria-Este (1915-1996), mentre sua madre era Margherita Savoia-Aosta (1930-2022), scomparsa il 10 gennaio scorso, figlia di Amedeo di Savoia, duca d’Aosta (1898-1942), eroe dell’Amba Alagi. 

L’Europa dei popoli scorre nelle vene dell’arciduca, il quale ha dichiarato, durante il convegno organizzato dal Centro Culturale Pier Giorgio Frassati, da Alleanza Cattolica, introdotto dall’avvocato Marco Giorgio e moderato dal professor Mauro Ronco, per celebrare l’anniversario del sovrano che morì isolato e calunniato dal nuovo modo di amministrare la cosa pubblica europea, a soli 34 anni e nell’esilio di Madera:

«Attualmente, tutti cercano di saldare l’Europa, però la mia domanda è sempre la stessa: ma che tipo di Europa vogliono? Un’Europa federale? Un’Europa basata su quali criteri oppure un’Europa soltanto commerciale, economica?

Io spero che, nel caso di una rimessa in questione proprio dell’Europa, la gente si chieda: «Sì, tutto va bene, siamo una comunità europea o è più giusto dire un’Unione Europea… ma abbiamo una politica in comune, abbiamo una difesa comune? No, per adesso non abbiamo niente perché, anche se abbiamo una rappresentanza della politica comune europea, essa non ha potere, non ha niente. Dunque, sarebbe interessante lanciare un forte dibattito su cosa vogliamo e cosa vuole essere l’Europa. Da parte mia desidero un’Europa basata sui nostri ideali cristiani, dunque su una storia che non si può negare. 

Un po’ di anni fa, ero a Košice, in Slovacchia, al confine con l’Ucraina: lì si trova la cattedrale gotica uguale per stile a quelle di Parigi, connotati che si incontrano dappertutto… questa era l’Europa; questa era un’Europa che era veramente basata su certi principi… c’erano certi valori fondamentali… Sarebbe meglio fare una bella riflessione e chiederci cosa vogliamo veramente».

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