Il cardinale Gambetti lancia la Fondazione “Fratelli tutti”

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«Su come funzionino la selezione e la formazione dei futuri e scarsi candidati al sacerdozio nei seminari diocesani italiani è preferibile far scendere un velo pietoso», si legge sulla rivista patinata Venerdì di Repubblica del 5 novembre u.s., in un lucido articolo di Filippo di Giacomo, che così prosegue nella sua puntuale denuncia dalle colonne di una testata che non può certo definirsi tradizionalista: «Nel migliore dei casi, strutturano dei leader comunitari, con una mentalità gestionale e uno sguardo puramente funzionalistico. Nei seminari “tradizionalisti” (non necessariamente lefebvriani), il curriculum scolastico è più lungo e impegnativo […] In Francia tra circa quindici anni i preti che avranno frequentato gli affollati seminari “tradizionalisti” formeranno circa il 40 per cento del clero transalpino. […] Il fenomeno dei preti che amano essere ben formati è diffuso in tutte le Chiese dell’Occidente cristiano. Perché il popolo di Dio le vere riforme se le fa da solo». Insomma, come a dire: la ragione e il sensus fidei ristabiliscono l’ordine e la serietà là dove si sono smarriti.

A Roma, invece di preoccuparsi di ciò che accade in casa propria, ci si preoccupa e occupa di lanciare la Fondazione «Fratelli tutti», come ha fatto in questi giorni il cardinale Mauro Gambetti (classe 1965) dell’Ordine dei Frati minori conventuali, vicario generale del Pontefice per la Città del Vaticano e per le ville pontificie di Castel Gandolfo, nonché arciprete della basilica di San Pietro in Vaticano e presidente della Fabbrica di San Pietro. In una Sala del Senato della Repubblica, alla presenza del ministro della Salute Roberto Speranza, il Cardinale ha presentato la Fondazione vaticana intitolata all’ultima enciclica di papa Francesco (che tante polemiche ha sollevato nel mondo cattolico a motivo di una proposta di fratellanza di stampo illuministico-gnostico piuttosto che di fratellanza in Cristo Gesù), istituzione che ha per obiettivo, come lo stesso presule ha dichiarato, di «progettare e realizzare un “nuovo umanesimo”, promuovendo in modo sinodale l’apporto di ciascuno secondo i propri ambiti di impegno e di competenza».

Quali saranno i temi che verranno via via trattati? Forse la secolarizzazione; l’ateizzazione massiva; il drammatico crollo vocazionale nelle diocesi; l’inopportuna selezione e formazione dei preti; i peccati mortali che attanagliano molteplici anime; non essere in Grazia di Dio nell’accostarsi alla comunione; il recupero del timor di Dio; il recupero del senso della famiglia cristiana; la lotta contro la pornografia fra gli adolescenti; la difesa del pudore nelle donne; la crassa ignoranza religiosa dei nostri tempi; lo straziante vuoto genitoriale e spirituale dei giovani; il continuo vivere in peccato mortale…?

Nulla di tutto questo. I macro-argomenti sono già stabiliti: Politica, Economia, la qualità delle relazioni sociali e personali, che hanno bisogno di «umanesimo integrale», come sostiene papa Francesco, per mettere al centro non l’unica Verità portata da Gesù Cristo e la Salvezza che viene dal Crocifisso, bensì l’idea di giustizia sociale (non divina), il senso di solidarietà (non di Carità), la costruzione del bene comune (non del Regno Sociale di Nostro Signore Gesù Cristo) al fine di raggiungere una crescita umana e sostenibile (e l’ascesa essenziale nelle virtù?).

L’“ambizioso” orizzonte a cui guarda la Fondazione presieduta dal cardinale Gambetti avrà lineamenti trasparenti per favorire il merito e il desiderio di essere comunità (appartenente a chi, a che cosa?) al fine di superare «la concezione solipsistica dell’individuo in tal senso» e poter così «riscrivere un “dizionario dell’umano” che ci faccia riconoscere anche quando non ci conosciamo di persona e ci consenta di chiamarci tutti per nome: “fratello mio”, “sorella mia”».

Nell’ascoltare questo discorso ci tornano alla mente le parole vacue, inesistenti e utopistiche dell’iconica canzone che quest’anno ha compiuto 50 anni, Image di John Lenon, la cui eredità dilaga nell’ideologia laicista e liberalista dei nostri giorni, aspirante alla fallace pace universale, se non è proiettata, come ben sapeva e insegnava san Francesco d’Assisi, nella pace che soltanto il Salvatore può donare a ciascuna anima.

La fondazione sorge dalla Fabbrica di San Pietro e si muoverà in questi macroambiti: Arte, Formazione, Dialogo con popoli, culture e religioni. Tutto viene diretto, si dice, al servizio delle persone per «offrire loro uno spazio, permettere che si ritrovino, costruiscano una comunità di pensiero e di vita e si impegnino nel mondo» dando degli esempi, come la generazione dei padri costituenti e il presidente della Repubblica Mattarella: sì, perché questi sono i modelli a cui oggi la Santa Sede guarda, ammirando la «loro fede e spiritualità» sulla quale «hanno fondato la laicità». Cristo ha fondato la Chiesa sulla fede e non sulla laicità e la libertà religiosa, altrimenti assolutamente assurda, stolta e sciocca sarebbe la fede stessa. Perché essere cattolici per fare come tutti gli altri nell’incerta destinazione finale della vita eterna?

Intorno al colonnato del Bernini, come un grande abbraccio, verranno organizzati eventi, percorsi, esperienze per incontrarsi tutti insieme non per conoscere la dottrina, il catechismo, la Santa Messa, i tesori della Chiesa per cui essa è sorta, ma «per favorire l’interiorizzazione dei valori della libertà, dell’uguaglianza e della fraternità», come a dire che in piazza San Pietro sarà presto innalzato l’albero frigio della libertà… e ci sarà una bella passerella di giacobini e di giacobine che danzeranno sulle note de La Carmagnola.

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