Il buonismo d’accatto e la tratta di esseri umani

Mare Nostrum(di Danilo Quinto) Il vertice di Governo con il premier Letta, il vice Alfano, e i ministri Bonino e Mauro ha deciso di utilizzare anche i droni ‒ oltre a due pattugliatori e due fregate, una nave anfibia, con due elicotteri dotati di strumenti ottici a infrarossi e radar di ricerca di superficie, un velivolo P180 con visione notturna, un’unità navale tipo moto trasporto, con spazi ampi di ricovero per i naufraghi ‒ per l’operazione umanitaria e militare denominata “Mare Nostrum”.  In tutto si calcola l’impiego di circa 1500 uomini.

Per carità, salvare le vite umane è una cosa giusta e poi i costi sarebbero contenuti ‒ solo un milione e mezzo di euro – considerati i miliardi che vengono sprecati per futilità di ogni tipo in questo Paese. E poi, era ora, che una qualche decisione venisse presa dopo le centinaia di morti che ci sono state nelle ultime settimane, rispetto ai quali si sono ascoltate solo parole ipocrite («L’Italia si prende le sue responsabilità e chiede all’Europa di fare altrettanto»), vuote («istituire corridoi umanitari per chi scappa dalla guerra, dalla fame…» ), ambigue («qui si tratta di diritto di asilo»), insensate («aboliamo il reato di clandestinità»).

Qui c’è un unico, grande problema da affrontare. Il buonismo d’accatto che sbandiera la necessità  dell’accoglienza e dell’integrazione, sa bene ‒ perché è composto da persone abili e furbe ‒ che queste sono impraticabili per una società, come quella europea, che non ha più una sua identità (giudaico-cristiana, per chi non lo ricordi) e quindi vive delle sue comprensibili paure. Sempre il buonismo d’accatto sa che quel che i magistrati “sospettano” ‒ in base a quanto riferiscono i giornali ‒ sugli sbarchi di Lampedusa, che ci possano essere dei basisti che danno informazioni all’organizzazione che gestisce il racket degli esseri umani, costituisce “il” problema che non viene visto. Si chiama tratta di esseri umani.

L’intero Governo e tutto il Parlamento italiano, insieme a tutti i leader dei partiti ‒ anche di quelli europei ‒ sa che le persone che pagano migliaia di dollari per imbarcarsi, si consegnano a organizzazioni criminali che hanno costituito un commercio che per loro costituisce la terza fonte di reddito, dopo la droga e le armi, un «fenomeno gigantesco e poco osservato», come si legge nella relazione del Comitato parlamentare per la sicurezza (COPASIR) del 2009.

Secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni, gli esseri umani vittime del traffico sono nel mondo, ogni anno, circa un milione, cinquecentomila dei quali nella sola Europa. Tutte le rotte internazionali conducono al nostro Paese. Le persone schiavizzate partono: dall’Egitto, seguendo tre direttrici, due nel deserto verso la Libia e una, quella proveniente da Sri Lanka, Bangladesh e Corno d’Africa, via mare; dalla Libia, dove i clandestini provenienti dall’Africa sub-sahariana, risaliti nel deserto a bordo di camion, partono da cinque aree tutte nella Tripolitania; dal Marocco, che è luogo di transito dei flussi dell’Africa centrale e nord-occidentale diretti in Europa; dall’Algeria; da Malta; dalla Tunisia, da dove transitano gli immigrati provenienti da Niger, Ciad, Ghana, Liberia, Mali, Sierra Leone, dall’Algeria, dal Marocco, dall’Iraq, dalla Palestina e dallo Sri Lanka. Secondo il  “National Intelligence Council” il traffico di esseri umani fa entrare a livello globale nelle casse della criminalità internazionale tra i 7 e i 13 miliardi di dollari l’anno.

Di fronte a questi dati oggettivi, basta fare una sola considerazione: quali politiche di prevenzione e sicurezza vengono attuate e quale mistificazione viene operata dibattendo questioni che non c’entrano nulla rispetto ad un’attività criminale che nessuno reprime? (Danilo Quinto)

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