Il bicentenario della Propagazione della Fede

Il bicentenario della Propagazione della Fede
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Nel corrente anno, le quattro Pontificie Opere Missionarie vivono anniversari molto importanti. Si celebrano, infatti, il bicentenario della nascita dell’Opera della Propagazione della Fede, fondata dalla venerabile Pauline Marie Jaricot e il centenario del motu proprio Romanorum Pontificum di Pio XI, con il quale il Papa designò Pontificie l’Opera della Propagazione della Fede, l’Opera della Santa Infanzia Missionaria e l’Opera di San Pietro Apostolo per la formazione del clero indigeno nei territori di missione. Quest’anno, inoltre, cadono anche i 150 anni della nascita del beato Paolo Manna di Avellino, che diede la luce a quella che oggi è la Pontificia Unione Missionaria.

L’Associazione della Propagazione della Fede venne fondata il 3 maggio 1822 grazie a Pauline Marie Jaricot, beatificata alla presenza di più di 10 mila persone il 22 maggio scorso, nel giorno delle sante Rita e Giulia, nel sito di a Eurexpo, vicino a Lione, dal cardinale filippino Luis Antonio Tagle (dall’8 dicembre 2019 prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli), delegato di papa Francesco. La sua memoria liturgica è stata fissata al 9 gennaio, giorno della sua nascita al Cielo.

Ultima di otto fratelli e figlia di un piccolo industriale della seta di Lione, nacque nella Francia giacobina il 22 luglio 1799. Il padre scelse di farla battezzare clandestinamente da un sacerdote refrattario piuttosto che dal parroco di Saint Nizier, che aveva giurato sulla Costituzione civile del clero. 

La giovane Pauline, dopo una serie di lutti, vicissitudini e allontanamento dalla fede, rinunciò alla sua aspirazione al matrimonio e grazie alla sorella Sophie, trovò una preziosa guida spirituale in don Jean Wurtz, il nuovo vicario del santuario Saint-Nizier. Nella Quaresima del 1816, ascoltando una sua omelia, Pauline si convertì definitivamente. Un giorno dello stesso anno fece una conoscenza straordinaria: suo padre aveva l’abitudine di invitare a pranzo i sacerdoti della zona e quella volta entrò nella loro casa don Jaricot, parroco di Écully, poco fuori Lione, insieme al suo vicario, don Jean-Marie Vianney, colui che diventerà il santo Curato d’Ars. Quel giorno nacque una grande stima fra il vicario e Pauline, tanto che don Vienney andrà più volte a farle visita e la consiglierà in particolare su come aiutare materialmente le missioni.

Il 25 dicembre, sempre del 1816, nella basilica di Fourvière emise il voto di castità. Colta da un’ispirazione divina, la Domenica delle Palme dell’anno dopo, fondò con altre donne il gruppo delle «Riparatrici del Cuore di Gesù sconosciuto ed offeso». Da sempre attenta all’opera eroica dei missionari nelle terre lontane, quando seppe dal fratello sacerdote don Phileas, aspirante a partire per la Cina, che i preti delle Missioni Estere di Parigi versavano in gravi difficoltà finanziarie, al fine di raccogliere denaro per tale causa, Pauline e le sue compagne crearono un’Associazione apposita. Ecco allora come nacque un eccezionale progetto, da lei stessa descritto in una lettera del 1858 ad un amico del fratello, don Victor Girodon: era il 1819, mentre stava meditando vicino al fuoco, studiò d’improvviso un piano per coinvolgere familiari, amici, conoscenti ed altri nella raccolta dei fondi pro-missioni. Fu così e il «Consiglio della Propagazione della Fede», costituito da un gruppo di laici, si riunì per la prima volta il 3 maggio del 1822. L’«Opera per la Propagazione della Fede», come fu denominata questa grande realtà della Chiesa, venne approvata prima dal direttore delle Missioni Estere di Parigi, poi da Pio VII nel 1823. 

Nel 1826, Pauline avviò anche il «Rosario vivente»: gruppi di quindici persone che dovevano recitare quotidianamente una decina del Rosario con la meditazione di uno dei misteri, che sarebbe cambiato ogni mese. Ciascun aderente avrebbe poi dovuto cercare di coinvolgere altre cinque persone: un sistema che ricordava quello impostato per la raccolta del denaro per le missioni.

Dovette subire critiche, altri lutti e problemi di salute. Trovò una sistemazione in una piccola villa nei pressi della basilica di Fourvière, che chiamò Casa Loreto, dove fu raggiunta da alcune compagne. Poi, ammalatasi gravemente, intraprese un pellegrinaggio sulla tomba di santa Filomena, della quale era molto devoto il Curato d’Ars, a Mugnano di Napoli per ottenere la grazia della guarigione. Il 10 agosto 1835, giorno della festa di santa Filomena, mentre si trovava in preghiera dov’è ancora oggi venerata, ovvero nella chiesa di Santa Maria delle Grazie, Pauline si sentì improvvisamente apposto: si alzò in piedi e si mise a camminare, in mezzo alla folla esterrefatta…

In segno di riconoscenza, fece costruire a Casa Loreto una cappella dedicata a santa Filomena e portò a don Jean-Marie Vianney una sua reliquia: i frammenti dell’omero. Grazie al cardinal Luigi Lambruschini, Segretario di Stato, che già l’aveva conosciuta come Nunzio Apostolico in Francia, poté avere un’udienza privata con papa Gregorio XVI, che lasciò il palazzo del Quirinale, allora residenza pontificia, proprio per incontrarla. Il Pontefice approvò l’Opera della Propagazione della Fede e la benedisse. Successivamente l’Opera sarà trasferita da Lione a Roma.

Nel suo ultimo viaggio a Roma, nel 1856, Pauline partecipò il 1° novembre alla Messa nella Cappella Sistina, celebrata dal beato Pio IX. Il Pontefice l’accolse paternamente e le offrì sostegno anche sul piano economico. La sua vita fu costellata di sante amicizie. Divenne amica di Claudine Thévenet, fondatrice e presidente dell’Associazione del Sacro Cuore, canonizzata nel 1993; di don Jean-Claude Colin, fondatore della Società di Maria, la cui causa di beatificazione è in corso; di madre Magdeleine-Sophie Barat, fondatrice della Società del Sacro Cuore, canonizzata nel 1925.

Tuttavia, la terziaria domenicana Pauline venne pressoché dimenticata, morì a 62 anni, il 9 gennaio 1862 a Casa Loreto nella miseria e nell’indifferenza generale. Al suo funerale erano presenti i poveri e venne sepolta come una conosciuta, in seguito le sue spoglie saranno traslate nella chiesa lionese di Saint-Nizier, dove oggi si trovano ancora, mentre il suo cuore imbalsamato è custodito nella chiesa di San Policarpo della stessa città. Giovanni XXIII la dichiarò venerabile nel 1963 e il 26 maggio 2020 papa Francesco ha approvato un miracolo del 2012, attribuito per sua intercessione.

Il 19 maggio 1843 venne fondata l’Opera della Santa Infanzia per volontà di monsignor Charles de Forbin-Janson (1785-1844), vescovo di Nancy. Cercando un modo per assistere i missionari in Cina, che avevano scritto per chiedere aiuti materiali e spirituali, su suggerimento proprio della beata Pauline Marie Jaricot, creò un’organizzazione di beneficenza composta da bambini che fornivano assistenza ai coetanei dei Paesi di missione, dando vita ad un circolo virtuoso di carità in preghiere e in denaro. Attualmente l’Opera è diffusa in più di 130 Paesi ed è posta sotto la protezione di Gesù Bambino e della Beata Vergine Maria, insieme agli angeli custodi. Il motto dell’Opera è: «I bambini evangelizzano i bambini, i bambini pregano per i bambini, i bambini aiutano i bambini di tutto il mondo».

Il 1° giugno 1889 venne fondata l’Associazione di San Pietro Apostolo per iniziativa della giovane Jeanne Bigard (1859-1934) e di sua madre Stephanie, che frequentano abitualmente la Società delle Missioni Estere di Parigi. In una lettera del 1° giugno 1889 a loro indirizzata, monsignor Cousin, vescovo di Nagasaki (Giappone), esprimeva il suo rammarico nel rimandare in famiglia, per mancanza di fondi, ragazzi che «avrebbero potuto diventare eccellenti seminaristi e buoni sacerdoti». Lo scritto del Vescovo missionario diventa per Jeanne e Stephanie una chiamata divina: il sostegno alla formazione del clero indigeno divenne la loro vocazione cui offrire, senza riserve, tutta la loro esistenza. La carità in tal senso era destinata anche all’erogazione di borse di studio per i seminaristi, nonché l’offerta della preghiera quotidiana. L’Opera si estese velocemente. 

Infine, 150 anni fa nasceva il beato Paolo Manna di Avellino (1872-1952), fondatore dell’Unione Missionaria del Clero, il quale dopo molti anni di missione in Birmania decise di dedicarsi ad animare fra il clero il risveglio missionario di tutti i credenti. Scopo era e dovrebbe ancora essere l’informazione e la formazione missionaria di sacerdoti, membri di istituti religiosi, associazioni di vita comunitaria e istituti secolari, candidati al sacerdozio a una vita devota a Dio per diffondere al meglio la Buona Novella a tutte le genti. Questo progetto venne sottoposto a Benedetto XV, che lo approvò senza indugi; il decreto di approvazione degli statuti e dell’Unione Missionaria del Clero fu emanato nel gennaio del 1917. Nella sua lettera apostolica del 1919, Maximum illud, il Papa raccomandò la presenza dell’Unione in ogni diocesi del mondo.

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