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Il Beato Clemens von Galen, il “leone di Münster”

(Cristina Siccardi) Alla manifestazione pubblica di Acies ordinata, svoltasi a Monaco di Baviera il 18 gennaio scorso. contro la Conferenza episcopale tedesca, esplicitamente orientata verso una conversione integrale progressista ed ecologista di stampo germanico-amazzonico, radicalmente diversa dalla Chiesa cattolica, apostolica, romana, era presente la guida pro-life della Germania, la baronessa Edwig von Beverfoelde, molto attiva anche sul fronte dell’opposizione al matrimonio omosessuale. Il suo credo cattolico proviene dai profondi valori cristiani della sua famiglia, che risalgono al prozio, Clemens August Joseph Pius Emanuel Antonius von Galen, vescovo e cardinale, un paladino di insindacabile peso storico e religioso. Una figura, tuttavia, che non viene sufficientemente riproposta come modello di Pastore, nonostante la beatificazione avvenuta il 9 ottobre 2005 sotto il pontificato di Benedetto XVI, un Pastore, infatti, che ha troppi evidenti caratteri che lo diversificano dall’attuale gerarchia ecclesiastica in “uscita”, che si ribella ai principi (dogmi e dottrina) della Fede e della missionarietà (azione) evangelica. Disse nell’omelia l’allora Prefetto della Congregazione dei Santi, il Cardinale José Saraiva Martins nella Basilica di San Pietro, a proposito di quest’uomo di Dio che non chinò il capo al mondo del suo tempo: «[…] se c’è una nota dominante, nella celebre figura del Cardinale Clemens August von Galen, Vescovo di Münster, la cui beatificazione, oggi, riempie i nostri cuori di gioia, è proprio l’aver praticato le virtù del cristiano e del Pastore, in modo eminente ed eroico, in un tempo tanto difficile per la Chiesa e la nazione tedesca. La Germania era, allora, sotto il dominio del nazionalsocialismo. La Diocesi di Münster può ben gloriarsi di aver avuto come Vescovo, sulla cattedra di San Ludgero, un Pastore che, si è opposto intrepidamente contro l’ideologia sprezzante dell’umanità e contro la macchina della morte dello stato nazionalsocialista, tanto da meritare l’appellativo di “Leone di Münster”».

Clemens August vide la luce il 16 marzo del 1878 nel castello di Dinklage, nella regione rurale dell’Oldenburg, presso la città di Münster. Terminati gli studi, fu ordinato sacerdote nel 1904. Per due anni ricoprì la carica di cappellano nel duomo di Münster e fu segretario di suo zio, il vescovo ausiliare MaximiliamGereon von Galen. Venne poi trasferito a Berlino, dove per 23 anni affrontò la tragedia della prima Guerra mondiale e successivamente i disordini della Repubblica di Weimar. Nel 1929 venne nominato parroco di San Lamberto a Münster, e in questa diocesi divenne Vescovo nell’autunno del 1933.

Egli resta uno dei maggiori campioni al mondo di opposizione della Chiesa contro il sadico regime nazionalsocialista, porgendo “all’arma bianca” il suo crocifisso episcopale e avendo per motto «Nec laudibus, nec timore», ossia: «Né con lodi, né con la minaccia» avrebbe abbandonato la via del Signore. Ciò che gli diede forza e coraggio, nel combattere la buona battaglia, fu il rimanere saldo nella Fede, ponendosi in profondo contrasto con le sirene politiche che allucinarono la Germania hitleriana e aggrappandosi, con una devozione tutta speciale, alla Santa Eucaristia, quindi, alla Santa Messa. Nel luglio del 1933, non ancora Vescovo, aveva già protestato rigorosamente contro l’assimilazione delle organizzazioni giovanili cattoliche nella Hitler Jugend («Gioventù hitleriana») e la sua attività antisocialnazionalista acquisì sempre più decisione. Nel marzo dell’anno dopo, in una lettera pastorale per la Quaresima, scrisse: «[…] con sorpresa bisogna pure constatare che una serie di pensieri e di concezioni che sono state elaborate dal movimento ateistico bolscevico, ora vengono riprese sotto il segno del movimento nazionale», ammonendo che la teoria dell’asserita supremazia razziale germanica metteva in discussione le radici stesse della Fede e della morale cattolica. Di altissima levatura governativa, monsignor von Galen, conquistò i fedeli della sua diocesi. La sua statuaria dimensione fisica (un metro e novantanove di altezza) si accompagnava alla monumentale capacità pastorale che gli apportò la solidarietà della popolazione di Münster, pronta anche a ricevere le reazioni delle squadre nazionalsocialiste. Nell’ottobre del 1934 fece pubblicare una raccolta di Studi sul Mito del XX secolo, confutazione de Il mito del XX secolo di Alfred Rosenberg (1893-1946); mentre nell’omelia del 9 febbraio 1936, che tenne nella parrocchia di San Vittore di Xanten, dichiarò che «[…] nella terra tedesca ci sono tombe allestite recentemente. In esse riposano le ceneri di persone che il popolo cattolico considera martiri della fede, perché hanno dato la loro vita come testimonianza fedelissima dell’adempimento del dovere per Dio, la patria, il popolo e la Chiesa».

Durante il dominio del Terzo Reich, la Chiesa ebbe a patire dure persecuzioni, troppo spesso sottaciute nei libri di storia e nella pubblicistica: il 24 agosto 1938, dopo alcune manifestazioni, monsignor Johannes BaptistSproll (1870-1949), vescovo di Rottenburg nel Baden-Württemberg, fu espulso dalla sua diocesi; l’8 ottobre 1938 venne dato l’assalto al palazzo episcopale del cardinale Theodor Innitzer (1875-1955), arcivescovo di Vienna; l’11 novembre 1938 fu devastato il palazzo del cardinale Michael Faulhaber (1869-1952) a Monaco di Baviera; il 10 dicembre 1938 furono mandati in frantumi molti vetri delle finestre della curia arcivescovile di Münster… Già prima dell’eroico e santo soccorso agli ebrei da parte di Pio XII (1876-1958), la Santa Sede non stette a guardare: il 14 marzo 1937, Pio XI (1922-1939) prese solennemente posizione contro il nazionalsocialismo con l’enciclica Mitbrennender Sorge («Con ardente preoccupazione»): fra i testimoni di ciò che stava accadendo politicamente in Germania c’era proprio monsignor von Galen, recatosi a Roma con altri valenti vescovi nel gennaio di quell’anno, su invito dello stesso Sommo Pontefice. Grande risonanza internazionale ebbero tre prediche di accesa resistenza al Governo tedesco, che il santo Pastore tenne nel 1941: il 13 luglio, il 3 agosto, il 20 luglio. In esse denunciò le violenze dello Stato, artefice di morte e di prigionia per tutti coloro che reputava indegni di vivere, fossero cattolici, ebrei, handicappati, malati di mente, zingari, dissidenti…

I nazisti pensarono di vendicarsi, ipotizzando l’arresto e l’omicidio del Pastore di Münster. Ma ebbero timore delle rivolte della popolazione cattolica, quindi si scelse, in sostituzione di tale criminale progetto, di deportare nei campi di concentramento 24 sacerdoti secolari e 18 religiosi, di cui una decina morirono martiri. Nel dopoguerra, quando la Germania era totalmente distrutta, egli continuò ad essere il punto di riferimento di tutti coloro che si trovavano in stato di necessità e di precarietà. Pio XII gli conferì lo zucchetto rosso e il 18 febbraio 1946, di fronte alle macerie del duomo di Münster, il neocardinale pronunciò il suo ultimo discorso. Morì il 22 marzo di quell’anno e fu sepolto nella Ludgeruskapelle della cattedrale distrutta. Il cardinale Clemens August von Galen è stato ciò che dovrebbe essere un vero ministro di Cristo: non un servitore di se stesso e del mantenimento dello status quo per il proprio beneficio economico e/o di potere, più o meno importante, ma un degno servo del Sommo Sacerdote, che con la fermezza, la preghiera e la santità si oppose ai nemici della Chiesa. Egli visse e parlò da credente con intrepida franchezza, senza paura, né degli aguzzini, né dell’opinione pubblica. Quale contrasto dirompente con la Conferenza episcopale tedesca dei nostri giorni… con funzionari ecclesiastici desiderosi di trasformare la Chiesa secondo il mondo e il proprio metro di giudizio.

Fedele al suo motto di Vescovo fino alla fine della sua vita, disse von Galen nel marzo del 1946: «Il buon Dio mi ha dato una posizione che mi obbligava a chiamare nero ciò che era nero, e a chiamare bianco ciò che era bianco, così come si dice nella ordinazione vescovile. Lo sapevo che potevo parlare a nome di migliaia di persone che con me erano convinte che soltanto sul fondamento del Cristianesimo il nostro popolo tedesco può essere veramente unito e raggiungere un futuro benedetto». Che cosa è nero e che cosa è bianco per molti vescovi di oggi? Purtroppo lo constatiamo ogni giorno: gli ordini cromatici si sono ribaltati a seconda dell’essere o meno aderenti al secolarismo.