Il “Concilio” di De Mattei turba i progressisti, ma piace ai premi letterari

(Alessandro Gnocchi, Mario Palmaro su “Il Foglio” del 25/06/2011) Roma. Come un romanzo giallo ben scritto, il “caso De Mattei” si fa sempre più avvincente: mentre in casa cattolica lo storico subisce censure da alcuni organi ufficiali, il mondo della cultura gli tributa onori e riconoscimenti.

E’ fresca la notizia che “Il Concilio Vaticano II. Una storia mai scritta” (Lindau), è stato selezionato nella cinquina dei finalisti della XXI edizione del Premio Acqui Storia 2011, sezione scientifica, uno dei riconoscimenti più prestigiosi per la storiografia a livello nazionale. Non basta. Due settimane fa, i 350 scrittori soci del P.E.N. Club Italiano hanno selezionato il libro di De Mattei per la cinquina che si contenderà l’omonimo premio. Due indizi che forse non fanno una prova, ma che testimoniano un fatto ormai incontrovertibile: il libro di Roberto De Mattei è una pietra miliare per la ricostruzione storica dei fatti e delle idee del Concilio. Ovviamente, quel lavoro è anche l’espressione di una visione della realtà e di un giudizio delle cose.

Ma è innanzitutto uno straordinario affresco del mondo cattolico prima, durante e dopo il Concilio. Impossibile per chiunque avventurarsi in quel territorio facendo finta che non esista. O, che è pure peggio, denigrandolo con sillogismi farlocchi come il seguente: rilevare gravi problemi interpretativi all’interno del fenomeno conciliare è imbarazzante (premessa maggiore); il libro rileva l’esistenza di questi problemi (premessa minore); il libro non è scientificamente attendibile (conclusione). Dove è evidente che la logica aristotelica si alimenta di passione giacobina.

Ad Acqui l’hanno pensata diversamente gli autorevoli membri della commissione presieduta dal professor Guido Pescosolido: storici come Massimo De Leonardis, Aldo A. Mola, Giuseppe Parlato, Francesco Perfetti, Gennaro Sangiuliano. Il risultato conferma la serietà del lavoro e rilancia al centro del dibattito storico questioni fondamentali
che devono essere ancora discusse.

A quasi cinquant’anni dall’apertura del Concilio Vaticano II, insomma, si comincia a fare storia seriamente, così sarà più facile anche fare l’ermeneutica. Ma non sarà proprio questo che disturba tanti sonni? (Alessandro Gnocchi, Mario Palmaro)

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