Ideologia gender, il voltafaccia del presidente dell’Ecuador

CorreaNel dicembre 2013 criticò l’ideologia gender, definendola «pericolosissima»: ora il Presidente dell’Ecuador, Rafael Correa, ha cambiato idea ed ha annunciato la promozione «di una politica globale per le persone Lgbtq», politica che si preannuncia estremamente spinta, al punto da includere un riferimento al «genere» su tutte le carte d’identità, oltre al riconoscimento legale delle unioni omosessuali. Probabilmente gli pesava il fatto d’esser stato bollato come «omofobico», così anche su di lui deve aver agito una sorta di «effetto Barilla», che ha determinato un cambio di rotta a 180°, inaspettato e per nulla necessario. Anzi.

Da qui una frenetica agenda di incontri con i gruppi Lgbtq. Si fatica a riconoscere la stessa persona, che solo il 28 dicembre 2013 parlò in merito di «questione morale»: «Vi sono eccessi – disse testualmente – fondamentalismi mediante i quali si propongono cose assurde. Non è più in gioco la parità dei diritti, bensì un egualitarismo totale, che fa sembrar donne gli uomini e uomini le donne. Ora basta!».

Per questo criticò il fatto che in alcune scuole si insegnasse l’ideologia gender. All’epoca affermò con decisione il proposito di tutelare la famiglia, citando addirittura Nostro Signore: «Grazie a Dio, uomini e donne sono diversi, complementari e non si tratta d’imporre stereotipi: quant’è meglio per una donna preservare i propri tratti femminili e per un uomo quelli maschili. Ritengo preferibile che una donna appaia in quanto donna e credo che anche le donne preferiscano uomini, che appaiano in quanto uomini». Fu, questa, un’analisi apparentemente lucida, tuttavia già fragile, poiché limitata al dato biologico, alla fisicità della questione, ma priva di qualsiasi concetto di «persona» in quanto soggetto trascendente. Debolezze, queste, che han agito come crepe nel sistema e che ora han rivelato tutto il proprio limite.

Lo scorso 27 giugno, senza vergogna per l’incredibile retromarcia, ha annunciato il suo nuovo volto Lgbtq, giustificato maldestramente come tentativo d’evitare che si nasca «con addosso stereotipi e pregiudizi». Per questo, in totale contraddizione con sé stesso, ha annunciato la formazione di «funzionari pubblici in diritti umani e contro le discriminazioni» destinati ad andare in tutte le aule, per inculcare la loro ideologia ai poveri alunni. Inoltre, ha dichiarato la volontà di costituire un «registro di stato civile per le unioni di fatto con la specifica del o della convivente», per “uniformarsi” alla linea seguita da altri Paesi. «E che nessuno ci metta becco!», ha ammonito.

Socialista, ex-missionario seminarista, Correa si definisce ad un tempo cattolico osservante, cristiano di sinistra ed umanista, dando prova di grandi acrobazie ideologiche ed equilibrismi lessicali, mischiando tra loro approcci culturali e ideali drasticamente antitetici, specie a fronte di decisioni, come questa, in netto contrasto con la Dottrina cattolica.

Diane Rodríguez, presidente dell’associazione Silhouette X, appartenente al Collettivo Lgbtq, ha ringraziato il governo ecuadoregno per il suo sostegno alle unioni omosessuali, definendolo «la miglior cosa che abbia fatto». Il che, rebus sic stantibus, non par proprio suonare come un gran complimento…

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