I vaccini provenienti da feti abortiti. È lecito utilizzarli?

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(Tommaso Scandroglio) Si dibatte in questi giorni sulla liceità di utilizzare vaccini provenienti da linee cellulari di feti abortiti. Su questo delicata questione, su cui già si sono espresse la Pontificia Accademia per la Vita nel 2005 e la Congregazione per la dottrina della fede nel 2008 (Istruzione Dignitas Personae su alcune questioni di bioetica, n. 34-35), abbiamo chiesto un parere al prof. Tommaso Scandroglio, filosofo del diritto, autore di un ampio studio sul tema Legge ingiusta e male minore (Phronesis Editore, Palermo-Raleigh 2018).

Nei prossimi mesi verranno commercializzati in Italia, come nel resto del mondo, alcuni vaccini che sono stati messi a punto utilizzando linee cellulari ricavate da un aborto avvenuto nel 1972 e da un altro nel 1985. Due osservazioni. La prima: questi due aborti non sono stati procurati al fine di preparare i vaccini, bensì si sono utilizzati le linee cellulari di feti già abortiti. Dunque quei due aborti ci sarebbero stati comunque, con o senza vaccini. Seconda puntualizzazione: con il vaccino non verranno inoculati nel corpo delle persone cellule di feti abortiti, bensì le linee cellulari derivate da quei due aborti sono servite da coltura per la realizzazione dei vaccini.

Detto ciò e tralasciando l’analisi morale degli atti di ricerca, produzione, distribuzione e vendita del vaccino, il dilemma di carattere morale sorto nella coscienza di molti è il seguente: se io mi vaccino collaboro alla futura produzione di vaccini ricavati da aborti? Non acconsento così all’aborto? In definitiva: non starò collaborando al male? Più in particolare la collaborazione al male relativamente alla suddetta fattispecie si sostanzierebbe, soprattutto, in due aspetti. Il primo: potrei incentivare le aziende farmaceutiche a sviluppare, nel futuro, vaccini ricavati da feti abortiti. L’azione specifica immorale che potrei favorire è l’uso, da parte di queste aziende, di feti abortiti come se fossero mero materiale biologico e quindi ciò potrebbe condurre alla reificazione del nascituro, alla sua cosificazione. Il secondo effetto negativo che potrebbe essere causato dall’uso di un tale vaccino potrebbe essere individuato nella incentivazione di una mentalità pro aborto e quindi di una incentivazione della stessa pratica abortiva. Qualcuno infatti potrebbe essere spinto a ragionare come segue: se anche i cattolici usano vaccini provenienti da aborti vuol dire che l’aborto non è un delitto e anzi da esso può venire anche qualcosa di buono.

Da qui la domanda che abbiamo già posto qualche riga sopra: è lecito usare questi vaccini? A tale quesito aveva già risposto, in senso affermativo però nel rispetto di alcune condizioni che andremo qui ad indicare, la Pontifica Accademia per la Vita nel 2005 con il documento «Riflessioni morali circa i vaccinipreparati a partire da cellule provenienti da feti umani abortiti» e la Congregazione per la Dottrina della Fede nel 2009 ai nn. 34 e 35 del documento «Dignitas personae». Il dilemma etico riguarda il tema della collaborazione materiale al male e si risolve applicando il principio del duplice effetto (Pde) principio di cui qui, per motivi di brevità, ricorderemo solo tre criteri: fine dell’atto, efficacia/ proporzione, stato di necessità. Fine dell’atto: la persona si vaccina perseguendo un fine preventivo sanitario (non ammalarsi e non infettare). Il fine è quindi in sé buono. Molti tra coloro che rifiutano la vaccinazione, perché in tal modo collaborerebbero alla pratica abortiva, spesso dimenticano che l’atto in sé della vaccinazione è buono, non malvagio. Ma non basta che un atto sia astrattamente buono, occorre che, calato nelle circostanze concrete, sia anche realmente buono. E così transitiamo all’analisi del secondo criterio del Pde: l’efficacia, cioè soppesare i pro e i contra. Una condizione da tenere sempre in considerazione è la modalità dell’atto orientato ad un fine buono. Tommaso d’Aquino appuntava che «un atto che parte da una buona intenzione può diventare illecito, se è sproporzionato al fine» (Summa Theologiae, II-II, q. 64, a. 7 c.). Quindi, affinché un’azione sia proporzionata al fine, deve essere efficace, ossia occorre che gli effetti positivi generati dall’azione superino quelli negativi, altrimenti l’azione sarebbe dannosa e dunque malvagia, tenendo altresì in conto la probabilità che si sviluppino sia gli effetti positivi che quelli negativi.


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Al fine di verificare l’efficacia di un’azione occorre in prima battuta soppesare i pro e i contra tenendo in considerazione qualità e quantità degli effetti. Quindi prima individuiamo quali sono gli effetti positivi e negativi e poi verifichiamo “quanto pesano”. In merito alla qualità occorre domandarsi quali siano gli effetti negativi e positivi. Gli effetti negativi nel nostro caso sono, soprattutto, i già ricordati: incentivo nei confronti delle case farmaceutiche a produrre in futuro vaccini ricavati da cellule di aborti e diffusione di una mentalità pro-aborto. A questi effetti si aggiungono i possibili danni alla salute causati direttamente dalla vaccinazione. Gli effetti positivi, tra i molti, sarebbero: tutela della salute e della vita di chi si vaccina e di chi non si vaccina (i vaccinati fanno da scudo ai non vaccinati).

Passiamo al calcolo della quantità degli effetti, ossia al calcolo dell’incidenza. Facciamo notare che tale calcolo richiama necessariamente il calcolo delle probabilità. Inoltre sottolineiamo il fatto che esistono alcuni effetti, di cui dobbiamo calcolare l’incidenza, che derivano direttamente dalla vaccinazione (tutela della salute e della vita e effetti collaterali della vaccinazione) e non riguardano le azioni libere di terzi ed altri effetti che derivano dalla vaccinazione in modo indiretto: vaccinandomi collaboro materialmente ad azioni malvagie di terzi. Partiamo dal calcolo di incidenza che riguarda la collaborazione rispondendo al seguente quesito: vaccinandomi, che peso ha la mia collaborazione nella produzione degli effetti negativi, assai gravi, prima ricordati? Quanto inciderà il mio contributo? In termini più semplici: quanto aiuterò gli altri a compiere il male?Attenzione, a questo proposito, a distinguere il giudizio/previsione sull’intensità collaborativa dal giudizio sull’atto dell’agente principale. Io potrei incidere in modo lievissimo o rilevantissimo sulla medesima decisione di Tizio di uccidere l’innocente Caio.

L’incentivo alla produzione di nuovi vaccini provenienti da aborto è assai remoto e quindi debolissimo: le case farmaceutiche li produrrebbero comunque anche se una manciata di cattolici si rifiutassero di vaccinarsi. Questo tipo di collaborazione non è l’ago della bilancia. Occorrerebbe una mobilitazione mondiale e massiva per bloccarne lo sviluppo. Stessa conclusione per l’incentivo alla mentalità abortista: la stragrande maggioranza delle donne non abortisce perché le persone usano vaccini provenienti da aborti – infatti la quasi totalità delle persone ignorano addirittura questa circostanza – ma per altri motivi. Quindi questi due effetti collaborativi sono sì possibili, ma di assai tenue intensità (stiamo sempre parlando della “forza” collaborativa dell’atto di vaccinarsi, non della pratica abortiva che rimane grave). La giusta obiezione a tale conclusione però potrebbe essere la seguente: anche se tutti noi che ci vacciniamo collaborassimo, seppur remotamente, a provocare un solo aborto, che non ci sarebbe stato se non ci fossimo vaccinati, ciò imporrebbe il divieto di vaccinarsi.


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Per rispondere all’obiezione occorre verificare se vaccinarsi salva più vite di quelle che fa perire e dunque ora è necessario calcolare l’incidenza degli effetti diretti, positivi e negativi, derivati dall’uso del vaccino, non più derivati dalla collaborazione. Occorre perciò comprendere quanto il vaccino tutelerà realmente la salute e la vita di chi si vaccinerà e, in modo indiretto, di chi non si vaccinerà, ossia occorre verificare se il vaccino farà più bene che male, verifica che chiama in causa un calcolo di probabilità. Proponiamo tre scenari, tre ipotesi diverse. La prima: è certo o solo probabile che questi vaccini proteggeranno quasi tutti dal Covid e gli effetti collaterali saranno lievi: sarebbe lecito usarli perché salverebbero più vite di quante perirebbero per un incentivo all’aborto proveniente dall’uso di questi vaccini. Seconda ipotesi: è certo o solo probabile che questi vaccini salveranno poche persone, solo qualche migliaio, e gli effetti collaterali non saranno importanti: rimane lecito usarli perché questi vaccini salverebbero comunque più vite di quelle perite per aborti incentivati dall’uso del vaccino. Insomma, in merito a questi due scenari, il gioco varrebbe la candela. Di contro, la scelta di non vaccinarsi provocherebbe molti più morti di quante si vorrebbe evitare. Dunque chi è contro questi vaccini e si asterrà dal vaccinarsi – qualora versassimo in questi due scenari – cadrebbe in quello stesso errore che imputa a chi vuole vaccinarsi: provocare la morte di persone innocenti. In altri termini la sua omissione configurerebbe una collaborazione materiale, in questo caso illecita, nel provocare molte morti (chi non si vaccina, in questi due scenari, mette a repentaglio la propria vita e quella di terzi. Ciò detto, non esiste un dovere morale assoluto di vaccinarsi perché per un bene maggiore, in casi particolari, si potrebbe e a volte si dovrebbe astenersi dalla vaccinazione). Terzo scenario che, allo stato attuale, pare essere quello più realistico: c’è grande incertezza sulla efficacia del vaccino, ossia non si sa se il vaccino sarà efficace, cioè se i suoi effetti positivi supereranno quelli negativi. In questo caso non si dovrebbe usarlo sia in riferimento alla tematica della collaborazione al male che qui stiamo trattando sia in riferimento alla propria salute. Non solo non si dovrebbe fare ricorso a tale vaccino, ma non si dovrebbe nemmeno metterlo in commercio. Non potremmo usarlo perché non si deve assumere una condotta che da una parte inciderebbe, seppur in modo tenue, nel provocare effetti gravi (aborti) e sull’altro piatto della bilancia, parimenti, potrebbe provocare in modo significativo gravi effetti sulla salute e sulla vita delle persone. Si sommerebbero due effetti nefasti e non si compenserebbe, come abbiamo visto nelle precedenti due ipotesi, un danno remoto con un grande beneficio prossimo.Abbiamo scritto che parrebbe essere questo lo scenario più realistico perché molti nella comunità scientifica stanno rilevando che eventuali effetti collaterali, anche gravi o letali, a lunga scadenza potranno, per l’appunto, essere individuati solo tra qualche anno.

Torniamo alla collaborazione materiale al male. L’altro criterio del Pde da applicare è lo stato di necessità: anche se il vaccino fosse sicuramente efficace e potesse salvare milioni di vite (primo scenario), se ci fossero altri vaccini, che non fanno uso di linee cellulari provenienti da aborti, e/o altre cure, ugualmente efficaci per contrastare il Covid, avrei l’obbligo morale di usarli proprio perché più efficaci: infatti il loro uso non porterebbe con sè l’effetto negativo della collaborazione materiale al male (un nota bene: lo stato di necessità si verifica anche nelle more dell’attesa di un vaccino privo di criticità morali, stante la presenza sul commercio di soli vaccini provenienti da aborti). E dunque la ragione, individuando una soluzione più efficace, avrebbe il dovere di adottarla.

In estrema sintesi: se gli unici vaccini per prevenire il Covid fossero quelli provenienti da aborti e la loro efficacia fosse certa o probabile allora sarebbe moralmente lecito usarli. Un’ultima nota. Questo tema tocca la sensibilità di molti cattolici. È comprensibile e lodevole un istintivo rifiuto di un vaccino che ha usato, come brodo di coltura, delle linee cellulari provenienti da aborti volontari, ma le questioni morali si risolvono, soprattutto, non con l’intuito, ma con la riflessione. Tutte le nostre azioni producono sempre un danno e a volte questo danno si configura come collaborazione al male: ossia a volte c’è qualcuno che usa degli effetti materiali delle nostre azioni a fin di male. Ma non sempre l’atto che ha generato questi effetti è esso stesso malvagio. Alcuni esempi: è lecito pagare le imposte ad uno Stato che con parte dei quei soldi promuove l’aborto perché gli effetti ricercati da chi paga tale imposte sono positivi (fine buono) e sono maggiori degli effetti negativi (si salveranno più vite di quelle abortite) e perché per ottenere quegli effetti positivi le imposte sono necessarie. Quindi collaboro materialmente ad un danno provocato da terzi e nel frattempo tollero tale danno da me non voluto. Chi rifiuta i vaccini di cui sopra, non dovrebbe usare l’auto, non solo perché concorre a far morire molte persone di tumore e di differenti patologie respiratorie, ma anche (ed è questo il nostro caso) collabora a scatenare sanguinose guerre per il petrolio, guerre che non ci sarebbero se tutti lasciassero a casa l’auto. Invece è lecita usarla perché gli effetti positivi sono globalmente maggiori e perché il suo utilizzo, in senso generale, è necessario. Non si dovrebbe poi usare il pacchetto Office al computer perché, acquistando tale pacchetto e dando così soldi a Bill Gates, collaboreremmo alle iniziative pro aborto promosse dalla Fondazione Gates. Chi è contro l’uso di questi vaccini dovrebbe vietare anche la vendita di armi e coltelli perché certamente prima o poi qualcuno acquisterà legittimamente un’arma per uccidere un innocente. Gli esempi sono infiniti ma trovano sempre soluzione applicando il Pde e, perciò, verificando – volta per volta – se l’atto, che deve essere orientato ad un fine buono, è efficace e se si versa in stato di necessità. 


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