I Mormoni sbarcano a Roma

(di Lorenzo Stella) I Mormoni sbarcano a Roma. Ma il loro pacchiano luogo di culto, più che alla fede, fa pensare alle fiction sulla criminalità camorristica. Mancano invece le Croci, poiché questa sedicente religione cristiana, in realtà, si basa sul culto di presunti profeti propagandato per ragioni economiche…

I cosiddetti Mormoni sono circa 8 milioni, dato che consente loro di presentarsi come la quarta religione degli Stati Uniti. E sono caratterizzati da un forte proselitismo: vantano un milione di nuovi adepti ogni tre anni, secondo una fonte autorevole come il Pew Research Center, grazie a circa 50 mila giovani missionari che girano gli Usa e il mondo.

Il primo paragone che verrà alla mente è dunque quello con i Testimoni di Geova, la cui insistente azione propagandistica – ridicolizzata in modo irriverente ma non ingiustificato dal cantante Max Gazzè in Sotto casa, brano presentato al Festival di Sanremo e molto diffuso – non è l’unica somiglianza con quella che, più propriamente, dovremmo chiamare Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli ultimi giorni.

La più sostanziale analogia, infatti, è che entrambe queste sette si dichiarano cristiane benché i loro riferimenti concreti a Gesù siano estremamente ambigui, a cominciare dalla Croce: aborrita dai Testimoni di Geova, relegata in un cantuccio dai fedeli del presunto profeta Mormon, quello che ha dato origine al soprannome della confessione. Mormon sarebbe vissuto nelle Americhe nel IV secolo e sarebbe l’autore di un libro che i fedeli leggono nella versione introdotta da Joseph Smith, cioè il vero fondatore della confessione, attivo negli anni ‘20 del 1800 negli USA.

Secondo il ‘Libro di Mormon’ (che seguendo i Vangeli, di fatto, li esautora), l’eponimo avrebbe ricevuto da un altro profeta, Ammaron, notizie sui suoi antenati, grazie a cui Mormon avrebbe ricostruito la millenaria storia del proprio popolo. La vicenda è un po’ complicata e potrebbe apparire stravagante, ma questa genealogia per i mormoni è essenziale. Il centro della loro fede, e l’elemento più accattivante della loro propaganda, è la possibilità di battezzare i defunti: ogni nuovo adepto che si immerge nella vasca, infatti, estende l’effetto salvifico ai propri antenati non battezzati come mormoni (anche i cristiani devono immergersi nuovamente per convertirsi).

Analogamente, la seconda cerimonia per importanza è il suggello, cioè il matrimonio, al quale i neofiti possono associare eventuali figli già nati, saldando la loro unione oltre la morte. Il concetto è che, diventando mormoni, si ha la certezza di vivere per sempre con tutti i propri famigliari di ieri e di domani.

In effetti, quando pensiamo a vita eterna e Paradiso la prima cosa che desideriamo è stare con coloro cui abbiamo voluto bene, dunque la mossa proselitistica è ben colta. Se per i musulmani del VII secolo e persino per i foreign fighters di oggi è allettante l’immagine, alquanto volgarotta e maschilista, di un Aldilà dove gozzovigliare e spassarsela con delle belle figliole, noi occidentali siamo attratti, speranzosi, fiduciosi o certi – a seconda della saldezza della nostra fede – dall’idea di rivedere i nostri cari, ritrovare gli affetti più profondi e dolorosamente interrotti.

Un’immagine laica ma efficace è la scena finale della prima serie dello splendido film Heimat di Edgard Reitz: la protagonista Maria (nome significativo), muore ed entra semplicemente in una stanza in cui incontra i parenti defunti, tutti sorridenti nel vederla.

I mormoni vivono sopratutto nel wild west, lo Stato che ne ospita di più è lo Utah, e un tempo erano noti soprattutto per poligamia e proselitismo: le loro affollate foto di famiglia circolano ancora diffusamente. Alla possibilità di avere più mogli i mormoni hanno ufficialmente rinunciato nel 1890, ritenendola possibile solo nella vita ultraterrena, ma si sospetta che decine di migliaia di fondamentalisti la pratichino ancora.

Ed erano collegati a un’immagine estremamente “wasp” (bianchi, biondi, alti, belli, con gli occhi chiari), che il proselitismo ha però mutato: nei loro attuali video si vedono persone di tutte le razze osannare Mormon e invitare a fare ingresso nella sua chiesa.

Un proselitismo che ha una ragione molto pratica, cioè la decima che i fedeli devono cedere alla chiesa: il termine biblico va per loro inteso alla lettera, cioè il 10% dei guadagni, che tradotto significa circa 5 miliardi di dollari l’anno investiti in fattorie, media, immobili e aziende. Nulla di male: anche le religioni, per vivere, hanno bisogno di risorse finanziarie e nessuna confessione è esente da contraddizioni su questo piano. Lo sappiamo purtroppo anche noi cattolici, se pensiamo alla dolorosa litania di notizie su scandali di corruzione e simonia nella Chiesa che giunge dalle cronache.

La particolarità della religione mormone è però di essere particolarmente lussuosa. I loro templi, informano, sono edificati con le maestranze e i materiali migliori. Da sempre l’edificazione di un luogo sacro si lega a tecniche particolari (in passato una chiesa cattolica, per esempio, era sempre costruita sulle reliquie del santo dedicatario), ma nella setta mormone questo si traduce in edifici simili ad astronavi, dice qualcuno, e più ancora ad hotel cinque stelle. Quelli che potremmo trovare a Doha, Dubai, Singapore, in quelle mete turistiche dove l’esibizione oltre i limiti del pacchiano non spiace. Tappeti sofficissimi e lampadari sfarzosi la fanno da padrone. Lo hanno potuto constatare anche gli italiani che hanno visitato il nuovo tempio mormone di Roma, alla Bufalotta, nelle settimane precedenti all’apertura al culto.

La sala della preghiera, la più importante, sembra il lounge di un aeroporto classe business, scaloni da soap opera degli anni ’90 portano a file di stanze su cui manca solo il cartello con “do not disturb”, su uno dei due pinnacoli simili a minareti si erge la statua dorata di uno degli apostoli. L’unica croce, piccola, è in spalla a uno dei dodici che circondano il colossale Cristo marmoreo del centro visitatori, accanto a una simil casetta trasteverina e alle gigantografie di tipici paesaggi toscani, con cui i proselitisti dello Utah – spiegano – hanno voluto rendere omaggio all’Italia.

Riteniamo che abbiano fatto male i loro conti. Questa magnificenza, le camicie bianche con cravatta azzurra da yuppie anni ’80, le graziosi e cortesi signorine mandate ad accogliere i visitatori, non dovrebbero esteticamente impressionare un’Italia e un’Europa che, nonostante la devastazione culturale degli ultimi decenni, poggia su una tradizione bimillenaria, passata per l’arte bizantina, romanica, gotica, rinascimentale, barocca…

Un solo metro quadrato di una qualunque delle nostre Chiese e dei nostri luoghi di culto e di fede, dai massimi capolavori alla più umile cappellina, custodisce un patrimonio di bellezza che ridicolizza all’istante tutta la pacchianeria di cui i mormoni sono forse inconsapevolmente portatori. Il loro tempio, più che la fede, ricorda la cronaca e le fiction sulla criminalità (Gomorra, Suburra, La paranza dei bambini) in cui mafiosi e camorristi vivono in case squallidamente piene di stucchi dorati. (Lorenzo Stella)

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