“I militanti dell’anticattolicesimo”

(di Lorenzo Stella) Un intellettuale di sinistra che firma un articolo per stigmatizzare una manifestazione pubblica è certamente un’incongruenza: gli engagé progressisti dovrebbero sempre e comunque difendere il diritto di rappresentare le proprie opinioni. L’eccezione è data nel caso in cui l’intellettuale sia Michele Serra e a manifestare siano i cattolici, per protestare contro la rappresentazione di ‘Sul concetto di volto nel Figlio di Dio’.

In questo caso tutto si spiega, intanto perché Serra è un militante dell’anticattolicesimo: i credenti gli vanno bene, o almeno li può sopportare, purché stiano zitti e buoni, si limitino a seguire quegli strani riti come la messa, già le processioni per lui sono fastidiosi retaggi di superstizioni medievistiche. Ma ancor più, a irritare questo scrittore gauchiste, sono i cattolici che pretendono di difendere la loro fede.

Perché si tratta di poveri ignoranti, i quali non comprendono che la luce del progresso e della ragione ha ormai fatto scomparire per sempre certe ombre dei secoli oscuri. C’è una frase nell’articolo che Serra ha dedicato alla vicenda, pubblicato da Repubblica (25 gennaio, pagina 21), indicativa e terribile: “Gli applausi finali, molto caldi, tributati da un pubblico largamente rappresentativo della Milano colta, facevano pensare con una certa tristezza all’autodiscriminazione dei furenti contestatori, impegnati nelle loro giacultaorie e paurosamente lontani dal cosiddetto dibattito culturale. Fanatismo e ignoranza, si sa, sono alleati di ferro”.

Ignoranza delle giaculatorie contro Milano colta, ecco il nuovo manicheismo laicista dell’intollerante, davvero, Serra. Viene da pensare a Giovannino Guareschi, al suo ignorantissimo Don Camillo, che si definiva un rappresentante del cristianesimo “delle donnette, dei bambini, dei parroci di campagna” e di cui Serra si definisce da sempre un ammiratore. Ma l’hai mai letto davvero?

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