I lupi vestiti da pecora minacciano di strage il gregge

 

Lupo_travestito_da_pecora(di Mauro Faverzani) Son troppi ormai i fermenti sospetti e le strane manovre che si scorgono oltre i sorrisi di circostanza al Sinodo. Molti commentatori hanno già notato come, al di là delle questioni di dottrina e di contenuto, vi siano anche problemi di metodo e di forma, tutt’altro che secondari. Disagi e malumori – a dir poco – sono emersi con evidenza nella famosa lettera dei 13 cardinali a papa Francesco con tutto quel che ne è seguito.

Così un evento, presentato sin dall’inizio con l’abito bello della democrazia e della collegialità, si è rivelato, in realtà, facile preda di gestioni arbitrarie da parte di “regie” più o meno occulte, di cui una ben triste anteprima si ebbe già lo scorso 25 maggio coi 50 “illuminati” ritrovatisi a porte chiuse presso l’Università Gregoriana di Roma, proprio per ordire trame presinodali e disegnare nuovi scenari.

Nella relazione del Circulus Germanicus ovvero del gruppo di lingua tedesca, fatta dall’Arcivescovo di Berlino, mons. Heiner Koch, si è fatta pesantemente sentire, al Sinodo, l’influenza di questa sorta di controverso “Consiglio-ombra” della Gregoriana. Ecco perché la pericolosissima proposta, emersa proprio al Sinodo, di affidare la ricerca di soluzioni pastorali alle singole Conferenze episcopali, rivela il rischio subdolo di voler dare la stura alla più totale anarchia ecclesiastica. Sarebbe, questo, il “cavallo di Troia”, con cui abbattere dogmi, Sacra Scrittura, Magistero e Tradizione e, come un fiume in piena, esondare, travolgendo anime e portando ovunque eresia e devastazione spirituale.

A ciascun ambito socio-culturale le singole Conferenze episcopali “adatterebbero”, per così dire, la Dottrina, che a quel punto cesserebbe di esistere, modellandola a proprio piacimento. Un assaggio lo si coglie già nella sconcertante teoria della «gradualità», che tanto piace al Circulus Germanicus, al punto da spingerlo a ritenerla un «dovere pastorale»: si tratterebbe, senza rimproverare, di “accompagnare passo passo” le coppie di adulteri conviventi dai rapporti extraconiugali o dalle “nozze” in Comune – oggettivamente peccaminosi – sino all’eventuale altare ed all’ipotetico Sacramento del matrimonio. Accantonando totalmente così la Legge oggettiva di Dio e l’insegnamento della Chiesa, il senso del peccato e quello del pentimento. Nelle circostanze attuali e con le premesse emerse al Sinodo ciò equivarrebbe ad un disastro, come ben hanno evidenziato i cardinali Raymond Leo Burke e Gerhard Müller, quest’ultimo Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, entrambi convinti che si tratti di un’ipotesi assolutamente «anticattolica».

A rafforzare la percezione che non solo al Sinodo, ma più in generale in Vaticano agiscano autentiche lobby ha contribuito anche l’intervista al vaticanista Paul Badde, apparsa lo scorso 10 agosto sull’edizione tedesca del Catholic News Agency. Egli afferma d’esser stato a conoscenza sin dall’aprile 2005 del cosiddetto Gruppo di San Gallo, quello definito più o meno goliardicamente la «mafia» da un suo membro, il card. Godfried Danneels. Che tale circolo esistesse e che si ponesse come obiettivo quello di evitare che il card. Ratzinger divenisse Papa, «lo posso confermare per esperienza personale», ha dichiarato Badde. Che ha precisato: «Appena tre giorni dopo i funerali di Giovanni Paolo II, i cardinali Martini di Milano, Lehmann e Kasper dalla Germania, Bačkis dalla Lituania, Van Luyn dai Paesi Bassi, Danneels dal Belgio e O’Connor da Londra si sono riuniti a Villa Nazareth col Card. Silvestrini, non più papabile, per metter segretamente a punto una tattica in grado di evitare l’elezione di Joseph Ratzinger. È allora che io scrissi un articolo per Die Welt, apparso il 17 aprile 2005, in cui parlai di tale incontro, precisando come questo violasse le direttive contenute nell’Istruzione scritta nel 1996 dal Papa defunto, Universi Dominici Gregis, Istruzione che fissava nuove regole per le modalità di successione, con direttive rigorose: nessun accordo può esser assunto per influenzare l’esito del Conclave, prima o durante lo stesso. Il card. Meisner di Cologna, oggi in pensione, potrebbe raccontarvi esattamente l’accaduto. Non è un segreto per nessuno che Meisner fosse, all’epoca, il più fiero avversario di questo gruppo nel suo insieme e del card. Danneels in particolare. Pertanto non è lui, amico di vecchia data di Joseph Ratzinger, ad esser stato personalmente invitato al Sinodo dal Papa, bensì il card. Danneels, benché anch’egli emerito. Questo è un fatto». Un fatto sconcertante che conferma l’esistenza di una linea “cospirativa” all’interno della Chiesa.

È pesante, il clima, attorno al Sinodo. Non si sa ancora se vi sia o meno una relazione finale. Ed il solo sospetto che ciò possa dipendere non dalla Verità, bensì da una valutazione di opportunità del momento, è aberrante. La decisione di non divulgare gli interventi dei Padri Sinodali ha aggiunto confusione e segretezza, laddove sempre in passato si preferì agire alla luce del sole. I vescovi polacchi, ad esempio, sono stati obbligati a ritirare dal loro sito i resoconti, che avevano iniziato, dei lavori.

Le manovre che hanno accompagnato e seguito il Sinodo straordinario del 2014, e che ora si ripetono, sono state ben descritte dal giornalista Edward Pentin, nel suo E-book edito da Ignatius Press: The Rigging of a Vatican Synod? An Investigation into Alleged Manipulation at the Extraordinary Synod on the Family, Pentin, assieme a Sandro Magister, ad Antonio Socci e a pochi altri, è uno dei giornalisti che stanno aiutando i non addetti ai lavori a capire quanto sta accadendo nelle aule del Sinodo. Corrispondenza Romana contribuisce a quest’opera di informazione con i suoi articoli, nella speranza che la Chiesa, dopo le fuorvianti innovazioni introdotte in nome di un presunto «spirito del Concilio», non debba patire ora anche le perverse contorsioni di un sedicente «spirito» sinodale. Sarebbe veramente troppo. (Mauro Faverzani)

 

 

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