I leader cristiani: “Basta aiuti ai ribelli anti-Assad”

NalbandianBasta con gli aiuti ai ribelli, che combattono il Presidente Bashar al-Assad: è quanto hanno chiesto agli Stati Uniti i cinque principali leader cristiani siriani giunti in delegazione a Washington, grazie all’aiuto dell’Istituto Westminster e del “Barnaba Aid”, due organizzazioni di sostegno alle comunità dei fedeli minacciati. Il viaggio è avvenuto in un momento particolarmente incandescente non solo sul fronte internazionale, bensì anche sul fronte interno, dopo la dura presa di posizione del sen. John McCain, ex-candidato alla Presidenza degli Stati Uniti, scagliatosi contro la rappresentanza cristiana. Secondo la quale, invece, è vero l’opposto: è ora di cambiare radicalmente strategia, anche esercitando forti pressioni su Arabia Saudita, Qatar e Turchia, affinché cessino di inviare in Siria nuovi terroristi – molti dei quali reclutati anche in Occidente -.Dall’inizio dei combattimenti sono stati oltre 130 mila i morti, più di 2 milioni sono stati i connazionali costretti a lasciare il Paese. Nel novembre scorso vennero rase al suolo a colpi di mortaio le scuole cristiane; a dicembre una dozzina di suore ortodosse greche furono rapite dal loro monastero di Mar Takla a Maaloula; in aprile la stessa sorte capitò a due Vescovi nei pressi di Aleppo; da luglio si rincorrono le notizie e le smentite relative alla morte del sacerdote gesuita Padre Paolo Dall’Oglio.

Secondo mons. Armash Nalbandian (nella foto), Primate della Chiesa armena di Damasco e membro della delegazione, gli Usa devono «cambiare politica e scegliere la via della diplomazia e del dialogo, non sostenere i ribelli, né tanto meno chiamarli ‘combattenti per la libertà’». Mons. Nalbandian ha raccontato d’aver saputo via Facebook dal Vescovo di Aleppo la vicenda di due membri armeni della Congregazione, bloccati dai ribelli sul loro bus e sequestrati. Le loro teste sono state restituite poi in una scatola, che i miliziani dissero contenere dolci.

Fa parte della delegazione giunta negli Usa anche mons. Elias Toumeh, rappresentante del Patriarca greco-ortodosso di Antiochia e di tutto l’Oriente: pochi giorni fa ha celebrato il funerale di un parrocchiano, decapitato in Marmarita. Ad Adeeb Awad, altro delegato, nonché vice-moderatore del Sinodo nazionale evangelico della Siria e del Libano, i ribelli hanno distrutto il tempio, accusando poi del gesto il regime: gli oppositori di Assad, spiega, «sono quelli che uccidono, attaccano le chiese, il clero e le suore, danno alle fiamme le case, mangiano i fegati ed i cuori degli uomini e tagliano le teste». Sono espressione, per intenderci, di sigle terrificanti come Isis, al-Qaeda, al-Nusra ed i Fratelli Musulmani.

A completare la delegazione giunta a Washington figurano Riad Jarjour, pastore presbiteriano da Homs, ed il Vescovo Dionisius Jean Kawak, metropolita della Chiesa ortodossa siriana.

Secondo i cinque membri giunti negli Usa, sarebbe opportuno mantenere una posizione prudente, che non incoraggi i miliziani jihadisti, pur non apparendo come un sostegno incondizionato alla politica del Presidente Assad.

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