Grazie ragazzi!

(Di Francesco Agnoli su “Libertà e Persona” del 07/11/2011) Giovani cattolici francesi cantano l’Ave Maria contro l’ennesimo spettacolo osceno, così descritto dal quotidiano il Fatto (che sta, ovviamente, con lo spettacolo blasfemo, perchè anticristiano): Alt alla cristianofobia. E’ questo lo slogan del gruppo conservatore Institut Civitas che da una settimana presiede ogni spettacolo del cesenate Romeo Castellucci al Theatre de la Ville di Parigi.

Uova, olio, insulti, interruzioni della messa in scena, sono solo alcune delle contestazioni che hanno accolto la prima parigina del Sul concetto di volto nel figlio di Dio, curato dalla Societas Raffaello Sanzio di Cesena. Una reazione forte che imbarazza la Francia della libertà di espressione a tutti i costi.

Il gruppo di militanti cattolici, conosciuto per molte delle loro proteste in difesa della cristianità, non è la prima volta che attacca Castellucci: lo spettacolo infatti, presentato già durante l’estate al Festival di Avignone era stato vittima di numerose contestazioni e per settimane prima della messa in scena il direttore del Théatre de la Ville di Parigi ha ricevuto minacce ed esortazioni perché lo spettacolo fosse rimosso dal programma ufficiale. L’Institut Civitas è quello stesso gruppo che il 17 aprile scorso ha contestato le due fotografie dell’artista spagnolo Andres Serrano, Immersion Piss Christi, dove Gesù è presentato immerso in una pozza di urina.

“Se lo spettacolo”, dichiarano gli attivisti del gruppo cattolico, “fosse stato contro l’Islam sarebbe stato uno scandalo mondiale, mentre quando è la volta di Cristo ognuno si sente autorizzato a dire e fare qualsiasi cosa”. Una fatwa culturale dunque, portata avanti da militanti della chiesa cattolica, che, come ben spiegato nel loro manifesto, intendono instaurare il regno sociale di Cristo sui popoli e le nazioni in generale, in Francia in particolare.

Quella messa in scena da Castellucci è un’analisi forte e incisiva sull’utilizzo del volto del figlio di Dio nella società occidentale, un abuso ai limiti del commerciale che viene denunciato dall’autore. Molto provocatorie alcune scene dello spettacolo: Dio e Cristo sono infatti presentati in un rapporto padre e figlio dalle tinte controverse. Sullo sfondo una riproduzione gigante del Cristo dipinto da Antonio da Messina, la quale rimane al centro di tutta la vicenda.

La prima scena, una delle più contestate, vede il padre anziano che non controlla il proprio sfintere e il figlio che continua a cambiarlo, mentre la cacca continua ad uscire. Nella scene seguenti invece, è la volta di alcuni personaggi che entrano sul palco per tirare bombe contro il volto di Cristo. Immagini molto forti che vorrebbero sottolineare il contrasto tra un Dio cristiano inumano anche nella sua incarnazione, e la realtà di una quotidianità tra un padre e un figlio che affrontano la vecchiaia e il normale decadimento della vita. Sono proprio queste le immagini che il gruppo di fondamentalisti non ha voluto e non vuole accettare, attaccandole come blasfeme e poco rispettose.

Se all’inizio la contestazione sembrava un affare sporadico, a non accettare le interruzioni è il direttore del Théatre de la Ville di Parigi, Emmanuel Demarcy-Mota che ha deciso di denunciare i manifestanti. “Io e i miei collaboratori”, ha dichiarato il direttore nell’ultimo comunicato stampa, “in accordo totale con Romeo Castellucci e la sua equipe, abbiamo deciso che non cederemo per nessun motivo a queste minacce e intimidazioni. Noi vogliamo difendere la nostra missione di fronte a questo terrore. Queste persone contestano uno spettacolo che non hanno nemmeno visto”.

Dello stesso avviso il ministro della cultura francese Frédéric Mitterand, il quale ha giudicato inammissibile una tale presa di posizione, specie in uno stato come quello francese che rivendica laicità e libertà di opinione. A stupire è come una banda di estremisti, a tratti anche non molto numerosa, possa tenere in ostaggio la scena parigina di una delle istituzioni teatrali più rinomate come il Théatre de la Ville de Paris. Lo spettacolo è in programma fino al 30 ottobre e, dopo una settimana in cui ogni messa in scena è stata accompagnata da forti contestazioni, ora si teme un inasprirsi della vicenda.

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