Grande successo della X Marcia: obiettivo, cancellare la legge 194!

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(Mauro Faverzani) La decima edizione della Marcia per la Vita, svoltasi a Roma il 22 maggio, è stata quella forse di maggior successo, non solo per la numerosa e inattesa partecipazione, ma soprattutto per la forza del messaggio che ha ancora una volta trasmesso.

La mattina di sabato scorso il colpo d’occhio su via dei Fori Imperiali, gremita di bambini, di famiglie, gruppi ed associazioni, sullo sfondo del Colosseo, era straordinario. Nonostante gli organizzatori avessero dovuto sostituire la tradizionale Marcia, con una manifestazione statica, nel rispetto delle disposizioni ministeriali, oltre cinquemila persone, secondo il Corriere della Sera, che riporta i dati della Questura, affollavano la piazza. Molti erano giunti dall’estremo Nord fino alla Sicilia per manifestare con forza e determinazione il proprio amore per la Vita.

Erano presenti anche le maggiori testate di informazione, che hanno dato ampio rilievo all’evento, con oltre un centinaio di ripercussioni. Ciò ha confermato come la manifestazione di Roma costituisca il più grande appuntamento pro-life italiano ed europeo.

L’appuntamento era stato preceduto la sera prima, come consuetudine, dalla partecipata Adorazione eucaristica presso la parrocchia di San Giovanni dei Fiorentini. La cerimonia, iniziata con la recita del Santo Rosario da parte di mons. Marco Agostini e presieduta dal card. Raymond Leo Burke, si è svolta alla presenza del cardinale George Pell, del parroco don Roberto Paoloni e di numerosi ecclesiastici tra cui membri dell’Istituto di Cristo Re e della Fraternità San Pietro, con l’accompagnamento del coro del maestro mons. Pablo Colino, già direttore della Cappella Giulia vaticana. Tra i fedeli vi erano i due ambasciatori presso la Santa Sede di Polonia ed Ungheria, rispettivamente Janusz Kotanski e Eduard Habsburg.


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Nel corso della meditazione, il card. Burke ha chiesto di pregare «affinché siano ripristinati il rispetto, la salvaguardia e la cura di ogni vita umana, creata ad immagine e somiglianza di Dio e redenta per l’effusione del Preziosissimo Sangue di Dio Figlio Incarnato». Ed ancora: «Andiamo, col cuore unito a quello del Signore, sotto il Suo vessillo e non dietro agli slogan del mondo. Sì, la battaglia è dura. Sì, ci sentiamo come Davide di fronte a Golia. Ma Cristo è qui, soprattutto nel Santissimo Sacramento, per confermarci nella nostra cooperazione con Lui all’opera di salvezza, per purificare i nostri cuori dalla paura, dal dubbio, dalla confusione, dall’errore e dal peccato».

Il giorno successivo, erano presenti in piazza i presidenti delle più importanti associazioni pro-life italiane e straniere; tra questi, Maria Madise di Voice of the Family e John Smeaton, presidente dello Spuc-Society for the Protection of the Unborn Children; anche quest’anno non ha voluto mancare all’appuntamento Gianna Emanuela Molla, figlia di santa Gianna Beretta Molla, da sempre legata alla Marcia per la Vita di Roma; con lei v’erano il card. Raymond Leo Burke, i sacerdoti e le suore del Verbo Incarnato, il magistrato Giacomo Rocchi, consigliere presso la Corte di Cassazione, la giornalista Costanza Miriano, la dottoressa Aude Dugast, postulatrice della causa di beatificazione di Jérôme Lejeune. E ancora: Jacopo Coghe, vice-presidente di Pro Vita e Famiglia; Matteo Fraioli di CitizenGo; Marisa Orecchia, vice-presidente del Comitato Verità e Vita; Julio Loredo, presidente dell’Associazione italiana Tradizione, Famiglia, Proprietà; la Delegazione della Comunione Tradizionale della Toscana guidata da Pucci Cipriani e Ascanio Ruschi; Samuele Maniscalo, direttore di Voglio Vivere; Francesco Bortolato, presidente del Movimento per la Vita di Venezia; Daniela Durastanti, presidente del Movimento per la Vita di Todi; Martha Zöggeler, coordinatrice del Bewegung für das Leben Südtirol; Piero Uroda, presidente dei Farmacisti Cattolici; Raffaella Frullone, Portavoce delle Sentinelle in Piedi; Giusy D’Amico, presidente dell’associazione Non si tocchi la Famiglia; Andrea Mazzi, rappresentante dell’associazione Giovanni XXIII; Federico Catani, direttore di SOS Ragazzi; Valeria D’Antonio, rappresentante della Vigna di Rachele; Fabrizio Lastei con i giovani di Militia Christi; Wolfram Pensiero, presidente dell’Associazione Famiglia piccola Chiesa; la scuola San Pancrazio della Fraternità San Pio X e la scuola Chesterton con la Compagnia dei Tipi Loschi. Dinanzi al palco si notava una fila di medici, farmacisti e infermieri in camice bianco, diverse file di giovani donne e numerosi bambini.

In attesa degli interventi ufficiali, hanno preso la parola, mostrando anche alcuni video, Fabio Fuiano, presidente degli Universitari per la Vita, e Stefano Principe del gruppo «Voci del Verbo». Sul palco era presente anche Andrea Caciolli, autore del brano L’infinità del vivere che ha fatto da colonna sonora alla manifestazione.


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In apertura, Virginia Coda Nunziante, presidente della Marcia per la Vita, ha ringraziato i politici presenti: ciò in quanto, ha spiegato, l’evento in sé è apartitico, «ma abbiamo bisogno dei nostri uomini politici, per abrogare la 194 e per cambiare quelle leggi del nostro Paese, che contrastano il diritto naturale». Così, in via dei Fori Imperiali, c’erano anche Isabella Rauti, Cinzia Pellegrino, Lavinia Mennuni per Fratelli d’Italia; Lorenzo Fontana, Simone Pillon, Simona Baldassarre, Filippo Bianchi ed Andrea Asciuti per la Lega; Maurizio Gasparri per Forza Italia, Mario Adinolfi ed Andrea Brenna del Popolo della Famiglia. L’on. Matteo Salvini, non potendo prender parte alla manifestazione, ha inviato un messaggio, in cui ha ringraziato tutte le associazioni pro-life ed in particolare, quelle che offrono sostegno alle mamme con gravidanze difficili.

Ha preso quindi la parola Janusz Kotanski, ambasciatore della Polonia presso la Santa Sede, che ha sottolineato i progressi compiuti nel suo Paese a tutela della vita: tra questi, la sentenza con cui è stata dichiarata incostituzionale la «pratica eugenetica» nella legge sulla pianificazione familiare, ponendo precise condizioni di ammissibilità per l’aborto. Del resto, ha precisato, «la famiglia è al centro della politica sociale del governo polacco», che offre sostegni per i nuovi nati e per le famiglie numerose, per l’educazione dei bambini, per lo sviluppo di istituzioni che si prendano cura dei piccoli fino al terzo anno di età. I frutti non mancano: «Non dobbiamo aver paura! – ha proseguito – Il bene vince sempre alla fine. Dobbiamo solo servirlo con tutto l’impegno ed il coraggio che abbiamo».

Al microfono gli è succeduto Eduard Habsburg-Lothringen, ambasciatore di Ungheria presso la Santa Sede, affermando che «Il governo ungherese lavora da nove anni ad una politica familiare attiva con questo scopo ed abbiamo ottenuto risultati bellissimi». A parlare sono i numeri: matrimoni, + 40%; divorzi, – 25%; aborti, – 30%. Nel solo 2019 si è registrata una crescita del 9,4% nelle nascite e del 100% nelle nozze celebrate. Come sia stato possibile raggiungere tali risultati è presto detto: «Serve impegnarsi per aiutare le famiglie e far passare il messaggio che tanti figli sono un regalo per la società». Per questo occorre aiutarle economicamente «con prestiti a fondo perduto, con tasse ridotte o abolite, con aiuti finanziari per la casa o per un nuovo family van». Non solo: «Serve un cambiamento di attitudine», rendendo visibile la famiglia nella società. «È sempre un grande aiuto se i membri-chiave del governo non sono solo cristiani, ma parlano ed agiscono da cristiani. Perché fede cristiane e famiglia vanno insieme! Preghiamo per un’Italia di nuovo piena di bambini!». L’ambasciatore, che è anche arciduca della Casa d’Austria, ha intonato quindi il Regina Coeli, tra l’entusiasmo dei presenti.


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Ha preso quindi la parola John Smeaton, presidente della Society for the Protection of the Unborn Children, che ha precisato come il movimento pro-life faccia «parte di una crociata storica molto più ampia e profonda per la restaurazione della Civiltà Cristiana». Da proseguire uniti, nella verità di Cristo.

È stata proposta di seguito la testimonianza di Anna Bonetti, una influencer di 23 anni, sorda dalla nascita a causa di un’anomalia congenita: grazie all’impianto cocleare ed alla logopedia, dall’età di 5 anni ha imparato a parlare. È stata la testimonial della campagna di ProVita & Famiglia contro la liberalizzazione della RU486. Ma per le sue convinzioni ha dovuto pagare un caro prezzo: «Per il solo fatto di avere affermato che madre e figlio sono due entità distinte e quindi il diritto alla vita di entrambi – ha detto – sono stata addirittura condannata come istigatrice all’odio, come se amare veramente le donne consistesse nel sopprimere la vita che hanno in grembo. Mi sono convertita alla causa pro-life nel momento in cui sono venuta a conoscenza della scioccante verità sull’aborto dei bambini sordi. Infatti la connessina 26 ossia il gene, che provoca la mia sordità, è individuabile per mezzo della diagnosi prenatale, taciuta nel silenzio dell’ipocrisia mediatica. Diagnosi dopo la quale buona parte dei bambini “come me” non vedono più la luce. Per molto tempo mi sono sentita un errore, un pezzo difettoso della fabbricazione umana. Ma poi ho capito che l’errore non ero io, bensì il modo in cui la società mi aveva vista fino a quel momento e credo sia fondamentale restituire ad ognuno la dignità che merita. A volte vi è la concezione che essere contro l’aborto significhi essere contro la libertà, mentre l’unica libertà che viene negata, in realtà, è quella del concepito».

Hanno fatto seguito le toccanti testimonianze di Anna e Dario Alinti, una coppia di Milano, che nel 1980 ha vissuto l’esperienza dell’aborto. Loro sono stati tra le prime vittime della legge 194: «Questa ferita – ha spiegato Anna – me la sono portata dentro per oltre 40 anni. Ero consapevole che nessuno avrebbe più potuto restituirmi ciò che io avevo cancellato quel giorno. Non mi sono mai perdonata e non credo di riuscire a farlo, benché con mio marito abbiamo ricevuto tantissimi doni: 6 figli – 3 sono in Cielo -, 4 nipoti ed una che sta per nascere, tra pochi mesi. Il Signore mi ha però fatto incontrare un gruppo, “La vigna di Rachele”, che ha rappresentato per noi quella guarigione, quella rinascita, che dimostra come dal male possa venire anche il bene. La ferita non sanguina più come prima, però è rimasta una cicatrice. Cicatrice, che io voglio resti ben impressa sul mio corpo, nel mio cuore. Non si deve cancellare, lo chiedo sempre al Signore. So che mia figlia è in Cielo e che fa parte dei martiri innocenti». Suo marito Dario, in lacrime, ha ricordato quei drammatici momenti, segnati dall’aborto della loro creatura: «Mi pento di non aver saputo stare accanto a mia moglie, ma di aver lasciato a lei la scelta. Se le fossi stato accanto, non l’avrebbe fatto». Da qui il vibrante appello rivolto a tutti gli uomini, affinché stiano accanto alle proprie mogli, tendano loro la mano, mostrino loro un’alternativa alla tragedia dell’aborto, tragedia da cui non si può più tornare indietro.

In collegamento video, sul maxischermo del palco della Marcia per la Vita, ha preso la parola anche il vescovo di Sanremo-Ventimiglia, mons. Antonio Suetta, di cui riportiamo a parte il bellissimo e forte intervento. La presidente della Marcia per la Vita, Virginia Coda Nunziante, ha concluso la decima edizione di questo grande evento, sottolineando come esso «non consista nelle parole, ma nella sostanza. E la sostanza, fin dalla prima edizione nel 2011, è stata quella di esprimere una presenza pubblica, per affermare che la vita è un dono indisponibile di Dio e per combattere l’iniqua legge 194, che ha legalizzato l’uccisione in Italia, sino ad oggi, in questi 43 anni, di oltre 6 milioni di innocenti». Ciò ha prodotto generosi frutti, quali il sorgere di nuovi gruppi e movimenti – Pro Vita, i Giuristi per la Vita, gli Universitari per la Vita ed i Liceali per la Vita -, parte di un mondo pro-life, divenuto negli ultimi dieci anni ampio ed articolato e di cui «la Marcia per la Vita ha sempre rappresentato un evento unitivo. Dobbiamo desiderare profondamente che tutta la nostra società torni ad essere profondamente cristiana, perché solo in questo modo si ritroverà la pace, l’armonia, la crescita e la prosperità. La società o si converte o andrà verso un inesorabile declino». 

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