Gran Bretagna: l’imam Ken Livingstone

(di Gianfranco Amato) «Farò di Londra un faro dell’islam». A pronunciare questa frase non è stato l’esponente di un gruppo musulmano radicale, né un imam che simpatizza per la jihad, ma Ken Livingstone, noto anche come “Red Ken” (Ken il Rosso) per le sue simpatie sinistrorse, ex sindaco di Londra e attuale candidato laburista alla carica di primo cittadino della capitale britannica. In un discorso tenuto lo scorso venerdì 16 marzo presso la discussa North London Central Mosque, conosciuta anche come la moschea di  Finsbury Park, “Ken il Rosso”, che per la quarta concorre alla carica di Lord Mayor, si è detto determinato ad «istruire la massa dei londinesi» sui veri insegnamenti dell’islam.

Per avere un’idea del pulpito che Livingstone ha scelto per il suo comizio-sermone, basti considerare che la moschea di Frisbury Park fino al 2003 era controllata da Abu Hamza, un noto arruolatore di terroristi, e che oggi è in mano alla Muslim Association of Britain, legata a gruppi di Hamas, il cui portavoce, Azzam Tamimi, è stato denunciato per apologia degli attentati suicidi.

Uno degli attuali direttori della moschea, Mohammed Sawalha, ha sostenuto la legittimità degli attacchi contro gli alleati di Israele, tra cui i militari dell’esercito britannico. Nella sua inedita veste di imam onorario, Livingstone si è rivolto ai fedeli musulmani riuniti nella moschea di Finsbury Park descrivendo le parole pronunciate da Maometto nel suo ultimo sermone come «un’agenda per tutta l’umanità». Da qui la sua promessa elettorale: «Intendo impiegare i prossimi quattro anni per far sì che ogni londinese non musulmano comprenda le parole ed il messaggio di quel sermone di Maometto, nella consapevolezza che ciò contribuirà a consolidare la nostra città come un faro capace di mostrare al mondo il significato delle parole del Profeta».

E per non smentire la sua natura di navigato politico ha aggiunto la promessa di rendere la vita della popolazione musulmana «un po’ più facile dal punto di vista finanziario». Bisogna ammettere, però, che su questo particolare punto i musulmani londinesi hanno già sperimentato quanto Livingstone sia affidabile.

Durante il suo precedente mandato di sindaco, infatti, “Ken il Rosso” ha finanziato, attraverso la London Development Agency, per centinaia di migliaia di sterline, la East London Mosque di Tower Hamlets, controllata dal gruppo estremista Islamic Forum of Europe (IFE), il quale sostiene apertamente la jihad, rivendica il diritto alla sharia e propugna la creazione di un «ordine sociale e politico islamico» in Gran Bretagna.

In cambio dei generosi finanziamenti gli attivisti dell’IFE hanno appoggiato Livingstone durante l’ultima campagna elettorale del 2008, quella da lui persa contro l’attuale sindaco Boris Johnson. A capo del comitato elettorale “Muslims 4 Ken” vi era Azad Ali, dirigente dell’IFE pubblicamente accusato dal “Daily Telegraph” di aver lodato, nel blog ufficiale dell’associazione, uno dei maggiori mentori di Osama bin Laden, di aver descritto al-Qaeda come un «mito», e di aver giustificato l’uccisione dei soldati britannici in Iraq.

Sempre Ken Livingstone, da sindaco, ha concesso contributi pubblici per migliaia di sterline anche alla Muslim Welfare House, un’associazione vicina proprio alla moschea di Finsbury Park, che per riconoscenza ha sottoscritto una lettera aperta a sostegno della sua rielezione nella citata campagna elettorale del 2008. Il vezzo di tenere discutibili frequentazioni con ambienti estremisti musulmani  Livingstone non lo ha smentito neppure nelle recenti elezioni del municipio londinese di Tower Hamlets, tenutesi nel 2010, in cui ha sostenuto un candidato indipendente, Lutfur Rahman, espulso dal partito laburista per i suoi legami con il gruppo estremista IFE. (Gianfranco Amato)

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