Gli autonomisti vogliono consegnare la Catalogna all’islam?

MasPotrebbe sembrare strano, ma non lo è: ora la coalizione di partiti catalani denominata CiU-Convergenza e Unione cambia strategia e pretende d’arruolare sotto la sua bandiera secessionista i 500 mila musulmani, che attualmente risiedono nella regione autonoma di Catalogna e che rappresentano un terzo dell’intera popolazione islamica spagnola. Con l’obiettivo che lottino con loro per l’indipendenza. Perché strano? Perché tale sigla riunisce il Cdc-Convergenza Democratica di Catalogna di ispirazione liberal-democratica e l’Udc-Unione Democratica di Catalogna di estrazione cristiano-democratica e conservatrice, membro peraltro del Ppe-Partito Popolare Europeo. Dunque, posizioni culturali, che dovrebbero trovarsi agli antipodi rispetto a quelle musulmane. Invece no. Per un pugno di voti il loro leader, Artur Mas (nella foto), non guarda in faccia a nessuno. Incurante delle possibili conseguenze culturali, sociali e politiche del passo da lui compiuto.

Passo, che tuttavia, guardando bene, è tutt’altro che avventato, emotivo o improvvisato. Anzi, è stato ben calcolato. E da molto tempo. Perché se nel 2000 la Catalogna contava in casa propria “soltanto” 70 mila islamici ed oggi se ne ritrova mezzo milione – su di una popolazione di 7 milioni e mezzo di abitanti, pari quindi ad oltre il 6,5% del totale – lo deve proprio alle politiche migratorie studiate e volute in questi anni dal CiU, secondo quanto riportato dal quotidiano spagnolo Abc e confermato dagli stessi servizi segreti iberici. Politiche, tese a privilegiare l’arrivo di stranieri che non parlassero il castigliano, per la maggior parte del Maghreb, per “catalanizzarli” più facilmente attraverso la lingua, impedendo loro d’apprendere lo spagnolo, anche soltanto quello di base.

Una strategia cieca, che pone l’ideologia prima degli Ideali ovvero l’indipendenza prima delle comune radici cristiane del Paese: l’importante per il CiU è che si rifiuti tutto quanto sia o rappresenti la Spagna e che si spezzi l’integrità territoriale dello Stato. Per questo motivo Artur Mas già il 25 marzo del 2003 inaugurò a Casablanca, in Marocco, una sorta di “ambasciata” guidata dall’indipendentista repubblicano Ángel Colom, che, tra l’altro, strinse anche nuove partnership economiche tra le aziende catalane e la capitale Rabat. Non solo: in casa propria Mas avviò contatti sempre più stretti ed organizzò momenti d’incontro sempre più cordiali con gli imam e con le comunità religiose musulmane, specie con quelle nell’orbita radicale del salafismo wahabita, che non esclude in futuro l’eventualità di creare uno “Stato islamico catalano”.

Non è una novità per nessuno. Già nell’estate del 2010 i media diedero grande risalto alle inaudite dichiarazioni di Abdelwallhab Houizi, imam della moschea Ibn Hazn di Lérida, il quale dichiarò: «Fan conto su di noi per raccoglier voti. Però non sanno che, quando smetteremo di votarli, sceglieremo tutti in massa i partiti islamici, perché a noi non interessano né la destra, né la sinistra. Questo ci darà il controllo della regione ed a partire proprio da qui, sfruttando i poteri conferitici dall’autonomia, inizieremo ad impiantare l’islam» in Spagna. Dichiarazioni pesanti, che tuttavia non bastarono ancora a far scattare l’allarme presso il quartier generale dei partiti nazionalisti, i quali superficialmente sottovalutarono la gravità di tali affermazioni. Anzi, non mancarono i benpensanti, che dissero di preferire d’«esser mori prima ancora che spagnoli».

A quel punto il Cdc dovette nominare un responsabile per l’area marocchina della Fondazione Noi Catalani, che riceve oltre tutto finanziamenti dal governo per la «realizzazione di programmi e attività d’integrazione sociale degli stranieri e dei rimpatriati». Ne affidò l’incarico a Noureddine Ziani, Presidente dell’Unione dei Centri Culturali Islamici di Catalogna, affinché sponsorizzasse la bandiera indipendentista tra gli immigrati. Ebbene, proprio costui il 3 maggio 2013 fu colpito da un ordine di espulsione dalla Spagna, per aver posto a rischio la sicurezza nazionale, per aver compromesso la politica estera e per aver rappresentato una minaccia per la stabilità delle istituzioni, essendo un collaboratore stretto dei servizi d’intelligence di un Paese straniero ovvero della Direzione Generale di Studi e Documentazione del Marocco.

Notizie, di fronte alle quali appare sempre più sinistra ma terribilmente concreta la minaccia pronunciata da Quib, confidente del leader di al-Qaeda, al-Zawahiri, impiccato in Egitto nel 1966 per sedizione armata. Egli disse: «Con le vostre leggi vi conquisteremo, con le nostre vi domineremo». Che si parta, ancora una volta, dalla Spagna?

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