GIAPPONE: di nuovo nei ranghi contro il terrorismo

Dopo un impasse di due mesi, il governo nipponico ha votato a favore del ritorno operativo delle proprie truppe nella “guerra al terrore” dichiarata nel 2001 dagli Stati Uniti. Lo ha fatto ignorando una mozione contraria del Senato, caso unico nella storia moderna del Sol Levante.





Dopo un impasse di due mesi, il governo nipponico ha votato a favore del ritorno operativo delle proprie truppe nella “guerra al terrore” dichiarata nel 2001 dagli Stati Uniti. Lo ha fatto ignorando una mozione contraria del Senato, caso unico nella storia moderna del Sol Levante.

Dopo questa decisione, il Primo Ministro Yasuo Fukuda riceverà l’appoggio di molte nazioni occidentali benché, secondo alcuni osservatori, rischi di perdere consenso all’interno del Paese: i cittadini e i membri dell’opposizione lo accusano di aver agito in maniera autoritaria e di aver ignorato il parere contrario alla guerra di gran parte della nazione.

La diatriba sull’intervento nipponico in Iraq ed Afghanistan è esplosa per la prima volta nel novembre 2007, allorché l’opposizione – in maggioranza al Senato – ha costretto il governo ad ordinare il dietro-front ai mezzi nautici nell’Oceano Indiano che operavano come “ponte” di carburante per le forze di coalizione di stanza a Kabul.

L’11 gennaio i Senatori hanno espresso il loro parere contrario all’intervento, ma il rientro nella missione – che riprenderà il prossimo mese – è stato approvato dalla Camera ed il Governo l’ha adottato. Secondo Fukuda, l’intervento «è fondamentale per dimostrare il nostro contributo alla sicurezza internazionale». Per Tokyo rimane importante anche il controllo per la sicurezza delle vie di navigazione fra il Medio e l’Estremo Oriente, per i rifornimenti energetici che mantengono attiva l’economia nazionale. L’opposizione, invece, sostiene che «il Paese, pacifico sin dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, non deve entrare nelle guerre americane».

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