Gerusalemme. Israele demolisce casa di proprietà del patriarcato latino

Gerusalemme. Casa patriarcato2È stata abbattuta senza nessun preavviso, il 28 ottobre. Lo stato di Israele ha ritenuto di farlo perché “costruita senza permesso”, ma la casa di proprietà del patriarcato era lì da prima del 1967, prima della Guerra dei Sei Giorni. Si trovava quindi in una zona che non è mai stata riconosciuta dalla comunità internazionale.
In realtà questa, come altre case, sono state abbattute per “
fare spazio all’espansione dei grandi quartieri ebraici di Gerusalemme Est”.

Resta incredibile l’assenza di qualsiasi preavviso: “Sono arrivati alle 5 di mattina,” racconta uno dei componenti della famiglia che viveva nella casa. “Ci hanno costretti ad uscire dalla nostra casa. Ci hanno tolto i cellulari e ci hanno impedito di avvertire qualcuno. Siamo rimasti a guardare mentre i buldozer devastavano la casa”.
Immediata la reazione di Fouad Twal, patriarca latino di Gerusalemme, che di fianco alle macerie ha dichiarato: “
È un atto contro la legge, l’umanità e la giustizia e aumenta la segregazione e l’odio. Pur sapendo che la casa era di nostra proprietà, nessuno ci ha avvertito di questo gesto folle ed unilaterale. Stavolta non possiamo restare in silenzio di fronte a questa ingiustizia”.

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5 novembre 2013
Israele abbatte una casa del patriarcato latino a Gerusalemme
La protesta di Fouad Twal tra le macerie: «Un’ingiustizia di fronte alla quale non possiamo rimanere in silenzio»

Il patriarca Fouad Twal sulle macerie di una casa di proprietà dal patriarcato latino distrutta dalle ruspe della municipalità di Gerusalemme, scortate dall’esercito israeliano. «Un atto di vandalismo contrario alle leggi internazionali», tuona il presule.

La clamorosa protesta si è svolta questo pomeriggio a pochi metri dal check-point che separa Gerusalemme da Betlemme e ha visto presenti insieme al patriarca Twal e ai vescovi ausiliari numerosi cristiani di Terra Santa. Un gesto forte accompagnato da una vibrata lettera di protesta indirizzata al ministero degli Interni israeliano. L’episodio è avvenuto all’alba del 28 ottobre quando le ruspe – senza alcun preavviso – si sono presentate per radere al suolo la casa, che si trova a circa 150 metri dal check-point poco sotto la collina di Tantur, nei pressi del grande quartiere ebraico di Gilo. «Sono arrivati alle 5 di mattina – ha raccontato la famiglia che viveva nella casa del patriarcato -. Ci hanno costretti ad uscire dalla nostra casa. Ci hanno tolto i cellulari e ci hanno impedito di avvertire qualcuno. Siamo rimasti a guardare mentre i buldozer devastavano la casa».

Il fatto si inserisce in un’ondata di demolizioni di case palestinesi decretate proprio in questi giorni dalla Municipalità a Gerusalemme Est . Solitamente la motivazione ufficiale che viene data è di tipo urbanistico: Israele le abbatte perché le ritiene «costruite senza permesso», e vengono abbattute per fare spazio all’espansione dei grandi quartieri ebraici di Gerusalemme Est come Gilo e Har Homa. In questo caso però la situazione è paradossale: la casa in questione, infatti, era lì da prima del 1967, quando con la Guerra dei sei giorni Israele ha assunto il controllo di quest’area, ricomprendendola poi entro i confini di Gerusalemme. Quindi questa casa è abusiva solo perché sulla zona non è mai stata fatta una pianificazione urbanistica che ricomprendesse gli edifici esistenti.

«Pur sapendo che la casa era di nostra proprietà, nessuno ci ha avvertito di questo gesto folle ed unilaterale – ha dichiarato il patriarca Fouad Twal durante la manifestazione di oggi -. Stavolta non possiamo restare in silenzio di fronte a questa ingiustizia».

Giorgio Bernardelli

Fonte: Vatican Insider
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6 novembre 2013
ISRAELE/ Demolita casa di proprietà del Patriarcato di Gerusalemme, le proteste della Chiesa cattolica

Un atto contro la legge, l’umanità e la giustizia: così si è espresso il patriarca latino di Gerusalemme, Fouad Twal dopo che le autorità israeliane avevano demolito una abitazione, di proprietà del patriarcato stesso, dove viveva ospite una famiglia palestinese. E’ un atto contro la pace, ha aggiunto, e aumenta la segregazione e l’odio. Le motivazioni delle autorità israeliane: la casa era stata costruita senza la necessaria autorizzazione edilizia: dentro vi vivevano quattordici persone che adesso si trovano sotto a una tenda. Il patriarca insieme alle massime autorità religiose di Gerusalemme si è poi recato a controllare che l’accesso alla città palestinese di Betlemme fosse ancora in funzione. Twal ha risposto alle autorità israeliane dicendo che la casa era stata costruita legalmente ed era di proprietà del patriarcato cattolico e nessun ordine di demolizione era mai stato mandato al patriarcato stesso. Adesso il patriarca intende aprire un caso presso la giustizia israeliana e quella internazionale. La casa si trovava nella zona di Gerusalemme est dove vivono molte famiglie arabe, da sempre residenti in quella zona che è stata occupata e annessa ad Israele dopo la guerra del 1967. Una annessione che non è mai stata riconosciuta dalla comunità internazionale. 

Fonte: Il Sussidiario

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