Germania. Con la scusa della crisi si deportano anziani e malati all’estero

Ci siamo. Quando il laicismo e l’economia trionfano tutto è concesso. Anche la deportazione di migliaia di anziani per motivi economici. Secondo il “Guardian”, un numero sempre più alto di anziani e malati sono stati costretti a trasferirsi dalla Germania a pensionati dell’Europa dell’Est e dell’Asia. Il motivo? I costi crescenti dell’assistenza sanitaria e il taglio ai bilanci.
Ma non succede solo in Germania: è un business che riguarda anche l’Italia.
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29 dicembre 2012
Crisi Europa: la Germania “deporta” anziani e malati ad est
di Debora Billi

Si delocalizzano a forza i vecchi, in Asia e all’est: spediti altrove perché non ci sono soldi per mantenerli in Patria. L’Europa è un orrore senza fine.

La parola brucia, scotta. Eppure è il Guardian, autorevole quotidiano britannico, ad usarla nel catenaccio sotto il titolo: inumana deportazione“.
Si tratta della sbalorditiva notizia che arriva dalla Germania. Ecco il testo del Guardian, in traduzione:

Un crescente numero di anziani e malati tedeschi vengono spediti all’estero per cure di lungodegenza in ospizi o centri di riabilitazione, a causa dei costi crescenti e del livello in declino dell’assistenza tedesca. L’iniziativa, che ha visto migliaia di pensionati ricollocati in case dell’Europa dell’Est e dell’Asia è stata pesantemente criticata dalle organizzazioni di welfare come “deportazione inumana”.

Il problema è la popolazione che invecchia e gli alti costi sociali dell’assistenza, che in un momento di tagli ed austerity non può provvedere a tutti. Così, come si delocalizzano le industrie per risparmiare sui costi, ora si delocalizzano a forza anche anziani e malati per lo stesso motivo. Ma qui si tratta di esseri umani, e non di macchinari.

Circa 7000 di essi si trovano oggi in ospizi in Ungheria, 3600 in Repubblica Ceca e Slovacchia, altre centinaia in Spagna, Grecia e persino Thailandia o le Filippine. Il Guardian ha parlato con molti di essi, ed hanno dichiarato che sono stati costretti a tale scelta con estrema riluttanza. Inoltre, sembra che aziende specializzate nel business degli anziani stiano aprendo sedi in questi Paesi proprio per stipulare convenzioni col sistema sanitario tedesco e “ricevere” i vecchietti spediti colà dalla Germania.

Le associazioni lanciano l’allarme: anziani spesso poco presenti a se stessi che si ritrovano in posti lontani, con lingue diverse, fuori dalla loro casa e dal loro quartiere. In posti dove, come accade per le industrie, l’obiettivo è il risparmio all’osso.

Non so esprimere quanto trovo agghiacciante quello che sta accadendo. Non voglio arrivare a fare orridi paragoni col passato. Ma sempre più trovo inumana e terribile questa orrenda Europa e il suo metodo di governo, da cui vorrei scappare insieme a tutto il mio Paese. Ripeto ciò che ho detto altre volte: chi voterà “per l’Europa” è mio nemico.

Fonte: Crisis
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24 dicembre 2012
Anziani ricoverati nelle case di riposo slovene

La vicina Repubblica comincia ad attrarre nonni triestini grazie a rette mensili di 890 euro, mentre nelle strutture italiane si pagano mensilmente anche 400-500 in più

di Laura Tonero

E il nonnetto lo metto in un casa di riposo in Slovenia. Dopo le sigarette, la benzina o i servizi postali, ora la vicina Repubblica intende fare concorrenza a Trieste anche con le case di riposo.
Sono ormai decine gli anziani della nostra città che stanno vivendo gli ultimi anni della loro esistenza in strutture asssitenziali di Sesana, Capodistria o Portorose.

I figli hanno deciso di sistemarli lì principalmente per le tariffe estremamente concorrenziali che, come pubblicizzano le strutture di accoglienza per anziani oltreconfine, partono da 890 euro. A Trieste le rette mensili per una persona autosufficiente oscillano tra i 1.000 e i 1400 mila euro, cifra che può essere ridotta grazie all’integrazione della retta da parte del Comune come previsto dalla legge numero 35 del 1981.

«Le case di riposo in Slovenia fino a poco tempo fa erano quasi esclusivamente pubbliche mentre da poco si affacciano sul mercato queste strutture private», spiega Claudio Berlingerio, segretario regionale degli affari istituzionali della Fisa, la Federazione Imprese della Sanità e Assistenza, nonché titolare di alcune tra le più importanti residenze per anziani della città. «Questo fa si che la Slovenia non abbia ancora legiferato alcunché in materia, – continua – e che i controlli siano ancora pochi e scadenti. Inoltre le rette che loro pubblicizzano non includono le prestazioni di carattere sanitario che noi garantiamo a tutti i cittadini».

Nella pubblicità di Dom Daniza, una realtà di Smarje, si legge: «Gestione familiare, approccio professionale, giardino con vista sul golfo di Capodistria, servizi di parrucchiere, pedicure, fisioterapia». In evidenza la retta del centro per la terza età “Lucia” di Portorose che ospita persone autosufficienti e non. «A partire da 890 euro offriamo alloggio in stanze confortevoli complete di doccia, servizi privati, telefono, tv e connessione internet», si legge nella pubblicità della struttura. E accanto: «servizi sanitari a richiesta».

Tra le strutture pubbliche più importanti in Slovenia ci sono quella di Lubiana, ”Dom Starejsh Obcanov” e quella a Logatec, “Varovana Stanovanja” dove gli anziani sloveni pagano rette definite in base ad un sistema tipo equo–canone. Nella nostra regione una legge ad hoc stabilisce standard qualitativi e assistenziali ben precisi.

«La Regione Friuli Venezia Giulia in fatto di legislazione sociale non è seconda a nessuno, – valuta Berlingerio – imponendo livelli e standard di qualità elevati che per l’utente sono una garanzia».
Ma chi pensa di “sistemare“ un anziano in una delle case di riposo slovene è bene che tenga conto di altri fattori come, ad esempio, del fatto che «perderebbe – osserva Berlingerio – il diritto all’assegno di accompagnamento e tutte le prestazioni sanitarie sarebbero a carico dell’utente». Un bel rischio insomma, come quello che, se l’ anziano si dovesse sentire male «il 118, – avverte il referente Fisa – per una questione di competenza territoriale, non può intervenire per soccorrerlo e accompagnarlo negli ospedali di Cattinara o Maggiore».
Insomma pro e contro ma di questi tempi un risparmio mensile che può andare da 300 fino a 500 euro sembra attrarre più di una famiglia costretta a piazzare gli anziani genitori in casa di riposo.

Fonte: Il piccolo gelocal


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