GEORGIA: verso una nuova guerra fredda?

La Russia – si legge sul “Corriere della Sera” del 26 agosto 2008 – è pronta a rompere del tutto le relazioni con la Nato e a sospendere ogni negoziato per l’ingresso nell’Organizzazione mondiale del commercio (Wto).





La Russia – si legge sul “Corriere della Sera” del 26 agosto 2008 – è pronta a rompere del tutto le relazioni con la Nato e a sospendere ogni negoziato per l’ingresso nell’Organizzazione mondiale del commercio (Wto).
La diplomazia europea getta acqua sul fuoco, ma dal Cremlino arrivano segnali tutt’altro che incoraggianti. Alle dichiarazioni su Nato e Wto del presidente Medvedev e del premier Putin, si sono aggiunti i voti delle due camere del Parlamento che hanno chiesto all’unanimità a Medvedev di riconoscere l’indipendenza dell’Ossezia e dell’Abkhazia (25 agosto).

«Non abbiamo paura di una nuova guerra fredda. Siamo pronti a tutto». A quasi vent’anni dalla caduta del muro di Berlino, il Cremlino, cavalcando il malcontento dei piccoli nazionalismi in cui è frammentata l’ex URSS, ha deciso di riconoscere le province separatiste della Georgia, l’Abkhazia e l’Ossezia del sud, accrescendo il timore di una progressiva «balcanizzazione» della regione, dopo gli scontri militari di qualche settimana fa.
Mentre nelle due regioni si festeggiava in piazza, su Mosca è piovuta una raffica di prese di distanza, a partire da Ue e Nato, fino alle Nazioni Unite: «È una violazione diretta di numerose risoluzioni del Consiglio di Sicurezza Onu riguardo all’integrità territoriale della Georgia, risoluzioni che la stessa Russia ha sottoscritto» dice il segretario generale della Nato, Jaap de Hoop Scheffer.

Il segretario di Stato americano Condoleeza Rice definisce «deprecabile» la decisione russa. Le fa eco la presidenza francese della Ue che ha diffuso una nota di «ferma condanna» per l’atto che «va contro i principi dell’indipendenza, della sovranità e dell’integrità territoriale della Georgia».

Dal Palazzo di vetro il segretario generale delle ONU, Ban Ki-moon, esprime preoccupazione per «le vaste implicazioni per la sicurezza e la stabilità del Caucaso».
Anche l’Italia prende le distanze giudicando quello delle due regioni separatiste «un riconoscimento unilaterale […] che impone una riflessione sul quadro di sicurezza nell’area, nella consapevolezza che la stabilità e la pace impongono la collaborazione con la Russia» ha dichiarato il ministro degli Esteri, Franco Frattini.

La tensione sale su tutti i fronti: al porto georgiano di Poti, dove si fronteggiano direttamente militari russi e statunitensi; in Ossezia del Sud, dove i militari georgiani hanno rioccupato un villaggio e si temono nuovi scontri armati. Medvedev ha affermato che la Russia fornirà adeguata protezione a Abkhazia e Ossezia del Sud in caso di possibili attacchi. «La Russia ha il dovere di difendere i propri interessi lungo tutti i suoi confini», ha asserito in un’intervista alla Cnn, lasciando presagire ulteriori preoccupanti sviluppi.

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