GEORGIA: cronologia della crisi

7 agosto – L’esercito georgiano e i separatisti dell’Ossezia del Sud trovano un accordo sul cessate il fuoco e l’avvio di colloqui, con mediazione della Russia. Poche ore dopo, l’esercito georgiano lancia un attacco a sorpresa per «ristabilire l’ordine costituzionale».





7 agosto – L’esercito georgiano e i separatisti dell’Ossezia del Sud trovano un accordo sul cessate il fuoco e l’avvio di colloqui, con mediazione della Russia. Poche ore dopo, l’esercito georgiano lancia un attacco a sorpresa per «ristabilire l’ordine costituzionale».

8 agosto – Mosca reagisce inviando truppe verso l’Ossezia del Sud. Preoccupazione internazionale per il dramma dei civili coinvolti nel conflitto.

9 agosto – Georgia: il parlamento approva lo «stato di guerra». L’esercito russo continua ad attaccare anche con raid aerei. Una delegazione di USA, UE e OSCE si dirige a Tbilisi.

10 agosto – La Georgia annuncia un cessate il fuoco unilaterale ma secondo la Russia gli scontri continuano attorno a Gori.

L’aviazione russa compie raid vicino a Tbilisi, e la marina dispiega navi presso i porti georgiani sul Mar Nero.

In Abkhazia le autorità annunciano piena mobilitazione per allontanare le truppe georgiane dall’unica roccaforte che ancora presidiano, Kodori Gorge.
Il governo americano si schiera apertamente a fianco della Georgia.

Bernard Kouchner, ministro degli Esteri francese, arriva a  Tbilisi e presenta un piano di pace in 3 punti. Si annuncia il prossimo viaggio a Mosca di Nicolas Sarkozy, presidente di turno della Ue.

11 agosto – Raid aerei russi in territorio georgiano.

I diplomatici europei guidati da Kouchner convincono il presidente georgiano Saakashvili a firmare una bozza di accordo di cessate il fuoco. Si attende la mediazione di Sarkozy a Mosca.
Da Mosca, Putin accusa gli Stati Uniti di interferenza. La Russia manda migliaia di soldati in Abkhazia e usa la regione come base per penetrare in Georgia.

L’Alto commissariato Onu per i rifugiati ritiene che ci siano fra 10.000 e 20.000 civili sfollati all’interno della Georgia (inclusa l’Ossezia del sud). Secondo la Russia, altri 30.000 sono fuggiti in Ossezia del Nord. Migliaia i morti.

12 agosto –
Continuano i bombardamenti russi. Numerosi morti, fra cui un giornalista olandese.

La Russia blocca l’approvazione di una risoluzione ONU favorevole al piano di pace in 3 punti.

Partono per Tbilisi i leader di cinque Paesi del centro-est europeo, sostanzialmente per offrire solidarietà alla Georgia. A Mosca si dirige il presidente francese Sarkozy.

13 agosto – La Georgia accetta il piano di pace proposto da Parigi e Mosca. Sarkozy aveva incontrato in precedenza il presidente russo Medvedev con cui ha concordato un piano in 6 punti per risolvere il conflitto. Soltanto il sesto punto del piano – un dibattito internazionale sul futuro status delle repubbliche indipendentiste di Ossezia del Sud e Abkhazia – è stato modificato.
Il Segretario di Stato americano Condoleeza Rice ingiunge alla Russia di sospendere «davvero» le operazioni militari. Fonti americane indicano che le previste manovre congiunte Nato-Russia potrebbero essere sospese in seguito all’attacco russo in Georgia.

L’ambasciatore russo all’ONU, Vitali Ciurkin accusa gli Stati Uniti di avere in qualche modo appoggiato l’attacco georgiano contro l’Ossezia del sud, magari semplicemente con una «tacita approvazione».

25 agosto – La Duma chiede all’unanimità a Medvedev di riconoscere l’indipendenza dell’Ossezia e dell’Abkhazia.

26 agosto – La Russia riconosce l’indipendenza dell’Ossezia e dell’Abkhazia. UE, ONU e USA condannano l’atto. Venti di guerra fredda.

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