GEORGIA: avvio alla ricostruzione dell’URSS

Gli analisti sono concordi nel rilevare che la recente guerra in Georgia ha riportato la Russia fra le potenze protagoniste, anche in campo militare. Da tempo si sente parlare d’una graduale ricostituzione di molte delle strutture che componevano la vecchia URSS






Gli analisti sono concordi nel rilevare che la recente guerra in Georgia ha riportato la Russia fra le potenze protagoniste, anche in campo militare. Da tempo si sente parlare d’una graduale ricostituzione di molte delle strutture che componevano la vecchia URSS senza, ovviamente, risuscitarne il nome. Già nel 2002 il dissidente russo Vladimir Bukovskij aveva avvertito: «Il governo Putin sta cercando di ricomporre il potere del centro, cioè del Cremlino. Non credo che riesca a restaurare un sistema totalitario, poiché esso era strettamente collegato all’ideologia comunista, ma possono ripristinare il potere centrale su molti aspetti della vita dei russi. Si sta tornando indietro. Si parla addirittura di ricostituire l’Unione Sovietica in qualche forma».

Gli avvenimenti, purtroppo, sembrano dargli ragione. Dalla rimozione di possibili antagonisti, come l’“oligarca” Mikhail Khodorkovsky, ex-patron della Yukos, alla misteriosa uccisione di alcuni giornalisti dell’opposizione, all’investitura coatta del nuovo presidente Medvedev, i russi si stanno riabituando a metodi che credevano invece morti e sepolti per sempre. D’altronde, invertendo il declino che l’aveva colpita dopo il disfacimento dell’Armata rossa, dal 2006 la Russia è imbarcata in un ambizioso progetto di riarmamento. L’11 settembre 2007, per esempio, ha testato con successo una bomba termobarica di nuova concezione, il più potente ordigno non nucleare oggi esistente. Un mese fa è diventata operazionale la nuova generazione di missili nucleari intercontinentali, chiamati SS18 “Satana” (proprio così), con testate multiple e capaci di raggiungere qualsiasi punto del pianeta. Nuovi aerei da combattimento, come il Sukhoi S-37, in grado di misurarsi con i più avanzati velivoli occidentali, sono in fase finale di collaudo.

Quel che è più importante, però, non è tanto l’ammodernamento delle Forze armate russe, bensì la chiara determinazione di utilizzarle senza indugio quando sono in causa gli interessi nazionali, come ha dimostrato la recente esperienza georgiana. A tutto questo panorama dobbiamo, infatti, aggiungere una politica estera sempre più aggressiva. Dopo la disfatta della Georgia, i vertici russi hanno fatto sapere che i prossimi bersagli potrebbero essere l’Ucraina e la Bielorussa. Alcune pratiche della Guerra Fredda vengono ripristinate, come l’uso di mandare regolarmente bombardieri TU-95 in perlustrazioni di lunga distanza, spesso violando lo spazio aereo europeo e americano per provocarne una reazione. O di avvicinare portaerei americane con caccia ad alta velocità per testare i tempi di reazione. Il conflitto georgiano forse è stata la prima scintilla di questa guerra. L’analista russo Nikolai Sokolov ritiene che «nella recente crisi del Caucaso ci sono già tutti gli elementi della prossima guerra mondiale».

Ecco che un nuovo, preoccupante dato viene a sommarsi a questo panorama. Proprio come faceva la vecchia URSS, la nuova Russia sta organizzando esercitazioni militari con potenziali alleati in diversi punti del mondo. Nell’agosto 2007, per esempio, realizzò insieme alla Cina le più grandi manovre militari dall’epoca della Guerra Fredda. Ed ecco che adesso comincia a mostrare lo zampino anche in America Latina. Il portavoce della Marina russa, capitano Igor Digalo, ha annunciato che navi russe svolgeranno esercitazioni congiunte con la marina di guerra venezuelana nell’Atlantico. «Le navi procederanno ad una serie di esercitazioni, comprese manovre congiunte di ricerca e salvataggio in mare, così come esercizi per testare le telecomunicazioni», ha dichiarato Digalo all’agenzia russa Interfax. Fra le navi che prenderanno parte alle manovre, l’incrociatore nucleare “Piotr Veliki” (Pietro il Grande) e la fregata antisommergibili “Admiral Chabanenko”.

Poco prima, il portavoce del Ministero degli Esteri, Andrey Nesterenko, aveva dichiarato che navi della marina militare russa si recheranno in visita quest’anno in un porto venezuelano e, quel che è più inquietante, che sottomarini e caccia russi verranno stazionati in una base di questo paese latinoamericano, a poche centinaia di chilometri dagli Stati Uniti.

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