Gelli-P2 tra Servizi segreti ed Esoterismo (3a parte)

Gelli-P2 tra Servizi segreti ed Esoterismo (3a parte)
FONTE IMMAGINE: Saturno Notizie (https://www1.saturnonotizie.it/)
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6. Gelli-P2-Servizi, secondo Licio Gelli

Nell’intervista rilasciata a Maurizio Costanzo (1938-2023) e pubblicata sul Corriere della Sera, domenica 5 ottobre 1980, Licio Gelli esce un po’ allo scoperto. L’articolo di Costanzo presenta Gelli come il «capo indiscusso della più segreta e potente loggia massonica». Gelli (che cerca di minimizzare questa affermazione) accenna a due figure emblematiche di Liberi Muratori: Giuseppe Garibaldi e il conte di Cagliostro (cf. Maurizio Costanzo, Parla per la prima volta il “signor P2”, in Corriere della Sera, domenica 5 ottobre 1980, p. 3). 

In quell’intervista, circa i Massoni, Gelli si chiede, in modo sibillino, «se la gente crede che davvero siamo dotati di poteri soprannaturali. Il che in fondo in fondo, potrebbe anche essere vero o, per lo meno, potrebbe essere stato vero in altri tempi: basti ricordare che abbiamo avuto con noi un “mago” come Giuseppe Balsamo, conte di Cagliostro, ed un trascinatore d’uomini della portata di Giuseppe Garibladi, l’eroe dei Due Mondi» (p. 3). 

Garibaldi e Cagliostro, due modelli massonici per Gelli e i piduisti ?

È interessante notare (ma Gelli non lo dice) che: 

1) Garibaldi fu dapprima rivoluzionario, generale, poi figura “istituzionale” della nuova Italia (quella risorgimentale), Gran Maestro dei Massoni italiani e 33° grado, gradito anche alla Massoneria britannica; fu anche spiritista e Gran Maestro di una Massoneria di Rito Egiziano… 

2) Cagliostro riuniva in sé esoterismo cabalistico ed egittosofico (fu ideatore di una “Massoneria di Rito Egiziano”), millanterie, spionaggio, eversione a favore degli Illuminati di Baviera… 

Sibillina è anche la risposta di Gelli alla domanda finale di Costanzo: « –  Alla domanda cosa vuoi fare da grande? cosa rispondeva?“Il burattinaio”» (p. 3).

Sembra che, almeno negli anni seguenti, il tema egittosofico attiri il Venerabile Gelli. Come risulta dal website della «Massoneria Egiziana dell’Antico e Primitivo Rito di Memphis-Misraim» (una delle tante Massonerie “egiziane”, cioè dedite a magia “egiziana”), Licio Gelli è stato insignito del 99° e penultimo grado («99º Gran Hierophante o Capo Internazionale della M.E.A.P.R.M.M. ad Honorem: Licio Gelli») di quell’Obbedienza massonica, guidata dal Gran Maestro («Gran Hierophante o Capo Internazionale») Frank G. Ripel 100° ovvero Gianfranco Perilli (qui: https://www.frankripel.org/opera-frank-ripel/meaprmm-massoneria-egiziana.php (website visitato il 16-12-2023). Nel website della M.E.A.P.R.M.M. di Ripel/Perilli ci sono anche «Alcuni cenni sul conte Licio Gelli», molto elogiativi: 

«Nel 1980 Licio Gelli – attraverso i costanti rapporti con il Ministro della Real Casa Lucifero Falcone – viene insignito del titolo comitale dal Re Umberto II. Verso la fine degli anni Settanta, gli viene affidato, dal Grande Oriente d’Italia, l’incarico – in veste di Maestro Venerabile – di riprendere la direzione e di ridare vita alla Loggia massonica “Propaganda 2” (P2), che era stata fondata nel 1895 [in realtà è 1877] dal Gran Maestro Lemmi. Negli anni Ottanta scoppia il falso scandalo P2. In seguito, il Maestro Venerabile verrà assolto dalle accuse che gli vennero mosse in quegli anni.  Nel 1996 il commendator Licio Gelli, per la sua attività di poeta e scrittore, viene proposto e candidato da ben cinquantanove strutture – accademie, università, associazioni culturali italiane e straniere – al Premio Nobel per la Letteratura» (qui: https://www.frankripel.org/opera-frank-ripel/meaprmm-massoneria-egiziana.php). 

Già attivo nel panorama esoterico intorno agli anni ‘70, Ripel/Perilli si dedica a magia sessuale, Cabala, Alchimia, Ermetismo, “contattismo”, insegnamenti di Aleister Crowley, Ordo Templi Orientis, Culto Draconiano, Massoneria “Egiziana”… È autore di numerosi volumi di Esoterismo e magia. Tra i contatti di Ripel c’è anche il massone Francesco Brunelli (1927-1982), membro del GOI e dell’Antico Primitivo Rito di Memphis-Misraim, ecc… Tra coloro che si sono interessati all’attività di Ripel c’è stato anche Licio Gelli che in una lettera del 28 giugno 1989 gli esprime «“il giudizio completamente positivo sui suoi precedenti volumi”» (cf. PierLuigi Zoccatelli (a cura di), Aleister Crowley: un mago a Cefalù, Edizioni Mediterranee, Roma 2005, pp. 122-123). Molto interessante la Bio-Bibliografia (aggiornata al 2023) di Frank G. Ripel, in particolare i suoi contatti/incontri con Licio Gelli, con altri Massoni italiani (del GOI e di vari gruppi del RSAA) e anche con Massoni russi (qui: https://www.frankripel.org/opera-frank-ripel/bio-bibliografia-ripel.php). 

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Al giornalista Sandro Neri (2006), Licio Gelli racconta che dopo la sua espulsione dal GOI è stato nominato da Fausto Bruni 33° (capo di un Supremo Consiglio del 33° grado RSAA, scissionista dal Supremo Consiglio RSAA collegato al GOI) «addetto al proselitismo del Rito scozzese antico e accettato». Inoltre Giorgio Paterno 33° ha nominato Licio Gelli Gran Maestro Onorario della Gran Loggia Serenissima d’Italia (cf. Sandro Neri, Licio Gelli. Parola di Venerabile, Aliberti Editore, Reggio Emilia 2006, p. 24). 

Ecco altre dichiarazioni di Licio Gelli a Sandro Neri: «Miceli, Maletti, Viezzer, Grassini, tutti i vertici dei servizi di sicurezza di allora hanno fatto parte della P2 perché erano loro stessi a segnalare i propri collaboratori o il proprio vice, che infatti si iscrivevano alla Loggia. Era normale. Noi scartavamo solo gli estremisti: non accettavamo né comunisti né fascisti» (p. 87).

«Io conoscevo personalità di rilievo internazionale. Anche all’interno della Cia o degli ambienti conservatori americani. […] Ma non prendevo ordini da nessuno. Al massimo fornivo consigli» (pp. 117-118). 

«Per almeno nove anni sono stato informato di tutti i movimenti che riguardavano i nostri apparati di sicurezza. E allora sì che i servizi erano davvero segreti. Questo perché ho avuto la fortuna di godere dell’amicizia e della fiducia dei dirigenti dell’intelligence italiana e americana. Sapevano che in caso di bisogno avrebbero potuto contare su di me» (pp. 119-120).

Circa la P2, Gelli dice: «Era un’armata invisibile, fatta di anticomunisti. Tutti personaggi che ricoprivano posti chiave» (p. 155). La Loggia «annoverava al suo interno i migliori cervelli della società italiana. Personaggi che erano stati valutati dallo Stato e posti al vertice delle sue istituzioni. Erano il meglio di ogni settore» (p. 128).

Sandro Neri dice a Gelli che nella Relazione Anselmi sulla P2, si parla di «una piramide al cui vertice c’è Gelli… e, sopra di essa, un’altra piramide rovesciata che vede il suo vertice inferiore nella figura di Gelli, punto di collegamento tra le due». Poi Neri chiede a Gelli: «Cosa pensa di questa immagine? Ci si ritrova?». Gelli risponde: «Mi sembra un’immagine corretta. Io ero il capo della loggia, ma avevo contatti a livello internazionale» (p. 223).

Neri chiede a Gelli: «Qual era il vero obiettivo della P2?». Gelli risponde anzitutto: «Governare senza essere al governo» (p. 241).

In un’intervista rilasciata a Klaus Davi, Licio Gelli dichiara (2008): «”Con la P2 avevamo l’Italia in mano. Con noi c’era l’Esercito, la Guardia di Finanza, la Polizia, tutte nettamente comandate da appartenenti alla Loggia”. “Noi non abbiamo mai voluto attaccare, eravamo invece una sentinella, attenta a controllare che non emergesse il Partito Comunista”» (cit. da Klaus Davi, Gelli: “Senza Berlusconi Italia nel caos. E Veltroni dovrebbe scomparire”, in La Repubblica, 4 dicembre 2008, qui: https://www.repubblica.it/2008/10/sezioni/politica/gelli-rinascita/gelli-intervista/gelli-intervista.html?rss=).

In un’intervista rilasciata il 14 aprile 2009 allo scrittore Alessandro Iovino (assistente parlamentare presso il Senato), Licio Gelli dichiara circa la P2 del 1981: «Arrivammo a controllare i servizi segreti e molti generali erano appartenenti alla P2. Inoltre politici di rilievo erano iscritti alla loggia. Tuttavia quando si è fermata la P2 era in una fase di reclutamento. Dovevamo ancora fare proselitismo. Ci mancava ancora qualcosa…» (A. Iovino, Licio Gelli. Il burattinaio d’Italia, grauseditore, Napoli 2015, p. 28).

Circa il caso Wikileaks-Assange, Gelli afferma: «Vede, i servizi segreti sanno fare di tutto: scrivere, inventare, proteggere. Di tanto in tanto bisogna pescare nell’oblio e portare alla luce un segreto, per tutelarne altri, inconfessabili» (p. 35).

7. Gelli–P2–Servizi, secondo agenti dei Servizi

Circa i rapporti tra Massoneria & Servizi, l’On. Tina Anselmi, Presidente della Commissione Parlamentare d’Inchiesta sulla P2 (dicembre 1981 – luglio 1984), scrive nei suoi diari: «La massoneria italiana e internazionale è stata sempre la copertura dei servizi segreti» (Tina Anselmi, La P2 nei diari segreti di Tina Anselmi, a cura di Anna Vinci, Chiarelettere editore, Roma 2011, p. 213).

Le testimonianze che seguono sono state rilasciate alla Commissione Parlamentare d’Inchiesta sulla P2 da ufficiali dei Servizi militari, molto critici nei confronti del «potere» Gelli-P2. 

7.1. Il potere Gelli-P2 visto dal Generale Siro Rossetti (SID, GOI e P2)

È molto interessante la deposizione del Generale di Brigata (Esercito Italiano) Siro Rossetti, fatta al giudice Angelo Vella (Consigliere Istruttore del Tribunale di Bologna), il 5 marzo 1977. Rossetti dichiara di essere ancora massone e di aver aderito alla Loggia P2 (dove era Tesoriere) fino al gennaio 1975 (cf. Deposizione di Siro Rossetti al giudice Vella del 05 marzo 1977,   in   Camera dei Deputati – Senato della Repubblica – IX Legislatura – Commissione Parlamentare d’Inchiesta sulla Loggia Massonica P2 – Allegati alla Relazione – Serie II : Documentazione raccolta dalla Commissione. Volume VI. Loggia P2 e Massoneria, Tomo XII, Doc. XXIII n. 2-quater/6/XII, Roma 1987, pp. 78-79. Citerò l’opera con la sigla CPIP2).

In un memoriale datato 18 marzo 1977 Rossetti descrive l’attività della Loggia P2 e di alcuni personaggi ad essa legati. Rossetti dichiara che il suo «allacciamento di rapporti con detta organizzazione [nota mia: sta parlando del Grande Oriente d’Italia Palazzo Giustiniani] era conseguente» anche «all’utilità professionale di ampliare i miei orizzonti informativi, per adeguarli ai livelli di responsabilità e di collaborazione a me richiesti, quale ufficiale in servizio, nella particolare branca dei Servizi per la Sicurezza dello Stato» [Gen. Siro Rossetti, Memoria, Roma 18 marzo 1977, in CPIP2, Doc. XXIII n. 2-quater/6/XII, Roma 1987, p. 81 (81-90)].

Rossetti parla dell’influenza che Gelli esercitava sul Gran Maestro del GOI Lino Salvini e sul Generale Vito Miceli, l’allora Capo del SID e membro P2 (cf. p. 84). Ancora circa il potere di Gelli dentro e fuori la P2, Rossetti afferma: «Egli ostentava ampie possibilità d’introdursi ed essere ascoltato negli ambienti più disparati ed a qualsiasi livello: dalle Segreterie particolari dei Ministri fino al Quirinale, al Parlamento e ad altri ambienti, anche internazionali e diplomatici, di alto rango. È cosa nota, ad esempio, che – anche considerandone la rilevanza in parte millantata – egli resse un ruolo nella vicenda del rientro in patria e successiva rielezione a Presidente della Repubblica Argentina del Generale Peron. Per i meriti allora acquisiti, il Governo di quello Stato gli attribuì anche un incarico di rappresentanza per i rapporti fra i due paesi» (p. 84).

7.2. Il «potere P2» secondo il Generale Lugaresi (SISMI)

Il 18 febbraio 1982 dinanzi alla Commissione Parlamentare d’Inchiesta sulla P2, si svolge l’audizione del Generale di Corpo d’Armata Ninetto Lugaresi, direttore del SISMI (Servizio per le Informazioni e la Sicurezza Militare; qui: https://it.wikipedia.org/wiki/Servizio_per_le_informazioni_e_la_sicurezza_militare) dal 1981 al 1984.  Oggetto dell’audizione è la penetrazione di uomini della Loggia P2 nei Servizi segreti italiani, in particolare nel Servizio segreto militare, allora denominato “SISMI”.

«Per quanto riguarda il SISMI, posso dire che otto dei suoi funzionari di livello direttivo appartenevano al noto elenco degli oltre 900 supposti aderenti alla Loggia P2. Posso aggiungere che sei su otto transitarono nel SISMI dal luglio del 1978 al giugno del 1980, mentre i due rimanenti vi erano affluiti in data anteriore al 1976. Tutti occupavano posti direttivi, chi nel campo informativo e chi in quello amministrativo. Uno, il generale Musumeci, era il capo dell’ufficio controllo e sicurezza, certamente uno degli uffici più delicati del servizio se non il più delicato»  [Cf. Audizione del generale N. Lugaresi, direttore del SISMI dall’agosto 1981 all’aprile 1984, alla Commissione P2 il 18 febbraio 1982, in CPIP2, Doc. XXIII n. 2-quater/3/XIX, Roma 1984, p. 78 (71-153)). 

Lugaresi afferma che per salvaguardare l’onore del SISMI, dato che su tutto il Servizio gravava l’ombra di appartenenza alla P2, egli ritenne opportuno allontanare dal Servizio coloro che risultavano iscritti a quella Loggia; la decisione non fu accettata con rassegnazione dagli interessati. Lugaresi rivela che ci fu una reazione contro di lui: «La reazione si è manifestata in modo improvviso e prolungato; a volte ha assunto forme anche violente, con il forte fiancheggiamento di qualche opinion’s makers, accuratamente scelto. Per me che l’ho subita è stata semplicemente la controffensiva del potere P2, che, a mio avviso, ha segnato una convergenza di sforzi di tutti coloro che nel SISMI avevano un interesse personale o di parte. Ebbene, se la penetrazione del potere P2 nel SISMI può essere misurata con la reazione di cui ho già detto, allora devo concludere che la penetrazione vi è stata» (pp. 79-80). 

Poi, Lugaresi afferma: «Il potere P2 è una espressione di sintesi che serve a trattare o individuare quello che è il tema di cui stiamo trattando, cioè un insieme di interessi di cui io ho cercato di dare una spiegazione per quanto riguarda il mio servizio» (p. 95).

Degna di nota è l’osservazione rivolta al Gen. Lugaresi dall’On. Franco Calamandrei (1917-1982) dell’allora PCI : «Generale Lugaresi, anch’io come il collega Bozzi sono rimasto colpito dalla sicurezza con cui un uomo della sua esperienza e della sua responsabilità abbia continuamente definito la loggia P2 come “il potere P2”. Questa definizione è per me di grande rilievo e di grande interesse e sono convinto che, se ella potesse dirci qualcosa di più sulle ragioni che l’hanno indotta e la inducono a tale definizione, ciò potrebbe essere di aiuto e di guida per noi nella nostra indagine» (p. 97). 

Calamandrei chiede a Lugaresi quali siano – secondo lui – «i fini che il potere P2 si è prefisso e si prefigge». Lugaresi risponde [allorché parla di «servizio», intende il SISMI]: «Certo che la domanda è piuttosto complessa perché investe campi nei quali posso anche non spaziare. Per me la manifestazione – posso dire – era il ricorso alla direzione del servizio per ottenere entrature, per ottenere contatti, per facilitare i collegamenti che potevano essere di natura finanziaria nella maggior parte dei casi, ma che potevano essere anche scambi di informazioni che potevano riguardare anche il mondo industriale e il mondo politico. […] Allora, se io dovessi dare una definizione, un’immagine di quello che io ho chiamato il potere P2, unicamente come formula abbreviativa per poter indicare una certa capacità di fare qualche cosa, se dovessi dare un’immagine, potrei dire che è una specie “di centralino”; centralino nel quale entravano delle chiamate e venivano inserite delle spine per fare dei collegamenti; perché questo è quello che il servizio può fare, non può fare niente di più. Quindi è idoneo a fare da centralino» (p. 98). 

Circa il tema se l’appartenenza ai Servizi segreti sia compatibile con l’appartenenza alla Massoneria (esclusa la P2, all’epoca già condannata dallo Stato e dal Grande Oriente d’Italia), è interessante lo scambio di battute tra l’On. Pietro Padula (1934-2009), democristiano, e il Gen. Lugaresi: «PIETRO PADULA. […] secondo lei, dato il carattere dell’attività svolta dai servizi e data la notoria caratteristica di riservatezza, oltre alle caratteristiche del giuramento massonico, è compatibile soggettivamente, dal suo punto di vista, l’appartenenza, il rapporto organico con il servizio con il giuramento massonico?

LUGARESI.  Questa è una valutazione personale che ella mi chiede ed io, che ho prestato giuramento come ufficiale dell’esercito italiano, ritengo che al di fuori di questo giuramento non ce ne dovrebbero essere altri. Ci può essere chi la pensa diversamente» (p. 108).

7.3. Gelli-P2 secondo Massimo Pugliese (CC, SID, GOI, P2)

Massimo Pugliese (1927-2002), ex ufficiale dei Carabinieri, congedatosi negli anni ‘70, già agente del servizio segreto militare italiano (l’allora SID), massone del GOI e poi della P2, che negli anni ‘80 rimane coinvolto in un’inchiesta del giudice istruttore Carlo Palermo su un presunto traffico d’armi internazionale. Nel 1989 Pugliese, con altri imputati, viene assolto dalla Corte d’Appello di Venezia, poiché «il fatto non costituisce reato» (L’ex ufficiale del Sid stroncato da un infarto, in La Nuova Sardegna, 03 gennaio 2002, qui: http://ricerca.gelocal.it/lanuovasardegna/archivio/lanuovasardegna/2002/01/03/SL304.html?refresh_ce).

Sono molto interessanti le dichiarazioni di Pugliese al giudice Palermo, il 29 settembre 1983. Pugliese, affiliato alla Massoneria in Calabria nel 1948, dal ‘48 al ‘62 non frequenta i lavori di Loggia data la sua posizione di ufficiale dei Carabinieri in Sardegna. Nel 1963 incontra il Gran Maestro del GOI Giordano Gamberini: «Nel 1963 venne in Sardegna il gran maestro professor GIORDANO GAMBERINI che mi volle conoscere tramite il prof. DASPRO ed avendo appreso che io ero transitato nel controspionaggio mi suggerì di uscire dalla loggia di Cagliari e di trasferirmi in una loggia “coperta”, assolutamente riservata, con sede in Roma e posta alle sue dirette ed esclusive dipendenze. Questa loggia era denominata P2 e riuniva sin dall’epoca le personalità, di alti ufficiali dello Stato, esponenti politici che per ovvi motivi non avrebbero potuto venire a contatto con gli altri fratelli massoni» [Interrogatorio reso da Pugliese Massimo al giudice Carlo Palermo il 29 settembre 1983, in CPIP2, Doc. XXIII n. 2-quater/7/III, Roma 1987, pp. 574-575 (574-586)].

Dal 1974 la P2 non è più alle dirette dipendenze del Gran Maestro del GOI ma ha un suo proprio Maestro Venerabile, ossia Licio Gelli. Pugliese incontra Gelli a Roma almeno una ventina di volte (cf. pp. 575-576). Circa i suoi contatti con Licio Gelli, Pugliese dichiara: «I miei contatti con lui si limitarono a problemi di proselitismo e nel senso che GELLI mi chiese di presentargli delle personalità particolarmente in vista tra quelle di mia conoscenza. Io gli feci conoscere ed iniziare il vice presidente nazionale della COSTA D’AVORIO ANET BILE’GLEMENT; ciò in quanto io in Costa D’Avorio svolgevo attività promozionale commerciale; questa persona, ingegnere, di educazione francese, residente in Costa d’Avorio ad ABIDGIAN è rimasto iscritto alla P2. […] La mia iniziazione alla massoneria avvenne secondo il rituale classico nella forma più rigorosa prevista dai manuali» (p. 577).

7.4. Gelli-P2 secondo il Capitano Angelo De Feo (SID)

Il Capitano di Fregata Angelo De Feo, capo 2a sezione Ri.S. del SID dal 1972 al 1977 (cf. Interrogatorio del capitano Angelo De Feo davanti al giudice Carlo Palermo, Trento, 8 novembre 1983, in CPIP2, Doc. XXIII n. 2-quater/7/IV, Roma 1987, pp. 691-699), in un suo promemoria del 1983 per il giudice Carlo Palermo, scrive tra l’altro: «Non credo la mia convocazione debba servire ad accertare l’esistenza di legami fra la loggia P2 di Licio Gelli ed i Servizi segreti italiani, in quanto la presenza massiccia nella lista del “venerabile” degli elementi più rappresentativi dell’organismo è di per sé una inoppugnabile conferma dell’esistenza di tali legami; né sembra occorra accertare ulteriori, obiettive rispondenze, in quanto, pur non essendo questo di facile reperimento, sembrano essere già particolarmente numerose e corpose.  […] Vorrei invece richiamare l’attenzione del giudice istruttore su due fatti che meritano, a mio parere, di essere evidenziati e che spero finiscano con il concorrere a mettere nella giusta luce i tristi accadimenti di cui ci interessiamo:

  1. la conoscenza del “venerabile” da parte di quasi tutti i “fedelissimi” del Servizio, in particolare di quegli ufficiali che da decenni sono rimasti abbarbicati ai loro posti, superando tutte le vicissitudini connesse ai vari tentativi di ristrutturazione e rifondazione, che da quattro lustri a questa parte hanno interessato particolarmente i Servizi, nel loro trasformarsi da SIFAR in SISMI;
  2. l’arroganza, gli atti di prevaricazione, il disprezzo per le leggi e le norme, sia come gruppo sia come singolo, che i destinati al Servizio, ed in specie i provenienti dal SIFAR, […] avevano nei confronti di singoli ed Istituzioni […].  Tale fatto è una delle chiavi di volta per comprendere quanto avvenuto. Con riferimento al primo punto, ricordo che nel 1975-76 ebbi modo di ascoltare una discussione fra l’allora T.C. [Tenente Colonnello] PORRU, oggi ancora al SISMI, ed alcuni colleghi, tutti da sempre al Servizio, con la quale si magnificavano, con nostalgico riferimento alla munificenza dell’anfitrione, i ricevimenti che nel passato, un per me allora sconosciuto Gelli, era solito offrire, all’hotel Excelsior di Roma,  a molti degli ufficiali del SIFAR» [Angelo De Feo, Sintesi dei concetti esposti al giudice istruttore Carlo Palermo l’8 novembre 1983 nell’ambito dell’istruttoria sul traffico delle armi, in CPIP2, Doc. XXIII n. 2-quater/7/IV, Roma 1987, p. 700 (700-719)]. (segue)

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