Gelli-P2 tra Servizi segreti ed Esoterismo (2a parte)

Gelli-P2 tra Servizi segreti ed Esoterismo (2a parte)
FONTE IMMAGINE: Wikimedia Commons (https://commons.wikimedia.org/) - Autore: Isa Blake
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Nella prima parte (qui: https://www.corrispondenzaromana.it/gelli-p2-tra-servizi-segreti-ed-esoterismo-1a-parte/) ho trattato di: Loggia P2; Servizi & Esoterismo; Gelli 3°, 33°,  massone, piduista ed esoterista; Gelli tra Fascismo e Servizi.

Ora proseguo illustrando informative e testimonianze di ufficiali della Guardia di Finanza (GdF) su Gelli-P2, contenute negli Atti della Commissione Parlamentare d’Inchiesta sulla Loggia P2 (userò l’abbreviazione: CPIP2).

5.  Il potere Gelli-P2 secondo informative e testimonianze GdF (1974-1981)

Nel 1974 alcuni ufficiali della Guardia di Finanza indagano sulla figura e l’operato di Licio Gelli riscontrando elementi che verranno ulteriormente confermati da successive indagini (ad es., quelle della Commissione Parlamentare d’Inchiesta sulla P2), da scoop giornalistici e studi vari. A quanto mi risulta, una di quelle informative GdF è il primo documento investigativo di un Servizio di Informazioni (legato a un Corpo di Polizia) che segnala apertamente i legami tra Licio Gelli e la Massoneria sia italiana che internazionale.

Le informative, frutto di indagini richieste dall’allora capo del 2° Reparto della GdF (o “Ufficio Informazioni”, poi denominato IV° Reparto) il Colonnello Salvatore Florio (deceduto in un misterioso incidente stradale il 26-7-1978), sono le seguenti:

  1. «Promemoria» di servizio del 13 marzo 1974, stilato dal Tenente Colonnello Giuseppe Serrentino (2° Reparto), all’epoca in servizio presso il SID [Servizio Informazioni Difesa (1966-1977), ovvero il servizio segreto militare italiano, poi sostituito dal SISMI (1977-2010), a cui è seguito l’attuale AISE], congedato a domanda, dalla GdF, il 03-10-1974;
  2. «Situazione informativa – LICIO GELLI» e relativo allegato del 19 marzo 1974 redatto dal maggiore Antonino De Salvo (2° Reparto, capo dell’Ufficio periferico di Firenze), congedato per infermità il 17-1-1982. De Salvo risulterà iscritto alla Loggia P2.
  3. appunto, privo di data, del capitano Luciano Rossi (2° Reparto, ufficiale addetto all’unità periferica di Roma), deceduto per suicidio il 05 giugno 1981 (Cf. Comando Generale della Guardia di Finanza – IV Reparto – Generale C.A. Nicola Chiari, N. 34386/RDA di prot., Roma 21-12-1982, All’onorevole Tina Anselmi Presidente della Commissione Parlamentare d’Inchiesta sulla Loggia Massonica P2, in Camera dei Deputati – Senato della Repubblica – IX Legislatura – Commissione Parlamentare d’Inchiesta sulla Loggia Massonica P2 – Allegati alla Relazione – Serie II : Documentazione raccolta dalla Commissione. Volume III. Documenti citati nelle relazioni, Tomo III, Doc. XXIII n. 2-quater/3/III, Roma 1984, pp. 111-113).

5.1. Il promemoria del Tenente Colonnello Serrentino

Dal settembre 1970 al maggio 1974, il Tenente Colonnello Giuseppe Serrentino (poi congedatosi dalla GdF nell’ottobre 1974 e divenuto dirigente FINSIDER) è ufficiale di collegamento tra il 2° Reparto della GdF (o “Ufficio I”) e il Reparto “D” del  SID. Al giudice Dell’Osso, Serrentino (il 26 maggio 1981) dice tra l’altro che all’epoca il Segretario del Reparto “D” del SID era il Tenente Colonnello Antonio Viezzer detto “il professore”, e il Comandante del Reparto “D” del SID era Gianadelio Maletti (Cf. Deposizione di Giuseppe Serrentino al giudice Pier Luigi Maria Dell’Osso (sost. proc. Rep. Milano), 26 maggio 1981, in CPIP2, Doc. XXIII n. 2-quater/6/X, Roma 1987, pp. 66-74). Viezzer e Maletti risulteranno membri della P2.

Nel suo promemoria Serrentino scrive tra l’altro che Licio Gelli:

– «è di ottime condizioni economiche e da circa 3 anni è direttore generale dello stabilimento di confezioni, sito in Castiglion Fibocchi (Arezzo), della SpA “GIOLE”;

– è legato davincoli di amicizia:

       • con note personalità politiche che frequentemente ospita nella sua lussuosa Villa Wanda di Arezzo;

       • con il capo del SID ed altri ufficiali della stessa organizzazione;

       • frequentemente si reca a Roma, dove alloggia all’Hotel Excelsior» (T.Col. Giuseppe Serrentino, Promemoria, 13 marzo 1974, in CPIP2, Doc. XXIII n. 2-quater/3/III, Roma 1984, p. 116, grassetto mio).

5.2. L’informativa del Maggiore De Salvo

L’informativa più importante, perché più ricca di informazioni (ad esempio sui legami tra Gelli e la Massoneria italiana e internazionale) è quella redatta il 19 marzo 1974 dal Maggiore Antonino De Salvo dell’Ufficio “I” [Ufficio Informazioni, detto pure, all’epoca, 2° Reparto, poi verso gli anni ’80 denominato “IV° Reparto”] della Guardia di Finanza.

L’Informativa (5 pagine + allegato di 2 pagine) è suddivisa in: 1) Notizie anagrafiche ; 2) Attività; 3) Posizione economica; 4) Posizione politica; 5) Amicizie e rapporti; Altre notizie.

Circa la «Posizione politica», il maggiore De Salvo pone in evidenza che «il Gelli è elemento di scarsi scrupoli in ogni sua attività  e tale atteggiamento si evidenzia anche nei suoi atteggiamenti politici»; Gelli «non è soggetto politicamente qualificabile»; fino al 1956, Gelli è membro del Comitato Provinciale Comunista (dal quale fu radiato in quell’anno), poi si avvicina alla DC (Democrazia Cristiana), forse per interessi di lavoro presso la Permaflex; poi Gelli assume un atteggiamento «destrorso», pur restando nel quadro DC  (cf. [Mag. Antonino De Salvo], Situazione Informativa – GELLI Licio, 19 marzo 1974, in CPIP2, Doc. XXIII n. 2-quater/3/III, Roma 1984, p. 119 (117-124).

Circa le amicizie e i rapporti ad Arezzo, De Salvo osserva che Gelli «in sede locale ha sempre curato i rapporti con le autorità locali  (Prefetto, Questore, CC, G. di F.)» (p. 119). La figlia di Licio, Maria Rosa Gelli ha sposato un magistrato operante ad Arezzo, il Dr. Marsili, Sostituto Procuratore della Repubblica. All’occasione furono testimoni delle nozze il Generale dell’Aeronautica Montorsi (già addetto alla Casa Militare Pres. Rep.) e per lo sposo il Cap. Annunziata, Comandante del Nucleo Polizia Tributaria della GdF di Arezzo (cf. pp. 119-120).

De Salvo scrive, circa Licio Gelli:

« • da fonte degna di fede ci è stato riferito che è membro di una loggia massonica (per l’esattezza ci è stato riferito che sarebbe un alto esponente della massoneria internazionale);

   • viene considerato praticamente come uno degli “intoccabili” della sede di Arezzo, in quanto tali e tanti sarebbero i suoi rapporti in loco che sarebbe in grado di annullare e depistare ogni indagine nei suoi confronti» (p. 120, grassetto mio).

Circa le amicizie e i rapporti di Gelli «in sede nazionale», De Salvo appunta i nomi di: Andreotti e altri della sua corrente DC, poi Saragat (a quanto pare Gelli darebbe del “tu” a Saragat), Fanfani, Bucciarelli Ducci, sottosegretari e onorevoli vari (cf. p. 120).

Circa le amicizie e i rapporti di Gelli «in sede internazionale», De Salvo scrive: «esiste una serie di relazioni a livello internazionale che, secondo quanto ci è stato riferito, potrebbero farsi risalire alla sua posizione di rilievo nel quadro della massoneria internazionale […]» (p. 120, grassetto mio).

De Salvo riferisce anche che presso «il locale C.S.» [Centro Spionaggio] c’è un fascicolo su Gelli custodito dal Capo Centro. De Salvo si è rivolto a quel collega chiedendogli informazioni su Gelli, limitandosi a motivare la sua richiesta con indagini di carattere fiscale.  Il collega del C.S. è rimasto sulle linee generali, confermando a voce parte delle notizie dell’informativa del De Salvo; sembrava aggiornato sul caso Gelli, ma non ha fatto alcun cenno a quel fascicolo da lui conservato. De Salvo osserva che tale atteggiamento lo ha lasciato perplesso dato che per indagini precedenti egli non ha avuto alcuna difficoltà a prendere ampia visione dei documenti conservati dall’organo collaterale (cf. pp. 121-122).

5.2.1 La deposizione del Tenente Colonnello De Salvo (ex-P2)

Molto interessante è anche la deposizione dello stesso Antonino De Salvo (poi promosso Tenente Colonnello GdF) al Sostituto Procuratore della Repubblica in Milano, Pier Luigi Maria Dell’Osso, il 26 maggio 1981.

Dal 1968 De Salvo comanda il Centro 10 (“C10”) di Firenze, ossia uno degli uffici periferici del Comando Generale del 2° Reparto della GdF. Nel marzo 1974, il Colonnello Salvatore Florio, Comandante del 2° Reparto, gli chiede «di raccogliere, molto riservatamente ed in dettaglio il maggior numero di notizie possibili su Gelli Licio». De Salvo sottolinea che fu una richiesta «a tamburo battente» fattagli personalmente dal Col. Florio, il quale gli chiede anche di appurare eventuali legami tra il Gelli e un certo Lenzi, un industriale pistoiese cui erano state trovate delle armi su un panfilo in Sardegna. Nel giro di 15 giorni, De Salvo riesce a raccogliere tutte le informazioni possibili, stende una relazione di 5 pagine con un allegato in 2 pagine. A quel punto Florio gli dice di essere cauto e di fermarsi in ordine all’interessamento sulla persona del Gelli, il quale appare «un terreno di difficile esplorazione». Dopo alcuni mesi, De Salvo viene indiziato per omissione di rapporto circa un contrabbando di sigarette… La vicenda giudiziaria si conclude dopo 3 anni con proscioglimento istruttorio (1977). Tra ottobre e novembre 1974, inaspettatamente il Col. Florio viene trasferito a Genova. Tra marzo e ottobre 1974, ritiratosi il Comandante Generale della GdF, Gen. Borsi di Parma, gli succede il Generale Raffaele Giudice. De Salvo rammenta che coevo al trasferimento di Florio è quello del Capo di Stato Maggiore della GdF, che viene sostituito dal Generale Donato Lo Prete [Giudice e Lo Prete risulteranno membri della P2]. Verso gennaio-febbraio 1975, De Salvo viene contattato da un suo conoscente, Sergio Denti, gallerista d’arte a Calenzano. Denti lascia intendere a De Salvo che una certa persona gli vuol parlare. De Salvo va all’incontro, al Bar della Giubbe Rosse a Firenze. Lì trova Denti e Licio Gelli! De Salvo ha la sensazione che Gelli sappia della sua indagine informativa… Gelli lascia intendere che il trasferimento di Florio possa essere collegato a lui (Gelli)… In quell’incontro Gelli accenna al processo a carico di De Salvo ma lo tranquillizza dicendogli che la sua posizione è del tutto buona e che non c’è niente… Dopo qualche giorno De Salvo informa il Col. Florio dell’incontro e sottolinea che «il sospetto che il Gelli potesse avere delle amicizie con i vertici della G.d.F. era uscito rafforzato dall’incontro».  De Salvo dichiara al giudice Dell’Osso, che tra fine 1973 e inizi 1974 lui (De Salvo) ha autorizzato il suo conoscente Sergio Denti a farlo iscrivere alla Massoneria. Dietro consiglio di quel Denti, De Salvo sperava che iscrivendosi alla Massoneria potesse assicurare visite e cure mediche negli USA al suo figlio gravemente ammalato. Dopo l’incontro con Gelli, Denti dice a De Salvo che è opportuno entrare in una Loggia coperta a livello nazionale, di cui fanno parte alte personalità. De Salvo accetta, anche perché vuol vederci chiaro in alcuni fatti a lui noti, tra cui il trasferimento di Florio e la sua disavventura giudiziaria. Nell’estate 1975 De Salvo si reca a Roma con Denti, e viene iniziato da Licio Gelli nella Loggia P2. De Salvo racconta che in un’occasione si reca con un collega alla ditta “Giole” di Licio Gelli, il quale telefona dinanzi a loro al Generale della GdF Spaccamonti dandogli del “tu”.  Ormai De Salvo aveva compreso che «certamente il GELLI aveva solidi legami con i vertici del Corpo». Poi De Salvo comprende che appartenere alla P2 non gli è affatto utile per provvedere meglio alla salute di suo figlio, per cui non risponde alle lettere di Gelli, non invia foto per la tessera e non paga alcuna quota. Verso la fine del 1975, prendendo spunto da un articolo de “La Nazione”, De Salvo scrive un’articolata relazione sulle importazioni dalla Romania effettuate dalle ditte Giole, Socam, Incom; nelle prime due è coinvolto direttamente Gelli.  Spedita tale relazione al 2° Reparto della GdF, De Salvo dice a sua moglie di temere da un momento all’altro un trasferimento, che poi giunge davvero con provvedimento del maggio-giugno 1976: trasferimento da Firenze a Trento. Poi, finalmente, ottiene di restare a Firenze per motivi familiari (cf. Deposizione di Antonino De Salvo al giudice Dell’Osso, 26 maggio 1981, in CPIP2, Doc. XXIII n. 2-quater/6/X, Roma 1987, pp. 75-97).

5.3. La deposizione della vedova del Colonnello Florio

Passo alla deposizione resa il 30 maggio 1981 al giudice Dell’Osso dalla signora Myriam Cappuccio, vedova del Colonnello Salvatore Florio GdF.

Tra agosto-settembre 1973 la signora Florio ha bisogno di speciali cure dentistiche. All’epoca il Col. Florio è Comandante dell’«Ufficio “I”, detto anche 2° reparto, del Comando Generale del Corpo». Lei e suo marito si rivolgono all’ufficiale medico della GdF che li indirizza al Prof. Antonio Colasanti in Roma.  Costui si mostra sempre più gentile e familiare, fino a dare del “tu” al Colonnello Florio e a dirgli che sa del suo alto incarico nella GdF. Questo fatto sorprende molto il Col. Florio. In seguito Colasanti invita il Col. Florio a una «riunione Massonica dicendogli che si sarebbe trovato fra amici». Florio non vuol andarci perché sa bene che vi avrebbe incontrato Gelli. Florio lo chiamava «“quel lestofante di Gelli”». Una sera verso marzo-aprile 1974, il Colasanti invita a cena i coniugi Florio al ristorante romano “White Elephant”. A un tavolo accanto, rotondo, ci sono varie persone, una delle quali a un tratto si alza, si avvicina al tavolo dei Florio e dice al Comandante: «“Colonnello, lei si è fatto una cattiva opinione di me, ma si ricrederà”». Il Colonnello ha riconosciuto quell’uomo ma non gli risponde nulla. Al ritorno a casa, in macchina, il Col. Florio dice alla moglie che quell’uomo era «“quel lestofante di Gelli”» e che ormai aveva capito che «cercavano di adescarlo, di intrappolarlo o qualcosa di simile».  La vedova Florio ricorda che in quei giorni si parlava della nomina del nuovo Comandante Generale della GdF, essendo vicina la scadenza dell’incarico del Gen. Borsi. La vedova Florio precisa che tra suo marito e il Generale Borsi c’era «la massima reciproca stima»; in effetti l’ “Ufficio I”, guidato da Florio, dipendeva direttamente dal Comandante Generale della Gdf, il Gen. Borsi. Verso luglio 1974 viene nominato il nuovo Comandante: è il Generale Raffaele Giudice. La nomina desta stupore nella GdF perché Giudice non è nella rosa dei candidati. Il Col. Florio dice alla moglie: “Questo è massone. Vuoi vedere che mi tolgono dal mio posto?”. Poco dopo, il Capo di Stato Maggiore della GdF, Gen. Arturo Dell’Isola è spostato a Milano e al suo posto arriva il Gen. Donato Lo Prete. Dell’Isola telefona a Florio dicendogli di prepararsi anche lui le valigie, perché sarebbe stato rimosso… E così avviene. Florio, a cui vengono proposte le sedi di Catanzaro e Messina, riesce a ottenere la sede di Genova. In seguito confida a sua moglie che egli veniva spostato perché aveva rifiutato di entrare in Massoneria, come invece avrebbe voluto Licio Gelli. Da Genova, Florio comincia a sospettare qualcosa di non chiaro circa un traffico di petroli… In quel periodo Florio riceve molte pressioni dal Col. Trisolini, il “factotum” del Gen. Giudice. Dopo circa un anno, Florio è trasferito a Roma come Comandante della 9a Legione, poi è trasferito alla Scuola Sottufficiali. Nel giugno 1978 il Gen. Giudice visita la Scuola Sottufficiali ed ha con il Col. Florio un’animata discussione. Florio gli dice che al più presto gli rivelerà tutto quello che sa su di lui. Il Gen. Giudice la prende sul ridere e per la prima volta abbraccia il Col. Florio. All’incontro è presente il Comandante della Scuola, il Gen. Danilo Montanari, il quale dirà poi alla signora Florio: «“Ho assistito ad un incontro-scontro di tipo mafioso”». Dopo un mese, il 26 luglio 1978, il Col. Florio muore in un incidente stradale. Florio faceva controllare bene sia l’auto di servizio che l’auto personale. L’incidente mortale avviene alle ore 19:00 all’altezza del casello di Carpi, sulla superstrada che immette all’autostrada. C’erano ottime condizioni di visibilità. L’auto proveniva da Vipiteno. L’autista aveva ben riposato. La macchina del Col. Florio sbanda e si scontra frontalmente con un’auto con due persone, in direzione opposta. Muoiono tutti e quattro. La vedova Florio e il cognato Nino Florio (all’epoca Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Catania), e altri, sospettarono che l’auto del Colonnello fosse stata manomessa  (cf. Deposizione della vedova Myriam Cappuccio Florio al giudice Dell’Osso, 30 maggio 1981, in CPIP2, Doc. XXIII n. 2-quater/6/X, Roma 1987, pp. 98-117).

5.4. Le indagini del Capitano Rossi

Un altro investigatore della GdF che si adopera per raccogliere informazioni su Licio Gelli è l’allora Capitano Luciano Rossi, poi promosso Tenente Colonnello. Nel 1981 si uccide sparandosi con la pistola di ordinanza.

Il 26 maggio 1981 il Ten. Col. Luciano Rossi fa una deposizione dinanzi al magistrato Dell’Osso. Dal 1970 al 1976, o ai primi mesi del 1977, Rossi è in servizio presso il 2° Reparto del Comando Generale della GdF, detto anche “Ufficio Informazioni”. Al Rossi, in quanto aretino, viene affidato l’incarico di raccogliere informazioni su Gelli. All’epoca il Comandante del 2° Reparto è il Colonnello Florio. Rossi dichiara di essersi mosso con la consapevolezza che quell’indagine dovesse essere molto delicata, e in effetti, precisa lo stesso Rossi, compito del 2° Reparto della GdF è la raccolta di «informative delicate e riservate». La fonte di Rossi si mostra «stupita della rapida ascesa economica del Gelli» che appare come «un individuo di pochi scrupoli e di una certa spregiudicatezza» (cf. Deposizione di Luciano Rossi al giudice Dell’Osso, 26 maggio 1981, in CPIP2, Doc. XXIII n. 2-quater/6/XI, Roma 1987, pp.  59-65).

* * *

È interessante notare che gli Ufficiali GdF sopracitati, che hanno indagato su Gelli, non hanno avuto “fortuna” nella loro carriera: congedo a domanda (Serrentino, 1974), morte incidentale (Florio, 1978), suicidio (Rossi, 1981), congedo per infermità (De Salvo, 1982).

5.5.  Audizione e memoriale del Generale Fulberto Lauro (ex-P2)

Sono molto interessanti alcuni stralci dell’audizione del Generale Fulberto Lauro della GdF dinanzi alla Commissione Parlamentare d’Inchiesta sulla Loggia P2, in data 18 novembre 1982. Il Gen. Lauro parla della sua esperienza massonica nella P2 di Gelli.  L’alto ufficiale descrive Gelli come «un uomo informato» che «sapeva tutto», non solo della GdF, ma anche dei Carabinieri, dello Stato Maggiore, dell’Esercito (cf. Stralcio audizione avanti alla Commissione P2 del Generale Fulberto Lauro (Guardia di Finanza), 18 novembre 1982, in CPIP2, Doc. XXIII n. 2-quater/3/III, Roma 1984, pp. 344-345).  Lauro, che poi si è dimesso dalla P2,  ribadisce che Gelli aveva ottimi agganci, ottime fonti per le sue conoscenze; sapeva in anticipo il cambio dei vertici dei Carabinieri e della Polizia (cf. p. 352).

Altrettanto interessanti sono alcuni stralci della memoria inviata dal Gen. Lauro al Comando Generale GdF il 30 maggio 1981 dai qualisi può evincere come in ambienti militari (a prescindere se legati, o non, ai Servizi segreti), anche in quegli anni, l’iscrizione a una Loggia Massonica regolare (a prescindere dal caso P2) fosse ritenuta come qualcosa di positivo, specialmente se altri colleghi o superiori ne facevano parte.

Lauro riferisce che verso la primavera del 1976 un commercialista, suo conoscente e consocio nel Rotary («ambedue soci dello stesso Rotary»), lo invita ad aderire alla Massoneria, in particolare alla Loggia P2, descrivendogliela come una Loggia regolare del GOI [cf. Dal fascicolo dell’inchiesta formale disciplinare a carico del gen. Fulberto Lauro: stralcio della memoria fatta pervenire dall’inquisito al Comando generale in data 30 maggio 1981, in CPIP2, op. cit., Doc. XXIII n. 2-quater/3/III, Roma 1984,  pp. 357-358 (355-361)].

Il Gen. Lauro scrive tra l’altro: «Confermatomi che la P2 non era un partito, che era regolarmente inquadrata nel Grande Oriente d’Italia, che della stessa già faceva parte il fiore della burocrazia pubblica e che vi avevano aderito oltre a persone delle FF.AA. fra cui vari generali del Corpo, nonché numerosi uomini politici di ogni partito; confermatomi che non c’era incompatibilità con la mia fede cattolica che pur essi proponenti anconetani praticavano, finii per convincermi ad aderire nella tema di essere tagliato fuori dalla élite già costituita e da quella che andava costituendosi» (p. 358).

Nelle sue osservazioni finali, il Gen. Lauro scrive: «Oggi è facile censurare chi si era iscritto alla P2, me compreso, ma va considerato che, allorquando feci tale passo, a prescindere dall’opera di proselitismo e di convinzione svolta nei miei confronti, fui indotto ad aderire anzitutto dalla considerazione che di questo organismo facevano notoriamente parte i generali Giudice, Scibetta, Spaccamonti e Lo Prete, allora in servizio, oltre a numerosi altri ufficiali; […] Altro motivo che mi convinse ad aderire fu la non chiara visione di una differenza che oggi si dice esistere fra la P2 e le altre Logge. Per me e per altri, praticamente la P2 era una delle tante Logge dell’Oriente d’Italia, forse la più capace di acquisire adepti; né potevo considerarla un corpo separato quando la nostra iniziazione fu presieduta da Giordano Gamberini a lungo Gran Maestro di tutta la Massoneria; ed, invero, se un’offerta del genere mi fosse pervenuta prima da altra Loggia, certamente l’avrei accettata. Né mai avrei potuto all’epoca pensare che l’istituzione cui andavo ad aderire potesse avere un sia pur minimo crisma di illegalità o di irregolarità, tenuto conto non solo della presenza del gen. Picchiotti, ma dell’asserita iscrizione di altissimi vertici in servizio (cosa poi risultata vera) delle FF.AA. e di altre Amministrazioni dello Stato o pubbliche» (pp. 360-361). (segue)

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