Francescheide di Lorenzo Stecchetti junior

(di Emmanuele Barbieri) Tra le conseguenze più gravi di questo pontificato c’è la mancanza di rispetto che circonda sempre di più la Cattedra di Pietro, verso la quale ogni cattolico non può che provare profonda venerazione. Ma non bisogna confondere questa Cattedra con chi la occupa, l’uomo con l’istituzione.

Sotto questo aspetto, le critiche che sempre più frequentemente vengono rivolte a papa Bergoglio, sono una forma di “correzione popolare” espressa in maniera talvolta inappropriata, ma inevitabile conseguenza non solo delle sconcertanti novità introdotte da papa Francesco, ma soprattutto del suo del suo stile di governo “anti-sacrale” e del suo modo di esercitare l’autorità all’interno della Chiesa. Non sorprende dunque che alla falsa pagina dell’Osservatore Romano e ai manifesti che hanno tappezzato Roma nello scorso mese di febbraio, si sia aggiunta una raccolta di pungenti epigrammi contro papa Bergoglio.

La pubblicazione, dal titolo Francescheide, è firmata con lo pseudonimo di Lorenzo Stecchetti jr. e raccoglie 200 epigrammi, che spaziano dal bisillabo al dodecasillabo Il sottotitolo è Pasquinate per papa Francesco.

La tradizione a cui l’autore si richiama è quella di Pasquino, la celebre statua dello Stato pontificio a cui nei secoli venivano appese satire e invettive anonime contro il malcostume dei prelati romani e contro gli stessi Papi. I sonetti romaneschi di Giuseppe Gioacchino Belli (1791-1863) si situano in questa tradizione poetica.

Alcune pagine della Francescheide appaiono eccessivamente irriverenti e provocano un sincero disagio, altre sono gustose e divulgabili. Ma a chi lo accusa di mancanza di rispetto verso il Papa, l’autore risponde: «Cos’è di peggio mettere alla berlina il papa o che il papa metta alla berlina la fede?». E aggiunge: «questi epigrammi in fondo sono quasi un atto di riparazione per ben più gravi oltraggi». Riportiamo qualcuno di questi epigrammi:

– L’antefatto è la causa dell’effetto: fuggì davanti ai lupi Benedetto.

– Fuggì davanti ai lupi Benedetto, ma sia ben chiaro: non ne fu costretto.

– Entrò il fumo da un qualche spiraglio ed il conclave prese un abbaglio.

– Per la Sistina il fumo s’è aggirato, poscia da nero in bianco s’è mutato.

– Per ubriacare il popolo, che è branco, dopo il Martini rosso quello bianco.

– S’affaccia e con la voce sua sincera: hic optime manebo e buona sera.

– Sono un nonnulla, un uomo pio. Sono una freccia che punta ad Io.

– Che al papa piaccia Marco sono guai; che lui piaccia a Pannella è peggio assai.

– Come non disse il vescovo d’Ippona: amare e poi peccare è cosa buona.

– I meriti di Castro sono immani: ha popolato il cielo di cristiani.

– E’ una cosa la coerenza di cui un papa può far senza.

– Decideremo in tre: Bergoglio, il papa e me.

– Non mi piacciono i francescani veri: erano azzurri ed io li faccio neri.

– Son Francesco, papa ed argentino: non all’Ostia, ma al secolo mi inchino.

– E’ un centenario di tutto rispetto: prendo Lutero e la Madonna getto.

– Non date i sacramenti ai divorziati, a meno che non siano risposati.

– Grazie al papale indulto, gradino per gradino, il cattolico adulto divenne adulterino.

– Il matrimonio non si scioglie, ma si potrà cambiare moglie.

– Risponderò a quei quattro cardinali, lasciando i loro dubia tali e quali.

Non è difficile identificare l’anonimo autore di questa forte critica a papa Francesco espressa attraverso il filtro della satira poetica.: nato a Torino, laureato in scienze dell’informazione, ha ottenuto un dottorato in teologia, ed è autore di un denso studio cristologico e di più leggeri madrigali. Il volume  è reperibile su Internet bookshop: https://www.ibs.it/francescheide-ebook-lorenzo-stecchetti/e/9788892629264. (Emmanuele Barbieri)

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