Francescani dell’Immacolata: imbarazzato intervento di padre Lombardi

Santa MessaPadre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa Vaticana, interpellato sulla questione dei Frati Francescani dell’Immacolata, ha dichiarato che il Decreto dell’11 luglio della Congregazione degli Istituti di Vita consacrata riguarda la vita e il governo della Congregazione nel suo insieme e non solo questioni liturgiche e non intende contraddire le disposizioni generali espresse da Benedetto XVI con il Motu Proprio “Summorum Pontificum”, ma rispondere a problemi specifici e tensioni createsi in questa Congregazione a proposito del rito della celebrazione della Messa. Lo scopo che Benedetto XVI si era proposto – ha aggiunto padre Lombardi – era infatti di superare tensioni e non di crearne. (http://it.radiovaticana.va/news/2013/08/02/risposta_di_padre_lombardi_a_proposito_della_nomina_di_un_commissario/it1-716380 ).

In relazione a questa dichiarazione di padre Lombardi il prof. Roberto de Mattei promotore dell’iniziativa In sostegno dei francescani dell’Immacolata e la Messa tradizionale, ha affermato che se, come dice padre Lombardi, “non intende contraddire le disposizioni generali espresse da Benedetto XVI con il Motu Proprio Summorum Pontificum”, allora il Decreto va ritirato o modificato, perché proibisce ai religiosi di celebrare, salvo eccezionali autorizzazioni, la Messa tradizionale, obbligandoli a celebrare sempre la Messa secondo il nuovo Rito.

Il Motu porprio di Benedetto XVI concede invece ad ogni sacerdote il diritto di “celebrare il Sacrificio della Messa secondo l’edizione tipica del Messale Romano promulgato dal B. Giovanni XXIII nel 1962 e mai abrogato, come forma straordinaria della Liturgia della Chiesa”.

L’art. 2 del Motu Prorpio specifica che “nelle Messe celebrate senza il popolo, ogni sacerdote cattolico di rito latino, sia secolare sia religioso, può usare o il Messale Romano edito dal beato Papa Giovanni XXIII nel 1962, oppure il Messale Romano promulgato dal Papa Paolo VI nel 1970, e ciò in qualsiasi giorno, eccettuato il Triduo Sacro (dalla Messa in Cena Domini alla Veglia Pasquale inclusa). Per tale celebrazione secondo l’uno o l’altro Messale il sacerdote non ha bisogno di alcun permesso, né della Sede Apostolica, né del suo Ordinario.”

L’art. 3 aggiunge che “le comunità degli Istituti di vita consacrata e delle Società di vita apostolica, di diritto sia pontificio sia diocesano, che nella celebrazione conventuale o “comunitaria” nei propri oratori desiderano celebrare la Santa Messa secondo l’edizione del Messale Romano promulgato nel 1962, possono farlo. Se una singola comunità o un intero Istituto o Società vuole compiere tali celebrazioni spesso o abitualmente o permanentemente, la cosa deve essere decisa dai Superiori maggiori a norma del diritto e secondo le leggi e gli statuti particolari.”.

E’ evidente – ha aggiunto il prof. de Mattei – che la lettera e lo spirito del motu proprio di Benedetto XVI è di estendere e non certo di restringere le celebrazioni della Messa tradizionale da parte degli Istituti religiosi e comunque, in nessun modo, può essere impedito al singolo sacerdote di celebrare la Messa secondo il Rito Romano antico e tanto meno egli può essere obbligato a celebrare la nuova. Se qualcosa ha creato gravi tensioni non è certo il motu proprio di Benedetto XVI, ma l’improvvido Decreto del cardinale  João Braz de Aviz.”

Non risponde a verità quanto, riferendo la notizia, aggiunge la redazione di “Vatican Insider, e cioè che la decisione vaticana sarebbe stata motivata dal fatto che il fondatore e superiore generale dei Francescani dell’Immacolata, padre Stefano Manelli, avrebbe imposto a tutte le comunità dell’Istituto l’uso esclusivo della forma straordinaria della liturgia. Chiunque conosca minimamente la vita interne e pubblica dei Francescani dell’Immacolata, sa perfettamente che padre Manelli aveva suggerito, e mai imposto, l’uso preferenziale della forma “straordinaria”,  che nell’Istituto veniva celebrata accanto alla forma ordinaria, nel pieno rispetto del motu proprio di Benedetto XVI.

Intanto, in seguito all’iniziativa In sostegno dei francescani dell’Immacolata e la Messa tradizionale sono più di duemila le lettere pervenute direttamente alle caselle e-mail del Prefetto della Congregazione card. João Braz de Aviz, del Segretario della Congregazione, Arcivescovo José Rodriguez Carballo, del Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, Arcivescovo Gerhard Ludwig Müller, del Vice-Presidente della Pontificia Commissione Ecclesia Dei, Arcivescovo Augustine Di Noia e del Commissario nominato, padre Fidenzio Volpi, ofmcapp.

Le lettere giungono anche in lingua inglese, francese, spagnola e tedesca. Vi si legge che il Decreto di commissariamento dei Francescani dell’Immacolata “costituisce un atto ingiusto nei confronti di quest’Istituto religioso, di cui lede l’onore, ma soprattutto rappresenta una violazione delle leggi universali della Chiesa, in particolare del motu proprio Summorum Pontificum del 7 luglio 2007 di papa Benedetto XVI, mai abrogato, che concede, ad ogni sacerdote, la libertà di celebrare la Messa secondo la forma detta “straordinaria”. “Questa oggettiva lesione del diritto non può non preoccupare tutti coloro che credono e amano la tradizione liturgica della Chiesa e, anche in questo spirito, si battono in difesa della vita, della famiglia, del Magistero pontificio e della Civiltà cristiana”.  (E. B.)

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