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Presentazione del libro di Danilo Quinto

(di Federico Catani) Non si può dialogare con il male. Questo il messaggio lanciato da Danilo Quinto nel suo libro Da servo di Pannella a figlio libero di Dio (Fede & Cultura, Verona 2012, pp. 208, 18 €, prefazione di mons. Luigi Negri), presentato alla Fondazione Lepanto l’11 luglio scorso. Durante la conferenza, l’ex tesoriere del Partito Radicale ha raccontato la sua esperienza politica assieme a Marco Pannella ed Emma Bonino, confessando di aver alimentato per circa vent’anni il male con il suo lavoro.

I radicali infatti si sono resi responsabili «della disgregazione morale della società italiana», elevando il desiderio a diritto e contrabbandandolo per libertà. Basti pensare alla vera e propria «manipolazione della coscienza collettiva» avvenuta con le battaglie in favore dell’aborto, del divorzio, dell’eutanasia, della fecondazione assistita, dei matrimoni omosessuali e delle unioni civili, oltre che con l’opposizione nei confronti della possibilità di seppellire i bambini non nati e con la lotta accanita contro l’aumento demografico. Tema centrale del libro, come ha spiegato Quinto, è raccontare la propria esperienza personale, il proprio cammino di conversione e le ombre del Partito Radicale, quei punti oscuri che vengono sistematicamente ignorati dai mass media.

Per esempio il suo finanziamento: Quinto ha parlato delle paradisiache pensioni dei parlamentari radicali, alla faccia delle loro battaglie di facciata, dei continui introiti statali al partito indipendentemente dal colore della maggioranza di governo, del sostegno economico di Soros e ha auspicato che un giorno si possa condurre un’inchiesta in materia. «Ma ciò che maggiormente addolora», ha dichiarato l’autore, «è l’appoggio di cui i radicali godono anche nel mondo cattolico».

L’ex tesoriere del Partito Radicale ha citato il caso del direttore dell’Osservatore Romano Giovanni Maria Vian, il quale nel 2010 invitò a dialogare con Pannella e la Bonino. Ma lo stesso fanno certi vescovi, come quelli della Basilicata, schieratisi a favore della battaglia radicale sulla giustizia, per lo svuotamento della carceri, di cui in realtà a Pannella non importa nulla se non per ottenere visibilità mediatica. Altro fatto scandaloso è il sostegno dei parlamentari cattolici al finanziamento di Radio Radicale, che riceve decine di milioni di euro.

Recentemente anche il governo Monti, nonostante la crisi economica e le famiglie in difficoltà, ha dato soldi all’emittente di Pannella. Quel Pannella che nei suo discorsi si rifà sempre a una vaga spiritualità cristiana, citando passi biblici e ponendosi come interlocutore di un certo mondo cristiano: «peccato», ha dichiarato Quinto, «che i cattolici ne vengano spesso ammaliati». Eppure con l’ideologia radicale non si può scendere a compromessi.

Quinto ha poi raccontato la storia della sua conversione, avvenuta dopo aver conosciuto Lidia, molto cattolica, e ora sua moglie. Nel 2003 si sono sposati ma nessun membro del Partito Radicale ha partecipato alle nozze. È stata proprio Lidia, come lei stessa ha testimoniato, a spiegare con semplicità al marito che non è possibile servire due padroni. Certo, uscire dal mondo radicale non è stato facile, ma ciò è stato letto da Quinto come una forma di purificazione.

Nel 2005 egli ha iniziato il percorso della causa di lavoro, nella quale chiedeva il riconoscimento economico dei suoi vent’anni di attività svolta con prestazione occasionale, senza maturazione della pensione e di quant’altro corrispondeva ai suoi diritti. La risposta dei radicali fu una denuncia con l’accusa di indebita appropriazione di circa 200mila euro. La battaglia giudiziaria prosegue. Nonostante la vendetta personale di Pannella e i suoi e nonostante le difficoltà economiche in cui versa, Quinto ha però confidato di aver perdonato chi gli ha fatto del male e di pregare continuamente il Rosario per la conversione dei suoi vecchi compagni di partito.
(Federico Catani)