FONDAZIONE LEPANTO: le giovani generazioni nell’era di Internet

L’evoluzione della tecnica non concerne solamente i mezzi di comunicazione ma può operare un profondo cambiamento antropologico in chi li usa. A sostenerlo è, tra gli altri, Tonino Cantelmi, psicoterapeuta, presidente dell’Associazione Italiana Psichiatri e Psicologi Cattolici, docente alle università LUMSA, Gregoriana e UPRA di Roma e a Perugia.

Il prof. Cantelmi è uno dei primi psichiatri italiani ad aver studiato i disturbi legati all’abuso di Internet, in particolare da parte degli adolescenti. Cantelmi si è soffermato in particolare sul fenomeno dei social network – procurandosi non poche critiche tra gli utenti di Facebook – ma, al tempo stesso, è stato il primo psichiatra italiano ad aprire un portale di terapia on line.

Lo scorso 7 febbraio, nel corso di una conferenza presso la Fondazione Lepanto, promossa dall’Associazione Famiglia Domani, Cantelmi ha proiettato numerosi spot pubblicitari, ognuno dei quali ha rappresentato una sorprendente conferma delle sue teorie. «La generazione dei nativi digitali, ovvero i ragazzi sotto i 21 anni – ha spiegato – è la prima generazione in grado di tecno-mediare le proprie relazioni affettive e sociali. Al contrario, la generazione pre-digitale è più portata ad un linguaggio emotivo, dove ha un ruolo importante la comunicazione non verbale».

Le giovani generazioni sono molto abili «a rappresentare le emozioni, molto meno a provarle», eppure, paradossalmente, sono vittime del loro «emotivismo», in quanto «l’uomo del Terzo Millennio ha un bisogno fortissimo di provare emozioni». Vivere in un contesto ipertecnologico ed ipertestuale, difatti, velocizza le sensazioni e modifica le percezioni. L’altro elemento che la tecnologia tende a incentivare è «il narcisismo, che caratterizza, tra l’altro, moltissimi profili Facebook». Al narcisismo, tuttavia, si associano «l’ambiguità e il rifiuto di adottare un’identità precisa. Tutto è fluido e non ci sono tabù».

Messe in luce le conseguenze negative delle nuove tecnologie comunicative, il prof. Cantelmi ha comunque precisato che «è impossibile rinunciare a queste innovazioni; dobbiamo però essere consapevoli dei pericoli che comportano ed educare i giovani ad un loro corretto utilizzo». «Scambiarsi un SMS non ha nulla di negativo in sé, ma è più importante intrattenere un vero rapporto umano. La vera sfida è integrare la tecnologia con la vita reale». Pertanto la cosiddetta “società liquida”, estrema conseguenza dell’ipertecnologizzazione delle relazioni sociali «non avrà l’ultima parola, in quanto l’uomo ha un bisogno insopprimibile di incontrare l’altro», ha concluso lo psichiatra.

A commento dell’analisi fatta da Tonino Cantelmi, il presidente della Fondazione Lepanto, Roberto de Mattei, ha osservato che «nessuna rivoluzione tecnologica è mai “neutra”.

L’invenzione della stampa, ad esempio, riuscì a veicolare l’ideologia della riforma protestante. Anche dietro Internet c’è un’ideologia: l’uomo ridotto a pura comunicazione».

Anche secondo il prof. de Mattei «la liquidità non avrà l’ultima parola. La nostra sfida, infatti, è quella di contrapporre alla società liquida, sentimenti ed ideali solidi, a partire dalla famiglia». Tutta la storia della nostra civiltà, in fin dei conti, si è caratterizzata per ripetute ricadute nel caos della liquidità (ad esempio al tempo delle invasioni barbariche). Ed è proprio in questi momenti di crisi e di buio che si sono affermate istituzioni solide – la Chiesa Cattolica su tutte – che hanno saputo riportare l’umanità verso la giusta direzione. (L. M.)

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