Fondazione Lepanto: Laughland, «un’Europa irrealistica ed anti-democratica»

(di Luca Marcolivio) Quarantanove anni, inglese, giornalista e saggista, esperto di questioni economiche, John Laughland è noto soprattutto per i suoi scritti euroscettici, i primi dei quali pubblicati a metà degli anni ’90, quando parlar male dell’integrazione europea era decisamente un tabù.  Su queste tematiche è stata articolata la tavola rotonda, tenutasi lo scorso 15 marzo, presso la sede romana della Fondazione Lepanto, in occasione della presentazione del libro del prof. Roberto de Mattei, L’euro contro l’Europa (Solfanelli, 2012), alla presenza dei due studiosi.

Le decisioni prese dai paesi ‒ guida dell’Unione Europea hanno un carattere «fondamentalmente anti-democratico», ha affermato Laughland. Si arriva così al paradosso di un’istituzione, l’Unione Europea, «creata per rafforzare la democrazia, che finisce per distruggerla». La vanificazione di ben 5 referendum contrari ai vari trattati di Maastricht, Nizza, Roma e Lisbona (Danimarca 1992, Irlanda 2001 ‒ 2008, Francia 2005, Olanda 2005) ne sono la dimostrazione. L’ideologia europeista, tuttavia, non è un fenomeno puramente economico, essendovi in nuce, come evidenziato anche dalle riflessioni di de Mattei, dei fondamenti «metafisici».

C’è infatti un filo rosso che lega l’europeismo al darwinismo e al marxismo, a partire dall’idea di «rivoluzione permanente» che si manifesta nella stipula di continui trattati. Se si guardano le banconote dell’euro, ha osservato Laughland, è impossibile non notare «ponti e finestre che non esistono nella realtà, oggetti utopici e irrealizzabili», quasi una metafora dell’artificiosità stessa del progetto europeo.

Lo scarso realismo dell’ideologia europeista si riscontra anche in forzature quali l’idea di includere nell’Unione la Turchia musulmana e, al contrario, escludere categoricamente qualunque forma di dialogo con la Russia cristiana. La stessa idea di una carta ‒ moneta, la cui erogazione non è ancorata a nessun dato oggettivo, come poteva essere un tempo il cambio con l’oro, è anch’essa un elemento di estremo irrealismo che, come risultato, sta producendo un incremento impressionante di quel debito pubblico che, pure, si voleva superare e che invece sta diventando la base del nostro sistema economico. «La situazione cambierà solo quando la situazione dei nostri debiti sarà sostituita di nostri crediti, ovvero dal nostro credo», ha poi concluso Laughland.

Nel suo intervento il prof. de Mattei ha ribadito che il progetto di integrazione europea, soprattutto dopo Maastricht ha preso una piega politico ‒ ideologica che ha assunto l’economia come terreno sul quale procedere. Caso unico nella storia, si sta tentando di realizzare un’unione politica partendo dall’unione monetaria, quando di solito avviene il contrario. «A vent’anni di distanza possiamo dire che il progetto è fallito sul piano economico ma rischia di riuscire sul piano politico», ha commentato de Mattei, alludendo alle minacce che il governo ungherese di Viktor Orban ha subito, per aver avallato, non solo politiche economiche contrarie a quelle di Bruxelles, ma per aver promosso le radici cristiane e la difesa della vita nella nuova Costituzione.

Il caso italiano, con la pilotata deposizione di Berlusconi a vantaggio dell’eurocrate Mario Monti, è quello di un «un laboratorio dove i poteri forti sperimentano il futuro dell’Europa», ha aggiunto il presidente della Fondazione Lepanto. Il nostro paese non è ancora collassato avendo, come avamposti, la famiglia, grande ammortizzatore sociale, specialmente riguardo alla disoccupazione giovanile, e l’economia sommersa. Anche questi due punti di forza rischiano però di essere travolti dalla politica del rigore imposta da Bruxelles. «In questo quadro vogliamo essere elementi di stabilità intellettuale. Basta talvolta qualche punto di resistenza perché il mondo non si capovolga», ha quindi concluso de Mattei. (Luca Marcolivio)

Donazione Corrispondenza romana