FINANZA: i bond islamici attirano il mercato inglese

La City di Londra, il cuore della finanza inglese e certamente uno dei mercati più importanti del globo, ha deciso di non farsi sfuggire l’occasione di guadagnare milioni di dollari attraverso movimenti finanziari rischiosi ma, a quanto pare, piuttosto proficui.





La City di Londra, il cuore della finanza inglese e certamente uno dei mercati più importanti del globo, ha deciso di non farsi sfuggire l’occasione di guadagnare milioni di dollari attraverso movimenti finanziari rischiosi ma, a quanto pare, piuttosto proficui.

A causa anche dei dissesti provocati dalla crisi mondiale del credito, la Sottosegretaria del Tesoro, Kitty Ussher, ha ultimamente indicato le mosse che la Gran Bretagna ha intenzione di compiere riguardo all’emissione nel Paese di obbligazioni cosiddette sukuk, di chiara matrice islamica e in linea con i precetti del Corano.

Il Governo britannico così si aggiudicherebbe il primato di nazione occidentale che ha favorito, nonché emesso, bond islamici che avranno lo scopo di portare una quantità ingente di denaro liquido a Londra, mostrando allo stesso tempo un’apertura concreta alla comunità musulmana internazionale.

I bond (o obbligazioni) sono titoli di credito emessi da Stati, società o enti sovranazionali che conferiscono al soggetto che le compra il diritto di essere rimborsato del capitale prestato più un certo ammontare di interessi.
Le obbligazioni permettono ad un ente pubblico o ad una società di raccogliere i finanziamenti e la liquidità di cui ha bisogno per l’esercizio della propria attività. Obiettivo di chi emette titoli obbligazionari è in sostanza quello di raccogliere capitali da investire rivolgendosi direttamente ai risparmiatori, a condizioni economiche spesso più vantaggiose di quelle che si avrebbero nel caso di finanziamenti da parte di banche o di istituti di credito specializzati.

La finanza musulmana si avvale di bond islamici secondo la formula dei Sukuk. Le obbligazioni Sukuk hanno una struttura finanziaria che permette di rispettare i principi del Corano, il quale vieta a chi presta denaro di percepire interessi. Questi titoli infatti hanno un meccanismo che trasforma gli interessi da versare in canoni d’affitto di terreni o immobili.

L’operazione del Governo inglese avrà inizio solo in seguito alla pubblicazione di un documento che aprirà ufficialmente la strada alla fase attiva. Fanno gola infatti i 500 miliardi di dollari, sommati ad una crescita annua del 20%, a cui ammontano le attività di bilancio delle banche islamiche.

Londra, inoltre, vorrebbe giocare d’anticipo proprio nei confronti dell’altro grande mercato finanziario, quello di New York. Meglio della City avrebbe fatto soltanto Hong Kong. L’ex colonia britannica potrebbe in breve tempo già emettere obbligazioni sukuk.

I critici però mettono in guardia dai possibili rischi legali: si presume che i prodotti risulterebbero molto costosi a causa dell’assenza del tasso d’interesse, non ammesso dai precetti islamici. Il Tesoro inglese si difende dicendo semplicemente che i benefici supereranno di gran lunga gli iniziali inconvenienti.

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