FECONDAZIONE ASSISTITA: su “Avvenire” tecniche mediatiche da partito radicale

Sulla fecondazione assistita, il problema è esclusivamente di fonti. Cosa dice il Catechismo della Chiesa Cattolica? Che quella eterologa è «gravemente disonesta» (n. 2376) e che quella omologa, benché «praticata in seno alla coppia», rimane «moralmente inaccettabile», poiché dissocia «l’atto sessuale dall’atto procreatore» (n. 2377).

A ciò si aggiunga la parola del Santo Padre, Benedetto XVI, che il 10 maggio 2008, parlando ai partecipanti al Congresso Internazionale promosso dalla Pontificia Università Lateranense nel 40° anniversario dell’enciclica “Humanae Vitae”, ribadì un fermo “no” a qualsiasi forma di procreazione assistita, anche quando avvenga nell’ambito del matrimonio: «Nessuna tecnica meccanica – affermò con estrema chiarezza – può sostituire l’atto d’amore che due sposi si scambiano come segno di un mistero più grande che li vede protagonisti e compartecipi della creazione».

Allora, a quali fonti ha fatto riferimento il quotidiano della Cei, “Avvenire”, quando, nell’edizione del 27 settembre scorso, a pag. 16, ha esaltato – senza alcun filtro critico – il caso di una donna rimasta gravida dopo esser guarita da un tumore al seno, solo tramite tecniche di fecondazione assistita con produzione di embrioni in vitro? Addirittura definendo questo «un altro successo», che «dà nuove speranze di diventare madri a migliaia di donne»… Tanto da scatenare l’applauso degli iperlaicisti alla Maurizio Mori: è il presidente dell’autoreferenziale Consulta di Bioetica, che – al di là del nome ampolloso – non è investita di alcuna valenza istituzionale, è una normalissima associazione spontanea, nel cui Consiglio Direttivo, tanto per intenderci, figura come Tesoriere quel Mario Riccio, anestesista e rianimatore presso l’Ospedale di Cremona, divenuto noto a livello nazionale per aver interrotto la ventilazione meccanica che teneva in vita Piergiorgio Welby. A Mori non dev’esser parso vero di trovare una strizzatina d’occhio alla fecondazione assistita proprio sul quotidiano dei Vescovi. Così ha indirizzato già all’indomani ad “Avvenire” un forte plauso dalle colonne del quotidiano “L’Unità” (dovrebbe far riflettere la sua esclamazione «Bravo Avvenire! Continua così»), evidenziando come «le idee laiche (o laiciste che dir si voglia), sia pure con un po’ di fatica, alla fine si facciano strada e ricevano il giusto riconoscimento anche da chi le aveva avversate».

Autogoal clamoroso da parte del giornale della Cei. Anche perché ha offerto allo stesso Mori l’assist per scatenare l’ennesimo attacco alla Chiesa, che viceversa avrebbe finora proibito a tante donne le stesse opportunità del caso citato. Con un riferimento, non innocuo, a Carlo Flamigni, il medico che nel ’97 annunciò la nascita di Elena, la prima bambina in Italia “ottenuta” con la tecnica della fecondazione in vitro. Perché un riferimento non innocuo? Perché Carlo Flamigni lo ritroviamo tra i presidenti onorari dell’Uaar, Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti. Insomma, gira e rigira, la combriccola è sempre quella. Ma che, a darle manforte, debba essere proprio “Avvenire” è il colmo.

Con tecniche di guerriglia mediatica, oltre tutto, tipiche dei radicali, abilissimi nel prendere il caso umano e proporlo alla pubblica lacrimuccia, per scatenar consensi laddove viceversa servirebbero un saggio discernimento ed una serena capacità di giudizio. Qualità, che – evidentemente – in questo caso sono mancate.

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