Fecondazione artificiale: bambini su ordinazione nelle cliniche specializzate

(di Alfredo De Matteo) La clinica Washington Center, specializzata in fecondazione in vitro per il cosiddetto bilanciamento familiare, ovvero la tecnica che permette di determinare in anticipo il sesso del nascituro, ha lanciato nei giorni scorsi una campagna pubblicitaria su di un quotidiano canadese con il seguente slogan: «crea la tua famiglia come vuoi: maschio o femmina». La pratica della fecondazione in vitro finalizzata alla pianificazione familiare é molto diffusa oltreoceano e pesca i suoi clienti soprattutto in quei paesi dove la scelta del sesso riveste un importante ruolo culturale; in India, ad esempio, la nascita di una bambina é vissuta spesso come una disgrazia, per cui chi é in grado di spendere elevate somme di denaro si può rivolgere a cliniche specializzate come quella canadese.

Non a caso l’immagine inserita nella pubblicità della Washington Center ritrae due sorridenti bambini vestiti con abiti indiani (Il Giornale, 21 aprile 2012). Normalmente, notizie come questa suscitano la reazione sdegnata dei più ma per motivi che non riguardano la intrinseca illecita morale di tali aberranti tecniche ma le loro finalità discriminatorie, soprattutto quando a farne le spese é il genere femminile. Va da se, invece, che la fecondazione in vitro sia di per se una pratica disumana oggettivamente ingiusta e discriminatoria.

Già, perché le prime vittime innocenti sono gli embrioni umani che inevitabilmente vengono sacrificati per consentire la nascita del bambino in laboratorio (un numero impressionante, soprattutto se posto in relazione col numero di bambini che vedono la luce, come e’ evidenziato dai risultati prodotti dalla legge 40 in Italia). Altre vittime innocenti sono gli stessi bimbi nati con la fecondazione, i quali hanno un’aspettativa di vita decisamente inferiore agli altri e sono privati del diritto ad avere un padre e una madre certi e ad essere il frutto naturale dell’amore coniugale.

La scelta del sesso determinata in laboratorio sembra essere l’evoluzione ovvia di un sistema culturale e legislativo che pone al primo posto il (dis) valore della autodeterminazione e riconosce come legittime tutte le aspirazioni umane, anche quelle più disordinate. Nulla di strano, dunque, che in un siffatto sistema di valori al centro non vi sia più la dignità dell’essere umano ma il suo cinico sfruttamento. Dal momento che non sembra esserci  più alcun limite all’arbitrio dell’uomo, nel futuro, se le cose non cambieranno radicalmente, dovremmo aspettarci l’abbattimento di ogni barriera naturale comprese quelle che oggi ci appaiono invalicabili. (Alfredo De Matteo)

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