Fatima e il comunismo, 100 anni dopo

(di Cristiana de Magistris) «Se Dio ci desse di Sua mano dei maestri, oh! come bisognerebbe obbedir loro di buon grado! La necessità e gli avvenimenti lo sono innegabilmente».

Quando Pascal annotava questa riflessione, non voleva dire che bisogna cedere alla “corrente della storia”, nel senso ingannevole del mito hegeliano, ma intendeva asserire che la storia, interpretata secondo i criteri della Fede, è l’espressione infallibile della Volontà di Dio.

In questa storia si iscrivono le apparizioni della Bianca Signora ai tre pastorelli nella Cova di Iria, nell’ormai lontano 1917. Si tratta di una storia semplice, molto semplice allo sguardo della Fede, che gli uomini hanno reso quanto mai complessa e nebulosa. Per capirne le ragioni, giova partire dalla fine, cioè dalla visita del regnante Pontefice al Portogallo. Poco prima di partire, il Papa ha affermato: «Fatima ha un messaggio di pace portato all’umanità da tre grandi comunicatori che avevano meno di 13 anni. Il mondo può sperare pace e con tutti io parlerò di pace». E così è stato. Ma il messaggio di Fatima – chi può negarlo? – va in ben altra direzione. Ciò che l’occhio della Fede ha immediatamente percepito è che Fatima imbarazza la moderna gerarchia della Chiesa.

A onor del vero, bisogna dire che l’imbarazzo vaticano di fronte a Fatima data più addietro. Giovanni XXIII, il papa del Concilio, pare che si riferisse ai veggenti di Fatima, quando accusò i “profeti di sventura” di obnubilare la nuova primavera che egli scorgeva ormai prossima. Il terzo segreto, che – come pare – egli avrebbe dovuto leggere, fu meticolosamente messo nel cassetto. Lì lo trovò e lo lasciò il suo successore, Paolo VI. Con Giovanni Paolo II e Benedetto XVI Fatima è uscita in qualche modo dall’oblio, ma l’imbarazzo vaticano è continuato

. La consacrazione della Russia: è stata fatta validamente? chi lo afferma e chi lo nega. Il terzo segreto è stato letto interamente? chi lo afferma e chi lo nega. Il «vescovo vestito di bianco» di cui parla il terzo segreto è Giovanni Paolo II? chi lo afferma e chi lo nega. Il messaggio si è già realizzato, e dunque appartiene al passato? chi lo afferma e chi lo nega. Anzi, a voler esser precisi, a questa ultima domanda c’è stato chi pare averlo prima affermato e poi negato. E non si tratta di una persona qualunque, bensì del cardinal Ratzinger, il quale nel 2000, dando l’interpretazione del segreto, ha detto – facendo sue le parole del Card. Sodano – che «le vicende a cui fa riferimento la terza parte del segreto di Fatima sembrano ormai appartenere al passato», e nel 2010, da papa, che «si illuderebbe chi pensasse che la missione profetica di Fatima sia conclusa». E con la visita di papa Francesco, dopo 100 anni, l’imbarazzo vaticano non sembra essersi sopito. 

Ma, ad un’attenta riflessione, questo imbarazzo non può sorprendere. La Vergine Santissima aveva parlato molto chiaro a Fatima, senza i circiterismi tanto comuni al moderno linguaggio ecclesiale. Ella aveva chiesto: 1. che il Papa, con i Vescovi di tutto il mondo, consacrasse la Russia al suo Cuore Immacolato; 2. che si diffondesse la devozione al Suo Cuore Immacolato attraverso la pratica dei primi 5 sabati del mese; 3. che dopo il 1960 si leggesse il terzo segreto. A quanto pare, nulla, o quasi, è stato fatto di ciò che la Madonna aveva chiesto e, per conseguenza, la Chiesa e l’umanità si trovano in uno stato di disobbedienza alla Madre di Dio. Evidentemente ciò non può non creare qualche imbarazzo ai nostri gerarchi.

E poiché quando la Rivoluzione non può attaccare frontalmente il suo obiettivo, cerca di sviarlo o indebolirlo, si è prima tentato di trasformare il messaggio di Fatima in un evento appartenente ormai al passato, e dunque privo di riflessi e di conseguenze sul presente. Ma avendo il centenario riportato in auge tanti interrogativi irrisolti di quelle misteriose apparizioni, si è pensato bene di trasformarlo da messaggio spiritualmente “militante” qual era –  con il suo invito alla conversione, alla preghiera e alla penitenza per evitare guerre e catastrofi planetarie – in un generico messaggio di pace e di speranza. Operazione del tutto improba, se si considera quanto sia temerario alterare ciò che ci viene direttamente dalla mano di Dio.  

Ma c’è un fatto che occorre sottolineare. Di tutte le apparizioni che la Chiesa ha approvato, quella di Fatima è l’unica, ci pare, in cui la Vergine Santa abbia condannato un’ideologia contemporanea: il comunismo. Al punto di dire che solo la consacrazione della Russia al Suo Cuore immacolato avrebbe potuto salvare il mondo dalla diffusione dei suoi perniciosissimi errori. Come a dire: è solo un intervento soprannaturale che può salvare il mondo da un flagello così tremendo quale il comunismo.

Nel 1937 Pio XI nella Divini Redemptoris bollò il comunismo come una dottrina «intrinsecamente perversa». Prima di lui Pio IX e Leone XIII si erano espressi in modo analogo. Pio XII, tramite la Sacra Congregazione del Sant’Uffizio, emanò tre documenti sulla natura del comunismo e la sua inconciliabilità col Cristianesimo. Giovanni XXIII, in continuità con i suoi predecessori, avrebbe potuto e dovuto quanto meno reiterare la condanna, considerando la situazione politica dei Paesi oltrecortina in quegli anni. Ma da molte parti si sollevarono voci affinché fosse il Vaticano II a fulminare quell’ideologia rivoluzionaria e perversa, i cui effetti nefandissimi erano ormai sotto gli occhi di tutti.

L’assise conciliare, purtroppo, si guardò bene dal compiere un’azione simile, che avrebbe offuscato il nuovo corso di libertà e misericordia che essa si apprestava a promuovere. In continuità col suo predecessore, Paolo VI non solo non espresse alcuna condanna, ma si spinse oltre, giungendo ad inaugurare quella discutibilissima “ostpolitik”, che fu criticata dalle stesse vittime del comunismo. Ancora una volta le parole della Vergine rimasero disattese, e il comunismo iniziò a diffondere i suoi funesti errori in seno alla Chiesa stessa, come dimostra con molta eloquenza l’attuale pontificato.

Cento anni dopo Fatima, la Chiesa – avendo colpevolmente ignorato i richiami della Vergine Santa – si trova ad essere la vittima, o forse la complice, di quell’ideologia che la Madonna era venuta a smascherare e debellare, se si fosse dato ascolto alle sue parole.

Ma se il mondo e la Chiesa si trovano in uno stato di disobbedienza alla Madre di Dio, ciò significa che l’uomo ha rifiutato l’aiuto di Colei che Dio stesso ha costituito come mediatrice tra Lui e l’umanità peccatrice: allora – prima del trionfo del Cuore Immacolato che la Vergine Santa ha promesso – non rimane che il castigo, con buona pace di chi sostiene che Dio non castighi. L’ha detto la Vergine stessa, e suor Lucia l’ha ribadito: «E non diciamo che è Dio che così ci castiga; al contrario sono gli uomini che da se stessi si preparano il castigo. Dio premurosamente ci avverte e chiama al buon cammino, rispettando la libertà che ci ha dato; perciò gli uomini sono responsabili».

Già nel lontano V secolo Sant’Agostino scriveva: «Che c’è quindi di strano se il mondo è castigato gravemente? È un servo che sa il volere del padrone ma fa cose meritevoli di castigo. Egli non rifiuti, dunque, di subire gravi castighi, perché, se non vuole ascoltare ingiustamente Colui che dà i precetti, giustamente lo dovrà sopportare come vendicatore; almeno non mormori contro Colui che lo castiga, vedendosi meritevole di castigo, affinché meriti la misericordia». (Cristiana de Magistris)

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