Fare chiarezza sull’Amoris laetitia: una nuova voce si leva

 (di Emmanuele Barbieri) Il convegno organizzato il 22 aprile a Roma da La Nuova Bussola quotidiana e da Il Timone ha rappresentato una nuova importante tappa nella lunga serie di iniziative che, da un anno a questa parte hanno messo in questione l’esortazione post-sinodale Amoris laetitia pubblicata da papa Francesco il 19 aprile 2016.

Sul tema “Fare chiarezza” sull’Amoris laetitia” sono convenuti da diversi Paesi all’Hotel Columbus di Roma, i professori Anna M. Silvas (Australia) Claudio Pierantoni (Cile), Jűrgen Liminski (Germania) Douglas Farrow (Canada), Jean-Paul Messina (Camerun,) Thibaud Collin (Francia). Riccardo Cascioli direttore delle due pubblicazioni promotrici del convegno ha introdotto e concluso l’incontro. Le relazioni sono state tutte di alto livello, sia pure esprimendo sensibilità e tendenze diverse di fronte alla crisi attuale.

Il prof. Claudio Pierantoni ha tracciato nella sua relazione un interessante paragone tra il caso storico dei papi Onorio e Liberio, accusati nei primi secoli di eresia, e la Amoris laetitia di papa Francesco. Il prof. Jürgen Liminski ha analizzato il ruolo sociale della famiglia e del matrimonio monogamico indissolubile; Douglas Farrow ha esaminato con profondità le origini dottrinali della crisi attuale, risalendo all’eresia marcionita; Thibaud Collin ha ben mostrato come la logica “pastorale” dei teologi dissidenti del ’68 venga oggi riproposta in seguito alla Amoris laetitia; Anna M. Silvas, ha sottolineato il pericolo che la Chiesa cattolica si inoltri sulla strada già percorsa secoli fa dai protestanti e dagli ortodossi verso il divorzio e le seconde nozze: proprio ora – ha aggiunto – che la Chiesa copta sta tornando all’indissolubilità senza eccezioni del matrimonio cristiano: Jena-Paul Messina ha considerato soprattutto il problema della poligamia che in Africa è un vero e proprio rischio per il Vangelo della famiglia e del matrimonio cristiano.

Il prof. Claudio Pierantoni, concludendo il suo intervento ha affermato: «I dubia, queste cinque domande presentate dai Quattro Cardinali, sono stati certamente un punto fondamentale di svolta, una potente luce di verità che si è proiettata su questo caos, e per questo li dobbiamo ringraziare profondamente. Per quanto siano pochi e apparentemente isolati, le loro domande sono comunque coraggiose affermazioni di verità. In realtà, non sono solo loro che parlano, ma lo stesso Logos, “dalla cui bocca esce una spada affilata” (Apoc. 19,15). Ora, queste cinque domande hanno messo il Papa in una situazione di stallo. Se le rispondesse rinnegando la Tradizione e il Magistero dei suoi predecessori, passerebbe ad essere eretico anche formalmente, quindi non può farlo. Se invece le rispondesse in armonia con il Magistero precedente, contraddirebbe gran parte delle azioni dottrinalmente rilevanti compiute durante il suo pontificato, quindi sarebbe una scelta molto difficile. Ha scelto quindi il silenzio perché, umanamente, la situazione può apparire senza uscita. Ma intanto, la confusione e lo scisma de facto si estendono nella Chiesa. Alla luce di tutto ciò, si rende quindi più che mai necessario, così come era stato inizialmente previsto almeno dal Card. Burke, un ulteriore atto di coraggio, di verità e di carità, da parte dei Cardinali, ma anche dei Vescovi e poi di tutti i laici qualificati che volessero aderirvi.

In una situazione così grave di pericolo per la fede e di scandalo generalizzato, è non solo lecito, ma addirittura doveroso per l’inferiore correggere fraternamente il superiore, sempre che si faccia nella carità; neppure l’obbedienza gerarchica o religiosa può essere utilizzata, in questo caso di pericolo generale, come una scusa per tacere la verità. È necessaria insomma una correzione fraterna francamente rivolta a Pietro, per il suo bene e quello di tutta la Chiesa. Alcuni, a proposito di questa ventilata correzione fraterna al Papa, hanno manifestato il timore che essa potrebbe portare a uno scisma formale. Ma a ben riflettere, questo timore si rivela del tutto infondato. Infatti, dello scisma formale mancano tutte le condizioni. Non risulta, per cominciare, che nessuno dei Cardinali  voglia sostenere che Francesco non sia il Papa, né ancor meno, che qualcuno voglia farsi eleggere antipapa. Lo scisma vero, che aumenta ogni giorno, è invece quello di fatto, che solo una correzione potrebbe frenare.

Una correzione fraterna, infine, non è né un atto di ostilità, né una mancanza di rispetto, né una disobbedienza. Non è altro che una dichiarazione di verità: caritas in veritate. Il Papa, ancor prima di essere papa, è nostro fratello, e questo è quindi un primordiale dovere di carità nei suoi confronti. Del suo destino ci sarà chiesto conto, come anche di quello di tutti coloro che si affidano alla sua guida. L’empio, dice Dio attraverso il profeta Ezechiele, “morirà per il suo peccato”, ma se tu, sentinella, non lo avverti, “della sua morte chiederò conto a te” (Ezech. 33,8)».

La prof.ssa Anna M. Silvas, ha dichiarato con altrettanta chiarezza: «La proposta del Cardinale (Burke) di pubblicare una correzione fraterna al papa rimane ancora in piedi? Ne abbiamo sentito parlare lo scorso mese di novembre, e ha sicuramente sollevato i nostri spiriti angustiati. Ma siamo già a fine aprile, e non è successo niente. Non posso fare a meno di pensare alla frase di Shakespeare: Una marea muove le vicende umane…, e mi chiedo se la marea è venuta e se n’è già andata e se noi fedeli laici siamo rimasti di nuovo abbandonati sulla spiaggia.

Eppure il Cardinal Burke ha recentemente affermato: “Fino a quando non sarà data una risposta a queste domande, una confusione assai pericolosa continuerà a spargersi nella chiesa, e una delle questioni fondamentali è quella che ha a che vedere con la verità secondo la quale vi sono degli atti che sono sempre e in ogni momento sbagliati, che chiamiamo atti intrinsecamente cattivi, e così noi cardinali continueremo a insistere per avere una risposta a queste domande oneste”.

Beh, cari cardinali, lo spero. Lo spero proprio. Noi fedeli vi supplichiamo: smettetela di calcolare gli esiti prudenti. La vera prudenza dovrebbe suggerirvi quando è ormai tempo di dare una testimonianza coraggiosa, altrimenti detta martirio. Papa Francesco non presterà mai ascolto a nessuna correzione fraterna, come fece una volta Giovanni XXII. E sapete una cosa? Non sarebbe nemmeno un successo se pubblicasse davvero delle dichiarazioni su queste linee. Lasciate passare un ciclo di 24 ore e possiamo scommettere sul fatto che pronuncerà altre affermazioni che mineranno sottilmente o contraddiranno apertamente quanto ha detto il giorno prima. Se arrivati a questo punto ancora non abbiamo imparato qual è il suo modo di procedere, siamo davvero le pecore più stupide – o i pastori, secondo i casi. Vi chiedo perdono se mi azzardo a dire questo, ma prendiamone atto, in questo momento il papato non sta funzionando nella Chiesa. Pietro è divenuto di nuovo uno skandalon, la “roccia” è diventata una pietra d’inciampo (cfr. Mt 16, 16-24). Finché saremo costretti ad affrontare questa realtà, per quanto incredibile possa sembrare, saremo incatenati dall’intimidazione e dall’illusione, e la soluzione (1 Cor 10,13) che il Signore ci offre sarà rimandata. Quale tipo di profeta volete che vi mostri in che tempi viviamo? Anania o Geremia? Scegliete voi».

L’iniziativa fa seguito ad altre importante testimonianze di religiosi e laici, tra le quali ricordiamo la Supplica filiale a papa Francesco, sottoscritta da circa 800.00 firmatari in tutto il mondo; l’appello di 45 studiosi al Collegio dei cardinali con cui è stato chiesto al Papa di ripudiare le proposizioni erronee della Amoris laetitia; i convegni internazionali del Rome Life Forum del 2015 e 2016 (il prossimo si terrà a Roma il 18-19 maggio); la Dichiarazione di fedeltà all’insegnamento immutabile della Chiesa sul matrimonio presentata da 80 personalità cattoliche, che ha raccolto 34.000 firme; l’incontro del 5 dicembre 2016 alla Fondazione Lepanto, con i cardinali Brandmüller e Burke e i vescovi Laun e Schneider. Altre iniziative seguiranno certamente nei prossimi mesi, fino al momento in cui un lume di chiarezza non dissiperà la confusione che oggi sembra regnare sovrana nella Chiesa. (Emmanuele Barbieri)

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