FAMIGLIA: tra “poliamore” relativista e poligamia islamica

Del mondo islamico l’Occidente relativista ha una scarsa conoscenza. E lo dimostra. Azzerando presepi e canti della Tradizione dalle aule scolastiche, tentando di sfrattare i Crocifissi dagli edifici pubblici, cancellando i riferimenti cristiani dal calendario gregoriano, e via di questo passo. Tutte cose che i musulmani non ci hanno mai chiesto.

E di fronte alle quali nel migliore dei casi sorridono perplessi, chiedendosi in che mondo siano capitati… L’Europa secolarizzata, no. Queste domande, benché inesistenti, se le pone. E – quel che è peggio – cerca anche di darsi le risposte. Rigorosamente sbagliate e fuori tempo massimo. Sta capitando ancora. Questa volta con la poligamia. Mentre nel Vecchio Continente c’è chi fa le prove tecniche per introdurla, nei Paesi islamici c’è chi sta pensando a come sbarazzarsene.

Già tempo addietro in Occidente si tentò di spacciarla quale nuova forma di rispetto delle religioni “altre”. Sennonché inserirla a forza in un sistema giuridico come il nostro, da sempre monogamico, parve a tutti uno sproposito, più facile a dirsi che a farsi. Adesso ci si riprova da un altro versante. Quello sociologico. Sull’inserto Sette del “Corriere della Sera” la si presenta, ad esempio, come la «ricetta magica» per «ravvivare» matrimoni altrimenti grigi, annoiati e spenti, al punto da finire con un divorzio in un caso su tre.

Figuriamoci, a chi già non sa gestire il normale ménage familiare con una sposa, proporgliene addirittura due o tre è una contraddizione in termini. Ma tant’è. Il nome è già stato inventato, tanto per indorare la pillola. Così come per aborto, eutanasia e compagnia cantante, spacciati quali “diritti civili”, anche per la poligamia è già pronto il sinonimo-placebo: è “poliamore”.

Lo ha estratto dal cilindro la giornalista francese Françoise Simpère, autrice di due libri, che son tutto un programma: Amar più uomini e Guida agli amori plurali per un’ecologia amorosa. Insomma, sfasciare la famiglia si sarebbe trasformato da delitto ad una forma di tutela dell’ambiente…

Evidente e fin troppo scoperto, questa volta, il tentativo mistificatorio, frutto di quel clima sessantottino, che oggi qualcuno pare voler riesumare. La Sympère non ne fa mistero, anzi: in un’intervista al magazine on line “Rue 89” ha affermato tranquillamente d’aver questa fissa sin dagli Anni Settanta. E di averla «sperimentata» personalmente, per poi propagandarla con espliciti intenti «rivoluzionari» contro la «società capitalista dura e possessiva».

Un sin troppo evidente impianto di odio ideologico, il suo, che nasconde solo un ulteriore attacco alla famiglia tradizionale ovvero all’unica possibile per diritto naturale e per buon senso. Tutto questo, paradossalmente, proprio quando il mondo musulmano, la poligamia, sta iniziando a smantellarla, poiché ritenuta svantaggiosa rispetto all’«evoluzione socioeconomica contemporanea ed alle sue conseguenze sulle strutture familiari», come spiega il settimanale “Jeune Afrique” nell’edizione on line dello scorso 23 settembre.

Per questo, l’islam “moderno” sarebbe pronto a reinterpretare anche il Corano, ove si legge: «Sposate pure a vostro gradimento due, tre o quattro donne, ma, se ritenete di non poter essere allo stesso modo equo con tutte, prendetene una sola» (IV, 3). Et voilà, ecco trovato la scappatoia, per giustificare una clamorosa marcia indietro, ancora avversata da molti come sacrilega, ma ben vista da un crescente numero di ben pensanti.

Che hanno un altro asso nella manica, niente meno che le parole del profeta Maometto, il quale, al genero Alì che gli chiese il permesso di prendere una seconda sposa, rispose: «Non lo autorizzo e non l’autorizzerò mai, poiché ciò che turba mia figlia turba me e ciò che fa male a lei, fa male a me» (Boukhari, n. 5230).

In Turchia la poligamia è stata abolita. In Tunisia è vietata dal Codice di Diritto Civile. In Marocco il Codice di Famiglia la autorizza solo «in casi di forza maggiore». In Algeria l’equità con tutte le spose va provata. Il Parlamento regionale del Kurdistan l’ha limitata al secondo matrimonio, a condizione però che la prima sposa soffrisse di una malattia sessualmente trasmissibile o di sterilità.

In Giordania viene sottoposta a «condizioni restrittive in vista di una trasformazione progressiva delle mentalità», secondo quanto riportato in un rapporto dello scorso anno, redatto dall’Alto Commissariato per i Diritti dell’Uomo dell’Onu.

Intanto, cresce la pressione sociale, mentre le classi dirigenti arabe si son già convertite da tempo ad una fedelissima monogamia. Insomma, Sympère e fans sembrano ormai fuori tempo massimo. L’orologio della Storia sta già voltando pagina. Sarà l’Europa a voler restare in ritardo? (M. Fav.)

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