FAMIGLIA: se l’aborto diventa una scelta come tante

(di Federico Catani) Quello dell’aborto è ormai un tema completamente sdoganato. Certamente la legislazione degli ultimi decenni, introducendo la cosiddetta “interruzione volontaria di gravidanza” in quasi tutti i Paesi “civili”, ha contribuito alla sua legittimazione e normalizzazione. Ma finora, almeno in televisione e al cinema, si era sempre cercato di mettere in luce il valore della maternità. Come notato con favore da Guia Soncini su “D di Repubblica” del 22 ottobre scorso, adesso anche in questo settore qualcosa è cambiato.

Nella serie tv americana Grey’s Anatomy, che va in onda su una rete per famiglie come la “Abc”, si è deciso di inserire una puntata in cui una delle protagoniste, Cristina Yang, sceglie consapevolmente e disinvoltamente di eliminare il feto che ha nel grembo per non ostacolare la sua brillante carriera di chirurgo.

Ovviamente, il fatto che la creatrice della serie, Shonda Rhimes, sia un membro del comitato direttivo del Planned Parenthood (organizzazione internazionale tristemente famosa per il suo sostegno al controllo delle nascite) non stupisce. Tuttavia, il messaggio che è stato lanciato davanti a circa 10 milioni di spettatori lo scorso 22 settembre, giorno della messa in onda della puntata, è devastante.

Si è fatta passare l’idea, se mai ce ne fosse stato bisogno, che l’aborto non è un crimine o comunque un qualcosa di negativo, da evitare, ma anzi un diritto non implicante alcun dramma per la donna. Nel caso specifico, Cristina Yang non decide di interrompere la gravidanza indesiderata perché il bimbo che porta con sé è malato o frutto di una violenza (motivazioni certo non giustificabili, ma generalmente addotte per legittimare l’omicidio del nascituro, quasi fossero delle attenuanti).

La scelta di abortire è per la donna semplicemente spontanea, dovuta alla totale mancanza di istinto materno. Pertanto non c’è alcun senso di colpa e alcun dubbio che lacera la coscienza. L’aborto è una decisione come tante, non merita particolari spiegazioni e soprattutto non rende meno umani coloro che lo praticano.

Si assiste così non solo al ribaltamento della visione tradizionale della donna, la cui identità è da sempre strettamente legata al ruolo di madre, ma anche alla più sfacciata esaltazione di un gravissimo peccato, trattato con una noncuranza e banalità tali da far venire i brividi. Perché quando ciò che repelle alla ragione e al sentimento umano diventa normale, allora vuol dire che il mondo è davvero tutto da ricostruire fin dalle sue fondamenta. (Federico Catani)

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