Famiglia: nuovi idoli e false libertà

(di Danilo Quinto) Riconoscimento delle unioni civili e sostegno alle nuove forme familiari; prevenzione, contrasto ed assistenza alle vittime di discriminazione e per la promozione di pari opportunità per tutti; istituzione di “sale salvavita e da iniezione” per un servizio di riduzione dei danni sanitari e sociali legati al consumo di droghe illegali; indirizzi per l’organizzazione degli orari degli esercizi commerciali ove si eserciti attività di prostituzione: gli esercizi commerciali, che dovrebbero rilasciare scontrino, sorgerebbero lontani da scuole ed essere accessibili alle forze dell’ordine per eventuali controlli; ; istituzione del registro delle dichiarazioni anticipate di volontà sui trattamenti sanitari.

Da alcuni giorni, i radicali di Marco Pannella e Emma Bonino chiedono ai cittadini milanesi di firmare una legge d’iniziativa popolare con questi contenuti. Occorrono cinquemila firme. Di certo, le otterranno e si può essere altrettanto certi che, da Milano, l’iniziativa si espanderà tra breve in tutto il Paese. E’ sempre più ampia, infatti, la disponibilità di coloro che vengono sedotti dai nuovi idoli che con grande abilità manipolativa vengono propagandati. Il consumo di droga, quello del sesso, il matrimonio omosessuale, la decisione individuale sul fine vita, l’omofobia, sono tutte forme, definite “laiche”, che fanno tanto trendy.

In fondo, viviamo in una società fondata su false libertà. Innanzitutto, quella di poter disporre del proprio corpo a proprio piacimento. Ed è proprio questo il legame che accomuna le proposte sopra richiamate: il corpo, la materia. Si vuole decidere quando e se disporne e decretarne la morte; garantirne la trasformazione, anche in maniera fluttuante e mutevole nel corso della vita; usarlo come merce di scambio; annichilirlo con sostanze che lo devastano. Non rispettarlo e consumarlo, in una parola. Queste forme, vengono sbandierate, tutte, come espressioni di vera libertà. Una libertà falsa e mistificatoria della nostra realtà.

In realtà, l’antropologia umana, quella che conosciamo da alcuni millenni a questa parte, si fonda su principi che valgono per tutti, laici e credenti. Non sono solo di chi ha fede, di chi crede che non si può disporre del proprio corpo ‒ che appartiene a chi ce l’ha donato, a chi ci ha creati ‒ e che sa che con  quel corpo, risusciteremo. Quei principi appartengono anche ai laici, agli gnostici, agli atei, a tutti, perché sono scritti nell’anima di ogni essere umano. In base solo a quei principi, quelli del diritto naturale, corpo e anima non sono separabili, ma rappresentano un’unità irripetibile. Corpo e anima, insieme, identificano la persona umana nella sua unicità.

Disprezzare il nostro corpo e renderlo asservito agli idoli del consumo e della distruzione, significa, in buona sostanza, rinunciare alla propria libertà, non usarla, renderla schiava dei desideri, degli istinti, del caso. Non considerare l’esistenza della nostra anima, equivale a porci nella storia del mondo come esseri privi della nostra vera identità.

Poveri bigotti che siamo. Così poco liberi, che senza mai alzare la voce ‒ perché a volte, diciamo la verità, ci vergogniamo di quel che crediamo e di quel che pensiamo ‒ continuiamo a chiedere alla scuola, alla “società”, allo Stato “laico” di riconoscere che vi sono principi che valgono per tutti e d’insegnarli. Non per impedire che, come facevano i pagani, vengano diffusi nuovi idoli ‒ ci sarà sempre gente senza tanti scrupoli, che per puri interessi di “bottega”, farà buona propaganda delle sue idee ‒ ma per consentire che l’essere umano del terzo millennio sia consapevole del perché sta al mondo. Tutto sommato, non ci sembra un obiettivo di poco conto. (Danilo Quinto)

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