Famiglia: l’ideologia omosessuale e la nostra pavidità

(di Danilo Quinto) «Se la sinistra andrà al governo, farà quello che ha fatto la sinistra in Spagna: il matrimonio tra uomini, le coppie di fatto, buttando fumo sulla società spagnola, distraendo le forze migliori dallo sviluppo e dalla crescita». Queste parole del segretario del PDL, Angiolino Alfano, hanno scatenato un putiferio. Il segretario dei radicali gli ha dato del «rozzo» e di «rozzezza ideologica» ha pure parlato la deputata di FLI, Flavia Perina.

Queste reazioni dimostrano quanto la questione dei principi non negoziabili
‒ quelli che hanno il “marchio” del diritto naturale ‒ costituisca “il problema” che vive la modernità. Difendere la famiglia tradizionale formata da un uomo e una donna, contro chi vorrebbe rendere disponibile il matrimonio tra persone dello stesso sesso e consentire a queste anche l’adozione di bambini, è divenuta un’impresa quasi impossibile.

Il “vento che tira” in Europa e l’aspirazione di tanti a ergersi a paladini delle potenti lobby omosessuali, è quello che esprime l’ex premier britannico Tony Blair, ad esempio. Cattolico, ma “progressita”, Blair, secondo i giornali britannici, avrebbe confidato agli amici di appoggiare la legalizzazione dei matrimoni tra omosessuali nelle Chiese del Regno Unito.

Che sia questa la posizione dell’establishment europeo, lo si evince dalla risoluzione approvata nel settembre scorso dal Parlamento europeo, nella quale, tra l’altro, ci si rammarica: «che nell’Unione europea i diritti di lesbiche, gay, bisessuali e transgender, ivi inclusi il diritto all’integrità fisica, alla vita privata e alla famiglia, il diritto alla libertà di opinione, di espressione e di associazione, il diritto alla non discriminazione, alla libera circolazione e il diritto di asilo, non siano ancora pienamente rispettati in ogni circostanza» e chiede alla Commissione «di elaborare una tabella di marcia globale contro l’omofobia, la transfobia e le discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale e l’identità di genere».

La concezione cristiana sull’omosessualità, quella che viene contrastata e bandita nel dibattito pubblico, rimane sullo sfondo. Non la evocano neppure coloro che in politica si richiamano ai principi cattolici. Nel capitolo dedicato al tema del suo libro “Dodici digressioni di un italiano cardinale”, Cantagalli 2011, il Cardinale Giacomo Biffi scrive: «Riguardo al problema oggi emergente dell’omosessualità, la concezione cristiana ci dice che bisogna sempre distinguere il rispetto dovuto alle persone, che comporta il rifiuto di ogni loro emarginazione sociale e politica (salva la natura inderogabile della realtà matrimoniale e familiare), dal rifiuto di ogni esaltata ‘ideologia dell’omosessualità’, che è doveroso. La parola di Dio, come la conosciamo in una pagina della lettera ai Romani dell’apostolo Paolo, ci offre anzi un’interpretazione teologica del fenomeno della dilagante aberrazione culturale in questa materia: tale aberrazione ‒ afferma il testo sacro ‒ è al tempo stesso la prova e il risultato dell’esclusione di Dio dall’attenzione collettiva e dalla vita sociale, e della renitenza a dargli la gloria che gli spetta (1,21)».

E aggiunge: «San Paolo si premura di osservare che l’abiezione estrema si ha quando ‘gli autori di tali cose… non solo le commettono, ma anche approvano chi le fa’»(Rm, 1,32).

La domanda da porsi, quindi, è questa: è ancora possibile, in questo nostro tempo, affermare in questi termini la propria fede e testimoniarla o, per essere messi alla gogna pubblica ‒ com’è capitato di recente ad Alfano ‒ è sufficiente dire una cosa in fondo banale, come quella di sostenere  che il matrimonio tra uomini e le coppie di fatto distrae le forze migliori dallo sviluppo e dalla crescita? (Danilo Quinto)

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