FAMIGLIA: l’intervista al card. Scola

«Una società che si va facendo sempre più liquida ha bisogno di qualcosa di solido. La famiglia in Italia è un fattore decisivo di solidità. Se poi viene riconosciuta come un capitale sociale, rappresenta un elemento importante su cui far leva per la vita buona;





«Una società che si va facendo sempre più liquida ha bisogno di qualcosa di solido. La famiglia in Italia è un fattore decisivo di solidità. Se poi viene riconosciuta come un capitale sociale, rappresenta un elemento importante su cui far leva per la vita buona; in senso morale ma anche economico. Per questo la politica e il Governo devono fare di più, molto di più», è quanto ha affermato Angelo Scola, Patriarca di Venezia, in una intervista rilasciata ad Aldo Cazzullo e pubblicata sul “Corriere della Sera” di domenica 20 luglio, della quale pubblichiamo uno stralcio.

Patriarca, la famiglia sembra essere anche in Italia vittima della secolarizzazione.

«La secolarizzazione non è la stessa in tutti i Paesi. In Italia non è come in Germania o in Spagna. Uno dei fattori che fa la differenza è proprio la famiglia. Lo dimostrano i dati Istat e Censis: l’indice di divorzio in Italia è tra i più bassi d’Europa; le convivenze quasi sempre sfociano nel matrimonio; quando indica le aspettative primarie della vita, la donna, che oggi lavora di più, mette al centro il matrimonio e la maternità.

Più della metà delle famiglie ospita in casa un genitore anziano, nel 90% di esse ci si trova a mangiare insieme almeno una volta la settimana. La cura che i nonni hanno dei nipoti integra un welfare che è ancora assai discutibile. Certe cose – penso alla sofferenza e alla morte – si imparano più dai nonni che dai genitori.
E l’indice del dono, della gratuità, è in crescita non solo nel passaggio dai genitori ai figli, ma anche dai figli ai genitori».

I dati che lei cita sono spesso letti come segno di arretratezza, a cominciare dai giovani che restano fino all’età adulta a casa di papà.

«Credo che dobbiamo superare un concetto equivoco di progresso, per cui tutto l’inedito – e in questo clima di fluidità spesso inedito equivale a capriccioso, a non verificato – è progresso, e tutto ciò che rinnova la tradizione è conservazione. L’Italia per fortuna ha un popolo ancora sano, che si ribella a questo dualismo di stampo manicheo. Il vero progresso sa innestare il nuovo sull’antico. La famiglia è un fattore di progresso, ed è anche un attore economico molto importante, pur se spesso dimenticato.

In famiglia si decide dei consumi, del reddito e del risparmio; soprattutto, la famiglia ha un grande valore economico nella formazione del capitale umano e sociale. Lo riconosce persino la Banca Mondiale, che pure è ossessionata dal family planning, dai programmi contraccettivi. In futuro questo suo ruolo sarà ancora più importante, perché un Paese come il nostro non può reggere senza un’innovazione fondata su educazione, conoscenza, cultura. Questi sono dati oggettivi che, a mio parere, rendono politicamente intelligente intraprendere azioni a sostegno della famiglia. Penso soprattutto a due elementi: l’equità fiscale, e una effettiva conciliazione tra famiglia e lavoro».

La sua impressione è che in Italia la politica, al di là delle enunciazioni di principio, trascuri la famiglia?

«Si, in Italia la politica non ha ancora fatto questo passo, di fatto rimanendo arretrata rispetto ad altri Paesi. Il che è paradossale, perché la forza della famiglia è molto più rilevante da noi che altrove. Un progetto globale di sviluppo dovrebbe mettere subito in primo piano un sistema di politiche familiari avveduto. Non ridotto alla mera dimensione para-assistenziale, ma capace di valorizzare la soggettività affettiva, economica, politica ed etica della famiglia».

C’è qualcosa da cambiare anche in tema di divorzio?

«Innanzitutto, dovremmo avere maggior attenzione per i più deboli. I bambini avvertono moltissimo la perdita del riferimento alla coppia d’origine. Hanno un bisogno assoluto dell’unità dei differenti, del papà e della mamma. Per questo quando si fanno interventi politici o in campo economico, far prevalere la famiglia comporta il tener ferma la famiglia d’origine, anche in caso di divorzio o separazione. Questo per me, uomo di Chiesa, implica dire con chiarezza che il divorzio è e resta una ferita grave per la nostra società».

Va cambiata la legge sull’aborto?

«Anzitutto la legge deve essere applicata in tutta la sua ampiezza. E su certi punti deve essere ripensata; ovviamente in maniera rispettosa della natura procedurale della nostra democrazia. Per questo una società plurale veramente laica esige che ogni soggetto non solo abbia il diritto ma senta anche il dovere di esprimere sino in fondo la propria visione delle cose».

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